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Incontro al Senato sul “Turismo delle radici o di ritorno”: interventi  del mondo associazionistico e accademico

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ROMA – Si è tenuto nei giorni scorso in Senato un convegno sul turismo delle radici o turismo di ritorno. Nel corso dell’incontro Gianluca Castaldi (M5S) ha parlato di una necessaria valorizzazione delle ricchezze culturali dei territori, alla base di questa forma di turismo. “Queste persone – ha spiegato Castaldi riferendosi ai turisti delle radici – forse molto più di noi che siamo in Italia hanno la passione per questo Paese e quindi il turismo delle radici può essere un volano e un’opportunità enorme per i piccoli comuni”. Fabio Travaglini (AICCRE) ha evidenziato come questo turismo interessi mediamente tra 5 e 7% del Pil in regioni come Abruzzo e Molise. “E’ una macchina potente che mette in moto il territorio, muovendo flussi di persone e magari consentendo anche una riqualificazione del territorio”, ha sottolineato Travaglini.  Lorenzo Coia (Molise 2030) ha ricordato di come l’emigrazione sia un fattore negativo in termini numerici per il Molise che perde ogni anno 6 mila residenti ed è ormai rimasto sotto la soglia dei 300 mila abitanti. “Bisogna formare gli operatori e preparare al meglio i territori per arrivare ad un’uscita dalla marginalizzazione delle aree più interne”, ha spiegato Coia. Nicola Dario (Presidente APS Energia per le Radici) ha invitato a rimettere al centro persone e territorio. “Siamo convinti che, per un modello di sviluppo e welfare dei nostri piccoli comuni, le APS possano contribuire ad avviare una fase nuova, partendo dalla voglia di intraprendenza e di lavoro e dalla volontà di essere comunità. La sfida sta nella capacità di progettare idee che valorizzino reti territoriali”, ha spiegato Dario precisando l’importanza del recupero e riutilizzo di terre incolte e dello sviluppo di comunità intorno alle energie rinnovabili. Lucia Vitiello (dirigente scolastico) ha parlato dell’atto di indirizzo ministeriale che presenta un’attenzione nuova alla formazione e delle interessanti misure presenti all’interno del piano nazionale per le nuove competenze. “Anche sul turismo delle radici non è possibile attuare fino in fondo dei progetti senza passare per un’adeguata formazione”, ha spiegato Vitiello ricordando le tre giornate di studio sul turismo delle radici tenutesi a metà del luglio scorso, con laboratori di progettazione. Sonia Ferrari (Università della Calabria) ha ricordato l’edizione del Primo rapporto sul turismo delle radici realizzato con il contributo del Maeci. “La ricerca ha consentito uno studio sull’impatto socio-culturale del turismo delle radici per approfondire aspetti importanti come la sostenibilità. Queste persone non si considerano turisti ma si sentono come parte della comunità, volendo vivere esattamente come le persone del posto. La finalità della ricerca era capire questo tipo di turista per cercare di adattare l’offerta e supportare chi si occupa delle strategie di marketing. Abbiamo utilizzato una metodologia mista, sia quantitativa che qualitativa, e svolto un’indagine presso i comuni di Calabria e Puglia per scoprire quanta sensibilizzazione al tema ci fosse già tra le amministrazioni pubbliche”, ha spiegato Ferrari evidenziando il ruolo importante giocato dal Ministero degli Esteri non solo economicamente ma anche per una pianificazione nazionale e regionale, per la creazione di reti nonché per la comunicazione. Pietro Smargiassi (CRAM), in collegamento da Dubai, ha spiegato le funzioni del CRAM: cioè fare da raccordo con le comunità degli abruzzesi nel mondo e incentivare anche i rientri. Canada e Argentina sono soltanto due dei Paesi maggiormente poste all’attenzione del CRAM. Tra i benefici di questa attenzione sicuramente ci sono l’aver portato cultura e lingua nei Paesi dove il CRAM ha avviato le proprie attività. “Abbiamo 1 milione e 300 mila abruzzesi in Abruzzo ma 1 milione e 600 mila abruzzesi che vivono all’estero”, ha sottolineato Smargiassi ponendo in rilievo come anche per questa regione l’emigrazione abbia un peso enorme. Angelo Sollazzo (Presidente CIM) ha specificato che “gli italiani nel mondo sono una ricchezza per l’Italia: gli italiani all’estero sono ormai la seconda regione italiana”, ha spiegato Sollazzo. “Servono modifiche nella rete diplomatica – consolare per fare in modo che ci sia presenza maggiore di consolati”, ha infine evidenziato Sollazzo. (Simone Sperduto/Inform)

 

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