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Il Presidente Mattarella a Trieste: la restituzione del Narodni dom alla comunità slovena e l’inaugurazione dell’anno accademico all’Università

QUIRINALE

Le ragioni della convivenza umana pretendono che si ponga fine alle guerre. La pace è sempre doverosa e possibile. Proprio per questo, stiamo rispondendo con la dovuta solidarietà all’aggressione nei confronti dell’Ucraina

(fonte foto Presidenza della Repubblica)

TRIESTE – Visita del Presidente Sergio Mattarella, ieri a Trieste. Il Presidente ha firmato in Prefettura la restituzione del Narodni dom alla comunità slovena, recandosi poi per l’inaugurazione dell’anno accademico all’Università dove ha tenuto il suo intervento.

Trieste è territorio di frontiera – ha detto tra l’altro Mattarella – ed ha attraversato nel passato momenti travagliati e difficili, che si è riusciti a trasformare, in forme concrete, attive, positive, di condivisione e collaborazione, Il momento che abbiamo vissuto questa mattina con il trasferimento del Narodni Dom alla Fondazione che ne porta il nome. rappresenta un esempio per l’Europa; per il suo destino indiscutibilmente legato alla pace, all’integrazione, alla collaborazione.

L’Italia, l’intera Europa – l’Unione europea particolarmente – hanno da affrontare tre gravi emergenze: quella sanitaria, della sconfitta definitiva, non ancora conseguita, della pandemia; quella della ripresa economica, nell’ambito del piano europeo del Next Generation. A queste due emergenze, piene di difficoltà, impegnative, si è aggiunta inattesa, perché imprevedibile, quella provocata dalla guerra di aggressione del governo della Russia all’Ucraina. La nuova emergenza – la terza emergenza –  è quella di recuperare la pace, la sicurezza e il pieno rispetto delle regole del diritto internazionale.

Il corso della pandemia, pur con le gravi difficoltà che questa ha provocato nella vita, in tutto il mondo, in ciascuno di noi, ha però presentato una diffusa manifestazione di solidarietà, dalle cose della vita quotidiana, da quelle apparentemente più semplici, ma sempre impegnative, ai grandi sforzi complessivi di carattere scientifico.

Questa solidarietà ha consentito di registrare una veloce definizione e produzione di vaccini, il cui valore apprezziamo sempre di più, particolarmente in queste settimane in cui aumenta la diffusione del contagio, ma senza conseguenze gravi per la pressoché totalità di coloro che sono vaccinati.

Questo risultato è stato possibile per la grande collaborazione internazionale nella comunità scientifica. Quel mettere insieme dati, conoscenze, risultati, avanzamenti di ricerca che, al di là dei confini degli Stati, e superandoli, ha consentito questo sforzo di grande successo della comunità scientifica internazionale.

E questo è un risultato significativo, di grande rilievo che, per la verità, si sperava fosse seguito anche a livello politico dai governi degli Stati. Si pensava – confesso lo pensavo anch’io – che questa drammatica esperienza, vissuta da tutto il mondo contro un pericolo comune che ha messo a rischio il genere umano, avesse fatto comprendere, anche a livello dei governi degli Stati, l’esigenza di ricercare condivisione, dialogo, collaborazione.

Non poteva esservi richiamo più convincente di quello che è avvenuto per spingere tutti, tutti gli Stati, tutti i popoli, a fronteggiare insieme i nemici dell’umanità: la pandemia, quelle possibili in futuro, il deterioramento delle condizioni climatiche con le drammatiche conseguenze di aumento della povertà e di effetti di fame nel mondo.  Appariva logico. Sembrava anche possibile.

Invece abbiamo dovuto assistere al riesplodere di aggressivi egoismi nazionali, alla moda di quanto non avveniva dall’Ottocento, dai secoli scorsi: un retrocedere della storia e della civiltà che mai avremmo immaginato possibile in questo inizio di millennio, assistendo a vittime di ogni età, dai bambini agli anziani, a devastazioni di città e di campagne, a un impoverimento del mondo. Non riusciamo neppure a rinvenirvi una motivazione razionale.

Le ragioni della convivenza umana pretendono che si ponga fine alle guerre. La pace è sempre doverosa e possibile. Proprio per questo, stiamo rispondendo con la dovuta solidarietà all’aggressione nei confronti dell’Ucraina.

Con l’accoglienza dei profughi. Con il sostegno concreto a chi resiste a difesa della propria terra contro un’invasione militare. Con misure economiche e finanziarie che indeboliscano chi pretende di imporre con la violenza delle armi le proprie scelte a un altro Paese, per frenare subito, per rendere insostenibile questo ritorno alla prepotenza della guerra che, se non trovasse ostacoli, non si fermerebbe ma produrrebbe una deriva angosciosa di conflitti che potrebbero non trovare limiti. Occorre fermarla ora, subito.

Stiamo rispondendo cercando, con insistenza, di proporre dialogo e trattative per chiudere la guerra immediatamente, per ritirare le forze di invasione, per trovare soluzioni politiche. Pronti a contribuire a perseguirle non appena si aprissero spiragli di disponibilità.

Tutto questo richiama, ancora una volta, l’importanza della cultura, l’importanza del sapere, l’importanza degli scambi di cultura nel mondo, strumento e veicolo fondamentale per il progresso dell’umanità. Per questo – ha concluso Mattarella – l’augurio che vi rivolgo è particolarmente intenso: buon anno accademico. (Inform)

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