ITALIANI ALL’ESTERO
Mostra promossa dal Gruppo cordenonese del Ciavedal, in collaborazione con l’Ente Friuli nel mondo
(Fonte foto Regione Friuli Venezia Giulia)
TRIESTE – “Malta madòns e co pous torni”: è il titolo di una mostra di poesie e foto di Renato Appi (Cordenons 1923-Pordenone 1991) – figura poliedrica del panorama culturale friulano – promossa dal Gruppo cordenonese del Ciavedal, in collaborazione con l’Ente Friuli nel mondo e inaugurata oggi nel corridoio dell’emiciclo antistante l’Aula del Consiglio regionale. La mostra racchiude più di un secolo di storia friulana e riflette il pensiero di Renato Appi sull’emigrazione, analizzata prima nei suoi risvolti familiari e poi in quelli sociali. “Malta, madòns” , esclamazione simbolica della poesia “Lasimpòn” – la più famosa di Renato Appi – è dedicata ai sogni, alle speranze e alle crude realtà vissute da chi partiva per l’estero senza sapere se, e quando, avrebbe potuto fare ritorno o anche solo abbracciare, una volta soltanto, i propri cari lontani. Difficoltà di vivere in terra straniera, ma anche voglia di trasformare la lontananza in un’opportunità di aggregazione rafforzando le radici collettive. Emozioni e sentimenti comuni tra gli emigranti del secolo scorso, che rivivono grazie alle poesie e alle foto di Appi.
“Co puòs torni” diventa il messaggio di speranza che rafforza l’identità friulana e il senso di appartenenza alle proprie radici. Un aggrapparsi alle origini per rivendicare dignità e diritti secolari della “Piciule Patrie”. Nelle sue poesie, Appi rievoca drammi e difficoltà, ma anche successi e riconoscimenti ottenuti dai friulani nel mondo, rendendo omaggio a una comunità che ha saputo affrontare le sfide dell’esilio con tenacia e orgoglio. La rassegna propone alcune poesie di Renato Appi dedicate ai temi dell’emigrazione, accompagnate da una selezione di fotografie raccolte e catalogate principalmente da Appi e Ottorino Burelli negli anni ’80, per un costituendo “Istituto di storia dell’emigrazione friulana”. Questo prezioso patrimonio è oggi il nucleo fondante dell’archivio fotografico dell’Ente Friuli nel Mondo. Le immagini, corredate dalle didascalie originali dei due catalogatori, coprono un arco temporale che va dai primi decenni del Novecento – quando la fotografia cominciava a essere accessibile a molti – fino agli anni Sessanta e Settanta. Particolare attenzione è rivolta ai periodi successivi alle due guerre mondiali, quando l’emigrazione friulana raggiunse i suoi picchi. Uno spaccato di lavoro, volti e dignità che Appi ha sempre considerato espressione autentica dell’eccellenza friulana. Renato Appi è stato poeta, drammaturgo, narratore, ricercatore di tradizioni, animatore culturale e con una forte attenzione ai friulani “ovunque sparsi nel mondo”, al punto da essere stato definito un “alabardiere della friulanità”. Per un decennio è stato vicepresidente della Società Filologica e dell’Ente Friuli nel Mondo. Vasta la sua produzione sia personale di poesie, racconti e teatro sia quella di raccolta di testimonianze, tradizioni, espressioni linguistiche, immagini della civiltà contadina che stava cedendo il passo a quella industriale. “Quello dell’emigrazione è un tema che mi sta particolarmente a cuore – ha detto il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin alla cerimonia di inaugurazione -. Anche oggi molti giovani lasciano il Friuli Venezia Giulia per andare all’estero, ma in condizioni diverse. Nel secolo scorso c’era un’emigrazione di sofferenza, senza certezze, verso Paesi in cui le condizioni di vita erano difficili. I nostri emigrati hanno saputo conservare anche all’estero gli ideali della nostra terra e della nostra cultura”. “Storie che è importante non dimenticare”, ha aggiunto Bordin, ringraziando chi, ancora oggi, lavora per mantenere vivi i rapporti con i corregionali nel mondo. “Malta madòns e co pous torni”. La mostra è ospitata in Consiglio regionale grazie all’iniziativa dei consiglieri Marco Putto e Lucia Buna. “Poeta, drammaturgo, ricercatore di tradizioni e cultura friulana, Appi è stato custode di uno scorcio d’epoca che poteva andare perduto – ha sottolineato Putto -. Un lascito importante il suo, da tramandare alle giovani generazioni”. “Ognuno di noi ha, tra i propri nonni o bisnonni, qualcuno che è emigrato all’estero – ha aggiunto Buna -. Le foto, le poesie che vediamo in questa mostra raccontano un vissuto comune in tante famiglie, invitano a fermarsi e a riflettere”. Raccontano storie di fatica, ma anche di successi. I due volti dell’emigrazione friulana, come sottolineato dal presidente del Ciavedal, Raffaele Cadamuro, che ha ringraziato il Consiglio regionale per l’ospitalità e il supporto alle tante iniziative del gruppo cordenonese, fondato da Renato Appi nel 1975, esattamente 50 anni fa.All’inaugurazione hanno portato il loro saluto anche l’assessore alla Cultura del Comune di Cordenons, Loris Zancai, e il presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, Franco Iacop. (Inform)