RIFUGIATI
Il 16 gennaio a Roma l’incontro di lancio del progetto “RE-LAB: start up your business. Fondo Europeo per i Rifugiati 2011 – Azione 2”
L’iniziativa, finanziata dal Fondo Europeo per i Rifugiati, è promossa dal Cir, dall’International Training Centre of the ILO, dal Micro Progress Onlus, dall’associazione Microfinanza e Sviluppo dal comune di Venezia
ROMA – Mercoledì 16 gennaio, dalle ore 9.45 alle 13, si terrà a Roma a Villa Aldobrandini, presso la sede UNIDROIT ( Via Panisperna), l’incontro di lancio del progetto “RE-LAB: start up your business. Fondo Europeo per i Rifugiati 2011 – Azione 2”. Il progetto, finanziato dal Fondo Europeo per i Rifugiati e promosso dall’International Training Centre of the ILO, insieme con il Cir , Micro Progress Onlus, l’associazione Microfinanza e Sviluppo e il comune di Venezia, è rivolto a titolari di protezione internazionale e intende intercettare questo segmento di persone ricche di risorse e di esperienze professionali qualificate ma che fin qui non hanno incontrato un’opportunità adeguata, offrendo un percorso di formazione, accompagnamento e supporto finanziario alla costruzione d’impresa. All’incontro prenderanno parte, fra gli altri, Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) Riccardo Compagnucci, vice capo vicario del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno, Danilo Giovanni Festa, direttore generale dell’ex direzione generale per il Volontariato, l’Associazionismo e le Formazioni Sociali del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Interverranno anche Monica Rossi Rizzi dell’International Training Centre of the Ilo, che parlerà del progetto “RE-LAB: start up your business”, Giampietro Pizzo di Microfinanza e Sviluppo, che si soffermerà sul tema “Microimpresa: un progetto di lavoro e di vita per i rifugiati”.
A seguire avrà luogo la tavola rotonda “Inclusione e imprenditoria: quali opportunità per i rifugiati?” che verrà moderata da Ivan Fadini di Micro Progress Onlus. Prenderanno la parola Alessandro Messina, responsabile dell’ufficio Relazione con le Imprese e Progetti Special di Federcasse; Emanuela Angori, responsabile per la Sostenibilità Aziendale Italia di Unicredit; Valeria Roggero, responsabile di Permicro; Claudio Capezzuoli, responsabile di Cna World, Roma; Ginafranco Bonesso, responsabile Servizio Immigrazione e Promozione dei Diritti di Cittadinanza e dell’Asilo del comune di Venezia; Andrea De Boni del Protection Associate (UNHCR); Daniela Di Capua, direttrice del Servizio Centrale. Sono infine previsti gli interventi di un rappresentante di Unioncamere e di un neo-imprenditore rifugiato.
“Nel quadro della crisi economica, – spiega il comunicato del Cir – i dati sull’occupazione degli stranieri registrano preoccupanti segnali di deterioramento: tasso di occupazione sceso intorno al 60%, oltre il 42% di disoccupati stranieri sono in cerca di un lavoro da un anno e più, un terzo degli stranieri svolge un lavoro di bassa specializzazione. A fronte del peggioramento del quadro economico complessivo e in controtendenza rispetto all’imprenditoria nazionale, la partecipazione di stranieri ad attività indipendenti anche quest’anno è cresciuta (+8,3% rispetto al 2010 vale a dire + 20.000 unità). Oltre il 57% dei titolari d’imprese in Italia sono stranieri (Dossier Statistico Immigrazione 2012 della Caritas Migrantes). I risultati della ricerca “Le Strade dell’Integrazione”, – prosegue la nota – finanziata dal Fondo Europeo per i Rifugiati e realizzata dal Consiglio Italiano per i Rifugiati, assieme ad altri enti di tutela e all’Università ‘Sapienza’, ha dimostrato come questi dati, che valgono per i cittadini stranieri tout court, riflettano la situazione anche dei rifugiati e dei beneficiari di protezione sussidiaria: il 44,6% degli intervistati è disoccupato, il 4% non risponde, e solo il 51,4 % risponde che ha un’occupazione. Altro dato indicativo è che le occupazioni sono molto spesso non in linea con quella che è l’esperienza personale pregressa dei rifugiati: tra i laureati che hanno risposto al questionario, c’è chi fa il bracciante agricolo, chi il custode, chi distribuisce giornali, chi è muratore, quei pochi che riescono ad avere una collocazione di lavoro non manuale lavorano con modalità estremamente precarie come interpreti o mediatori. Solo uno tra gli intervistati ha un’attività in linea con la sua professione, il pediatra. (Inform)