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Il ricordo del sottosegretario alla Difesa Giulio Calvisi: “il loro sacrificio ci spinge a tenere sempre alta l’attenzione sui valori della legalità e per la lotta contro le mafie”

MEMORIA

Ieri l’anniversario dell’attentato che uccise il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta

ROMA – “Il ricordo del sacrificio del giudice Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta ci spinge a tenere sempre alta l’attenzione sui valori della legalità e del rispetto delle regole e a non abbassare la guardia nella lotta contro tutte le mafie”: lo afferma il sottosegretario alla Difesa, Giulio Calvisi, in occasione del 28° anniversario della strage di Via D’Amelio, quando una Fiat 126 imbottita di esplosivo veniva fatta saltare in aria sotto la casa della madre del magistrato.

“Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli, la scorta del giudice Borsellino, hanno sacrificato la loro vita per tutelare le Istituzioni, per difendere lo Stato – ricorda il Sottosegretario. “Emanuela Loi, originaria di Sestu (Cagliari) e medaglia d’oro al valor civile, fu la prima donna poliziotto a morire in una strage di mafia. Aveva solo 24 anni quando cadde nell’adempimento del proprio dovere. Pur consapevole dei gravi rischi cui si esponeva, Emanuela assolveva sempre il proprio compito con grande coraggio e altissimo spirito di servizio. La criminalità – prosegue Calvisi – approfitta delle crepe che lacerano il tessuto sociale ed economico per infiltrarsi. Per questo, ancora di più, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, non bisogna abbassare la guardia. Siamo vicini alle famiglie delle vittime di tutte le violenze mafiose e a chi ogni giorno sfida la criminalità facendo onestamente il proprio lavoro e dovere di cittadino. Il ricordo di quel terribile attentato, avvenuto 57 giorni dopo la strage di Capaci, provoca ancora oggi orrore e sconcerto in tutti noi”. “Abbiamo il dovere di onorare la memoria e di raccontare alle nuove generazioni che cosa è accaduto, perché ferite come quelle che abbiamo vissuto, si chiudano per sempre – conclude Calvisi. (Inform)

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