direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

In Senato un’interrogazione di Aldo Di Biagio (Sc) e Claudio Zin (Maie) sul piano di riorganizzazione della rete

RETE CONSOLARE
In Senato un’interrogazione di Aldo Di Biagio (Sc) e Claudio Zin (Maie) sul piano di riorganizzazione della rete
Al ministro degli Esteri si chiede di rivedere interventi e tempistica nel rispetto della spending review e previa consultazione parlamentare
ROMA – Aldo Di Biagio, senatore eletto per Scelta Civica nella ripartizione Europa, ha presentato ieri in Aula un’interrogazione rivolta al ministro degli Affari Esteri e sottoscritta anche da Claudio Zin (Maie), eletto nella ripartizione America meridionale, sul piano di riorganizzazione della rete consolare italiana all’estero.
L’interrogazione fa riferimento in particolare alla comunicazione del direttore generale per le Risorse e l’Innovazione del Mae alle parti sociali, avvenuta il 26 luglio scorso (v. Inform del 29 luglio: http://comunicazioneinform.it/il-coordinamento-esteri-del-sindacato-confsal-unsa-segnala-nuove-chiusure-per-le-strutture-consolari-italiane/), in cui è stata annunciata una serie di chiusure di sedi consolari in linea con il piano di riorganizzazione risalente al novembre 2011, poi sospeso con il procedere della discussione che ha determinato l’approvazione in Parlamento del decreto sulla spending review. Al ministro Bonino, Di Biagio e Zin chiedono di “rivedere la suddette dinamiche di riorganizzazione della rete estera del Mae”, proprio “nel rispetto di quanto sancito dalla commissione sulla spending review” nell’aprile del 2012 e “ferma restando l’esigenza inderogabile di una consultazione parlamentare propedeutica a qualsivoglia prospettiva di intervento in materia di riorganizzazione, riorientamento e ristrutturazione della rete diplomatico-consolare oltre confine”.
Nel testo si rileva come il proseguimento del piano di riorganizzazione sia dovuto all’obiettivo di “destinare gli eventuali risparmi derivanti dalle prefigurate soppressioni al finanziamento delle aperture di nuove sedi come quella dell’ambasciata in Ashgabat (Turkmenistan) e dei consolati generali di Ho Chi Minh City (Vietnam) e di Chongquing (Cina), al fine di far fronte ad una rinnovata esigenza di ridistribuzione degli interessi e delle esigenze del sistema Paese in una nuova geografia diplomatica”. A tale riorganizzazione – prevista in 3 fasi e sino alla fine di giugno 2014 – dovrebbe accostarsi inoltre un “piano di riorientamento/ristrutturazione che comprenderà anche gli istituti scolastici e gli Istituti Italiani di Cultura”.
Pur comprendendo l’esigenza di riorganizzazione della rete estera del Mae, Di Biagio e Zin ritengono che essa dovrebbe attuarsi “secondo modalità e dinamiche che siano armoniche con quanto finora definito e predisposto dall’amministrazione nonché con le esigenze di confronto istituzionale, che dovrebbero sottendere dinamiche di tale natura”. Richiamano a questo proposito quanto emerso nel lavoro della commissione incaricata di produrre la spending review sul versante “esteri” e riportato nella relazione conclusiva dell’aprile del 2012 – in particolare l’importanza attribuita a rete estera e IIC quali “risorsa preziosa per la protezione e la proiezione globale dei nostri interessi politici, economici, culturali-linguistici” e la definizione di indicazioni sulle quali basare il piano di riorganizzazione della rete diversamente da quanto stabilito nel 2011 – e l’impegno del Mae per una moratoria pro-tempore sulle chiusure, impegno preso anche a seguito di “una presunta inconsistenza economica eventualmente derivante dalla chiusura delle sedi”.
“La relazione della commissione ha evidenziato, tra l’altro, – si legge nell’interrogazione – l’esigenza di rafforzamento della presenza diplomatica in quelle aree geografiche dove aumenta la presenza di nostri connazionali e dove aumentano gli interessi italiani e modulata nelle aree dove tali interessi e la nostra presenza sono in diminuzione: alla luce di tali indicazioni appare opportuno evidenziare che molte delle sedi oggetto delle annunciate chiusure sono meta di nuovi flussi migratori”, mentre “alcune sedi diplomatico-consolari, cosiddette riceventi del bagaglio operativo di quelle in chiusura, già vivono situazioni di vistosa criticità in virtù del numero insufficiente di personale, della sussistenza di una strumentazione obsoleta, e di una mole significativa di servizi e, dunque, di lavoro complesso da gestire”. Richiamato anche il complesso problema di ricollocare il personale a contratto impiegato presso le sedi in chiusura – l’interrogazione quantifica in 46 le unità di personale a contratto presenti nelle 13 sedi in chiusura.
Per Di Biagio e Zin, dunque, sia il piano che la tempistica di attuazione sarebbero “discutibili” e rischierebbero di “ledere il sistema di supporto, riferimento e servizi per i connazionali, in aree caratterizzate da una notevole presenza migratoria”, alla luce anche “dei forti limiti operativi che condizioneranno l’attività delle cosiddette sedi riceventi i cui carichi di lavoro saranno incrementati in maniera significativa ed in riferimento ai quali probabilmente non vi sarà un ri-adeguamento del personale presso le stesse sedi”. (Inform)
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform