PARTITI
Convegno “Il Pd per gli italiani all’estero. Una legislatura feconda”
ROMA – La seconda sessione del convegno “Il Pd per gli italiani all’estero. Una legislatura feconda”, organizzato a Roma dal Gruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, è stata dedicata al tema “Le nostre realtà all’estero ed il contesto in cui operano”. Nel corso del dibattito, arricchito da numerosi interventi, ha preso la parola il senatore del Pd Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Asia-Africa-Oceania-Antartide, che ha rilevato l’esigenza di mettere gli italiani nel mondo al centro della riflessione del Partito democratico e di riflettere sulle complessità dell’azione in favore degli connazionali nel mondo a causa della molteplicità dei temi dell’italianità. Una realtà, quella degli italiani nel mondo, che appare quindi complessa e stratificata anche in base alle differenze fra le varie generazioni dei migranti e alla diversità dei problemi da affrontare che cambiano a seconda della collocazione geografica del paese di accoglienza delle nostre comunità. “Oggi – ha affermato Giacobbe – ci sono nuove tematiche che ancora non siamo pronti ad affrontare, ci si presenta ad esempio la prospettiva di nuovi emigrati che vanno a lavorare in nazioni straniere solo per alcuni anni”. Una fattispecie che, secondo il senatore, apre tutta una serie di problematiche previdenziali e per il mantenimento dei diritti. Dopo aver ricordato l’importanza e la capacità di sviluppo insita negli investimenti per la diffusione della lingua italiana all’estero, Giacobbe ha sottolineato come la nostra cultura rappresenti anche un modo per raggiungere le nuove generazioni e per fare squadra all’estero insieme alla nostra capacità imprenditoriale e di innovazione che viene richiesta in tutto il mondo.
Da segnalare anche la riflessione del deputato del Pd Gianni Farina, eletto nella ripartizione Europa, che ha sottolineato come gli attuali flussi migratori che partono dall’Italia ed hanno raggiunto livelli considerevoli siano composti sia da persone in difficoltà per la crisi economica, sia da soggetti dotati di alte capacità professionali. Un caso, quest’ultimo, che, per Farina, testimonia la capacità delle università italiane di produrre intelligenze. “Negli ultimi 50 anni, – ha ricordato Farina – la storia dell’emigrazione italiana nel villaggio Europa è stata un esempio di come una comunità Partita da un paese sconfitto ed umiliato dal totalitarismo, abbia poi saputo riscattare un destino di povertà, divenendo protagonista in tanti Paesi d’europa. La partecipazione dell’emigrazione italiana nei processi sociali e politici della Francia e del Belgio ha fatto si che in questi paesi migliaia di nostri concittadini divenissero nel tempo protagonisti di un processo di crescita tali da portali, nel compimento dei processi integrativi, ai vertici delle organizzazioni sindacali, delle amministrazioni di grandi città e ad essere deputati del popolo delle rispettive nazioni. In altri paesi – ha continuato Farina – come la Svizzera, la Germania e soprattutto la Gran Bretagna e nei Paesi scandinavi il processo partecipativo è stato più lento, ha contribuito tuttavia a costruire nel tempo gli organismi vitali di intesa , la scintilla che portò in seguito all’istituzione dei Comitati consolari democraticamente eletti e al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, sino alla conquista del diritto attivo e passivo per l’elezione dei nostri rappresentanti nel Parlamento repubblicano. Io credo –ha proseguito Farina – che si debba ripartire da questo punto per affrontare la situazione di oggi, anche alla luce dei dodici anni di esperienza parlamentare e per ultimo della straordinaria partecipazione al referendum confermativo di riforma di larga parte della Costituzione che ha visto la massiccia affermazione, diversamente dall’Italia, del Sì in Europa e nel mondo”.
Farina ha poi evidenziato come la scarsa affluenza alle ultime consultazioni del 2015 per il rinnovo dei Comites abbia aperto “una ferita profonda nella rappresentatività”. “E stato un errore – ha affermato il deputato Pd – arrivare al voto in quel modo, è stato un errore pensare di allestire l’anagrafe degli elettori e delle elettrici italiane nel mondo in soli tre mesi, attraverso l’opzione positiva della volontà di ogni elettore. Si tratta di un’opzione a cui bisognerà pure arrivare, ne sono convinto, per costruire una nuova anagrafe della nuova globalità italiana periodicamente aggiornata, ma solo dopo una straordinaria operazione informativa e un conseguente investimento finanziario”. Farina , dopo aver segnalato che il calo delle risorse per i capitoli di spesa per gli italiani all’estero si è arrestato grazie all’impegno dei parlamentari del Pd e una rinnovata attenzione del Governo, si è detto convinto del fatto che senza dei Comites e un Cgie legittimati nel loro ruolo l’intero sistema della rappresentanza, compreso il voto all’estero, verrebbe messo in discussione e con esso la politica degli italiani nel Mondo. Il deputato del Pd ha anche segnalato l’esigenza di recuperare il rapporto con la nuova e recente emigrazione italiana al fine di far scaturire una discussione davvero innovativa. Un recupero di identità che potrà trovare compimento nella riforma dei Comites e del Cgie. “ Le prospettive di rilancio dell’economia, – ha concluso Farina – oggi uscita da una profonda crisi, sono reali e ciò permette a noi di programmare un nuovo futuro”. (G.M-Inform)