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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il volto nuovo di “lady Pesc” per un’Europa che conti di più

IL PUNTO DI VISTA

Di Paolo Cacace ,pubblicato da “12 Stelle in Europa” (newsletter della Rappresentanza in Italia della Commissione Ue)

 

 

Finalmente si passa dalle parole ai fatti. Superate tutte le fasi procedurali e l’inevitabile rodaggio dopo il passaggio delle consegne, la nuova Commissione Juncker è entrata in piena attività operativa con una serie di iniziative che in quest’ultimo scorcio del 2014 sono concentrate – come è ovvio – sulla situazione economico-finanziaria dell’area euro che rimane critica e richiede energiche misure per accompagnare il necessario rigore ad una crescita dell’occupazione.

Ma è giunto anche il momento di mettere mano concretamente a quel rilancio del progetto europeo senza il quale la deriva euroscettica e nazionalistica è destinata a proliferare in modo devastante. E l’attenzione si rivolge inevitabilmente alla politica estera e di difesa dell’Ue, da molti osservatori considerata come una sorta di Cenerentola tra le politiche comunitarie, sacrificata fin qui agli interessi degli Stati nazionali gelosi delle proprie prerogative.

Ebbene è appena il caso di sottolineare che proprio in questo settore nevralgico la nuova Commissione può giocare una carta decisiva con la  nomina di Federica Mogherini come Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Le differenze tra la quarantunenne “lady Pesc” e la baronessa inglese Catherine Ashton, che l’ha preceduta nel delicato incarico,  balzano subito agli occhi.  La prima può vantare una conoscenza approfondita dei problemi di politica estera maturata anche nel periodo in cui ha guidato la Farnesina e ha alle spalle un Paese fondatore della Comunità come l’Italia, la seconda è arrivata cinque anni fa all’incarico di responsabile per la politica estera UE quasi a digiuno dei dossier internazionali e per giunta condizionata dai colpi di freno e dalle pulsioni anti-comunitarie tradizionali dei governi britannici.

Inoltre le stesse funzioni di Alto rappresentante, che si sommano – come è noto – a quelle di Vicepresidente della Commissione, si sono affinate nel corso degli ultimi anni così come ha preso quota, non senza difficoltà e ostacoli, il nuovo “Servizio di azione esterna dell’Unione” previsto dal Trattato di Lisbona. Ora però la macchina diplomatica è oliata. Non ci sono più alibi. E la spinta giovanile europeista di Federica Mogherini può rappresentare un “atout” per vincere le inevitabili resistenze e attribuire finalmente all’UE un ruolo e una maggiore visibilità sullo scenario mondiale. Difficile indicare le priorità di questa  sfida immane poiché va detto con onestà che non c’è stata crisi negli ultimi anni in cui l’Unione non abbia potuto verificare la propria insufficiente presenza ed incisività. Ma è evidente che la situazione esplosiva in Ucraina, l’eterno conflitto medio-orientale cui si sta sovrapponendo la drammatica situazione al confine siro-iracheno con la crescente minaccia dell’Isis, le turbolenze lungo le coste africane del Mediterraneo richiedono risposte nuove, non convenzionali, da parte di una UE che non può rassegnarsi al ruolo di spettatrice di scelte altrui.

Occorre rischiare, se necessario, anche il conflitto con i governi nazionali, ma bisogna utilizzare tutti i margini di manovra possibili per marcare una maggiore presenza dell’Europa nella difesa dei propri valori e dei propri interessi.

E va detto che con le sue prime iniziative “lady Pesc” sta già dando un’iniezione di vitalità alla politica estera comunitaria. E’ intervenuta nella crisi ucraina difendendo i diritti di Kiev ma mantenendo la disponibilità al dialogo con la Russia e sostenendo al tempo stesso la pressione economica nei confronti di Putin, attraverso lo strumento delle sanzioni. Ha incontrato il premier israeliano Netanyahu perorando la causa  di Gerusalemme capitale di due Stati: ebraico e palestinese ponendo anche all’attenzione del Parlamento europeo il tema controverso del riconoscimento dello Stato palestinese. Né ha mancato di assumere un atteggiamento di fermezza nei confronti dell’estremismo barbaro del nuovo califfato che purtroppo fa proseliti anche nei Paesi occidentali, sottolineando tuttavia come esso si intrecci anche con una soluzione politica della crisi siriana.

Certo, le questioni aperte sono tante e gli strumenti operativi della Pesc sono spesso ridotti o inadeguati. Sia nella politica estera comune sia e soprattutto nella politica di difesa permangono veti e interessi nazionali che vanificano le più lodevoli intenzioni. Ma forse può soccorrere ancora una volta la lezione di Jean Monnet quando esponeva la sua teoria secondo la quale una maggiore integrazione europea si conquista esercitando funzioni che poi si istituzionalizzano. Da Bruxelles le ventate di novità, i volti nuovi possono produrre un benefico effetto in tutta l’Unione.(Paolo Cacace-12 Stelle in Europa del 26 novembre_. Disclaimer: L’opinione espressa è dell’autore e non rispecchia necessariamente la posizione della Commissione europea)

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