STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
BUENOS AIRES – La settimana scorsa abbiamo pubblicato una nota di opinione di Mariano Gazzola, coordinatore nazionale del Maie per l’Argentina. La tesi di Gazzola, attivo dirigente della comunità veneta, degli italiani di Rosario e consigliere del CGIE è molto semplice: se si mettessero d’accordo i sei senatori eletti nella Circoscrizione Estero, avrebbero una forza per negoziare col governo senz’altro importante se non determinante, visto che il governo Renzi si regge a Palazzo Madama su una maggioranza costituita da otto senatori. Sei senatori uniti quindi, potrebbero sicuramente far capire al governo e al Parlamento l’importanza delle comunità italiane all’estero e il novero di possibilità che si aprirebbero per l’Italia, se si mettesse in moto quella grande risorsa costituita “dall’altra Italia”.
Ma se è così evidente perché non si fa questo gruppo di senatori eletti all’estero? Andiamo a vedere come è costituito tale gruppo: nella Ripartizione America Meridionale ci sono due: Claudio Zin del MAIE e Fausto Longo del Pd; in Europa gli eletti sono Claudio Micheloni del Pd, Aldo Di Biagio (Monti), dell’Australia Francesco Giacobbe del PD e dagli Stati Uniti Renato Turano, anch’egli del PD. Quindi quattro del PD, partito oggi a capo del governo, uno del partito di Monti, anch’esso nel governo e uno indipendente, del MAIE, cioè del movimento che rappresenta Gazzola e che ha lanciato la proposta. Perché non viene nemmeno presa in considerazione?
Nella Camera ci sono nove deputati del Pd, uno di Monti e due del MAIE. Anche se dodici voti non sarebbero determinanti alla Camera come lo sarebbero i sei al Senato, comunque una forza che parlasse unita sulle questioni che riguardano gli italiani all’estero, pur mantenendo l’indipendenza sulle altre questioni, farebbe più rumore che non personaggi che vanno in ordine sparso.
Ma qui si verifica il conflitto d’interessi sul quale si parlava tanto tempo fa, in occasione delle prime elezioni all’estero, quando si spiegava che chi partecipa in rappresentazione di un partito, per forza finisce di adeguarsi alle decisioni del partito.
Lo dimostra il fatto che durante le recenti consultazioni per la formazione del governo Renzi (e in precedenza in occasione della formazione del governo Letta) i convocati dal Presidente della Repubblica e dai premier allora con incarico esplorativo, sono stati i capi dei partiti e dei gruppi parlamentari. Naturalmente i capi dei grandi partiti nazionali, si sono occupati delle questioni che avevano tra le mani, strettamente legate alla dialettica politica del momento. Nessuno ha parlato di italiani all’estero anche se, come nel caso del Pd, ha tredici parlamentari che sono stati eletti nella Circoscrizione Estero. Soltanto i rappresentanti del MAIE hanno parlato degli italiani all’estero, delle loro attese e delle opportunità che offrono all’Italia per contribuire a uscire dalla crisi.
Lo stesso vale per quanto riguarda i discorsi in occasione dei dibattiti per la fiducia. Gli italiani all’estero sono stati al centro delle dichiarazioni di voto degli esponenti del MAIE e anche se è vero che anche altri parlamentari eletti all’estero si sono espressi su di noi nelle loro dichiarazioni, quelle dichiarazioni non sono state riprese dai loro capi quando hanno spiegato il voto del gruppo.
In altre parole, ad un anno dalle ultime elezioni, il partito che ha presieduto i due governi di questa legislatura, pur avendo un numero importante di deputati e senatori nei rispettivi gruppi nel Parlamento, non è stato capace – non diciamo di ottenere qualcosa – ma nemmeno di far guardare verso l’altra Italia i due governi che si sono succeduti.
A provarlo la continuità della politica di chiusure di sedi che questa legislatura ha ereditato dal governo Monti (anch’esso sostenuto dal Pd), che solo negli ultimi mesi ha subito una “pausa di riflessione”, alla quale dovrebbe mettere fine il nuovo ministro degli Esteri, Federica Mogherini, quando nelle prossime settimane – crisi ucraina permettendo – potrà occuparsi personalmente di questo dossier, come ha annunciato al presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, Claudio Micheloni.
Cosa possiamo sperare del nuovo governo? Augurando a Renzi di riuscire subito e bene in tutte le riforme che ha promesso, e sperando e augurando che l’Italia riparta come un razzo, lasciandosi dietro alle spalle questa lunga crisi, possiamo dire che, così come stanno le cose oggi, all’estero non possiamo aspettarci altro che dimenticanze, se non ulteriori tagli.
Anche perché, tra l’altro non c’è ancora un sottosegretario agli Esteri che abbia la delega per gli italiani all’estero e nessuno dei tre vice del ministro Mogherini, ha la minima esperienza e conoscenza dell’altra Italia, al di la della buona volontà che possano avere.
Quindi se veramente si vuole far ripartire il dialogo tra Roma e l’altra Italia, una strada possibile è di tentare quanto ha proposto Mariano Gazzola la settimana scorsa.
L’unione fa la forza, si diceva una volta. Bisogna vedere se tutti intendono l’unione allo stesso modo. Cioè con chi e per fare cosa. (Marco Basti – Tribuna Italiana /Inform)
marcobasti@tribunaitaliana.