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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Flavio Bellinato (Comites Santo Domingo): Il Sistema Italia va oltre i confini della Repubblica

ITALIANI ALL’ESTERO

Dal Blog “Italiani Oltreconfine”

 

SANTO DOMINGO – L’Italia è una grande potenza manifatturiera, culturale e creativa. Una parte significativa della sua crescita economica dipende dalla capacità di esportare qualità, promuovere il Made in Italy, attrarre turismo, diffondere la propria cultura e rafforzare la propria reputazione internazionale. Per raggiungere questi obiettivi il nostro Paese dispone già di una rete istituzionale articolata e autorevole: la rete diplomatico-consolare, l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, gli Istituti Italiani di Cultura, le Camere di Commercio Italiane all’Estero, SACE e SIMEST. Negli ultimi anni il coordinamento tra queste realtà è stato progressivamente rafforzato e rappresenta oggi uno degli strumenti attraverso cui l’Italia sostiene la propria presenza economica e culturale nel mondo.

Eppure, accanto a questa rete, ne esiste già un’altra. Molto più estesa. Molto più capillare. Molto più radicata nelle realtà locali. È composta da oltre sei milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE e da milioni di altri connazionali e italodiscendenti che, ogni giorno, vivono, lavorano, fanno impresa, insegnano, fanno ricerca e costruiscono relazioni nei cinque continenti.

Gli italiani residenti all’estero non rappresentano soltanto una comunità da assistere. Possono diventare una componente strutturale della strategia di sviluppo dell’Italia. Quando il dibattito pubblico si concentra sugli italiani nel mondo, l’attenzione ricade quasi sempre sui servizi consolari, sulla cittadinanza, sul diritto di voto oppure, all’opposto, sugli effetti negativi dell’emigrazione: la cosiddetta fuga dei cervelli, la perdita di capitale umano, il calo demografico e il mancato gettito fiscale.

Ogni giovane formato in Italia che decide di costruire il proprio futuro professionale all’estero rappresenta anche un investimento pubblico di cui un altro Paese beneficia. La perdita di competenze qualificate e l’invecchiamento della popolazione costituiscono sfide che nessuno dovrebbe sottovalutare. Ma sarebbe un errore fermarsi qui. La vera domanda è un’altra: che cosa fa l’Italia per continuare a coinvolgere quei cittadini nel proprio sviluppo? L’esperienza internazionale non dovrebbe essere considerata una perdita definitiva. Può diventare una straordinaria opportunità.

Pensiamo ad un ingegnere italiano che lavora in Germania. Un ricercatore in Canada. Un imprenditore in Argentina. Un medico negli Stati Uniti. Un ristoratore in Giappone. Nessuno di loro cessa di essere italiano soltanto perché ha costruito la propria vita professionale oltreconfine. Continuano a rappresentare un patrimonio di competenze, relazioni e credibilità che, se adeguatamente valorizzato, può produrre benefici anche per il nostro Paese.

La partenza di tanti italiani rappresenta certamente una sfida per il Paese. Ma continuare a considerare perduti milioni di connazionali che vivono nel mondo sarebbe un errore ancora più grande. Possono diventare, se sapremo valorizzarli, la più grande rete di proiezione economica, culturale e strategica dell’Italia. Il vero limite non è la mobilità internazionale, ma l’incapacità di trasformarla in un rapporto stabile e bidirezionale con il Paese d’origine. Lo Stato non dovrebbe limitarsi ad assistere gli italiani nel mondo. Dovrebbe metterli nelle condizioni di contribuire, in modo sempre più strutturato, allo sviluppo economico, culturale e internazionale dell’Italia.

Il Made in Italy viene spesso identificato con un marchio. Con un’etichetta. Con un prodotto. In realtà è qualcosa di molto più profondo. È reputazione. È fiducia. È credibilità. È il risultato di una storia costruita attraverso il lavoro, la qualità, l’innovazione, la creatività e la cultura italiana. Per questo motivo il Made in Italy non si difende soltanto nei tribunali o attraverso i controlli doganali. Si difende anche ogni giorno, nei mercati internazionali, attraverso il comportamento, la professionalità e la credibilità di milioni di italiani residenti all’estero. Ogni connazionale che, con il proprio lavoro, contribuisce a rafforzare l’immagine dell’Italia. Sono, spesso inconsapevolmente, autentici ambasciatori dell’italianità. Esiste poi un altro luogo comune che merita di essere superato. Quello secondo cui il contributo degli italiani residenti all’estero dovrebbe essere valutato quasi esclusivamente sotto il profilo fiscale. Chi vive stabilmente oltreconfine paga normalmente le imposte nel Paese in cui risiede. È giusto che sia così. Ma ridurre il contributo di una comunità nazionale al solo gettito fiscale significa avere una visione estremamente limitata dell’economia contemporanea. Ogni azienda italiana che esporta grazie ai rapporti costruiti da un connazionale residente all’estero genera lavoro in Italia. Ogni ristorante autenticamente italiano sostiene le nostre filiere produttive. Ogni professionista che favorisce nuove relazioni economiche contribuisce alla crescita del Paese. Ogni turista straniero che sceglie di visitare l’Italia dopo aver conosciuto la nostra cultura attraverso un italiano residente all’estero produce valore per il territorio nazionale.

Il contributo di una comunità si misura anche attraverso il valore economico, culturale e reputazionale che riesce a generare. È qui che, a mio avviso, si trova una delle grandi opportunità ancora poco valorizzate. L’Italia non ha bisogno di creare nuove strutture. Le strutture esistono già. Occorre invece integrare maggiormente il capitale umano rappresentato dagli italiani nel mondo all’interno del Sistema Italia. Pensiamo alle piccole e medie imprese che desiderano affacciarsi a nuovi mercati. Pensiamo alla lotta contro l’Italian Sounding, un fenomeno che continua a generare nel mondo un mercato di decine di miliardi di euro sottraendo valore alle autentiche produzioni italiane. Pensiamo al turismo delle radici. Alla promozione della lingua italiana. Alla diffusione della nostra cultura. Alla ricerca. All’innovazione. Alla diplomazia economica.

In tutti questi ambiti gli italiani residenti all’estero possono diventare partner strategici dello Stato, a condizione che siano coinvolti attraverso percorsi fondati sulla competenza, sulla trasparenza e sulla collaborazione con le istituzioni già operanti nella promozione internazionale dell’Italia. Non si tratta di creare nuove burocrazie. Si tratta di mettere in rete ciò che già esiste. Di trasformare una presenza diffusa in una strategia. Di fare in modo che il patrimonio umano rappresentato dagli italiani nel mondo diventi parte integrante delle politiche di sviluppo del Paese. Nel XXI secolo la competitività di una nazione non dipende soltanto dalla qualità delle sue imprese o dall’efficienza delle sue istituzioni. Dipende anche dalla capacità di coinvolgere la propria comunità globale in un progetto comune di sviluppo.

L’Italia quella comunità ce l’ha già. Forse, semplicemente, non ha ancora imparato a considerarla per ciò che realmente è. Non una comunità lontana. Non un costo. Non un problema. Ma una delle più grandi infrastrutture strategiche di cui il nostro Paese dispone. Perché il Sistema Italia non finisce ai confini della Repubblica. Continua ogni giorno, in ogni continente, attraverso milioni di italiani che, spesso inconsapevolmente, rappresentano il volto migliore dell’Italia nel mondo.(Flavio Bellinato*-Blog Italiani Oltreconfine/Inform)

* Segretario Comites di Santo Domingo

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