ITALIANI ALL’ESTERO
“Il Governo ha affrontato la questione dei Comites per dare il senso del cambiamento, restituendo agli italiani all’estero dignità di rappresentanza. Si sta cercando di preparare la consultazione elettorale nel miglior modo possibile, in ogni caso queste elezioni non potranno essere considerate come una cartina di tornasole della volontà degli italiani all’estero di partecipare al voto”
ROMA – Proprio in queste ore prosegue all’Aula della Camera il dibattito sul decreto-legge di proroga delle Missioni internazionali che prevede nuove disposizioni per le elezioni dei Comites. Un passaggio delicato per il dl poiché, a causa dei tempi ristretti per l’approvazione finale prevista per la fine settembre, il provvedimento potrebbe non essere emendabile al Senato. La discussione a Montecitorio, al fine dell’introduzione nel testo di nuovi emendamenti migliorativi, assume quindi un carattere centrale. Sempre alla Camera approderà inoltre in settimana, presso la I Commissione, la riforma costituzionale con il nuovo Senato delle autonomi, già approvata in prima lettura da Palazzo Madama. Una riforma che, salvo ulteriori modifiche, di fatto esclude la presenza dei senatori della circoscrizione Estero, lasciando la rappresentanza dei nostri connazionali nel mondo alla Camera dei Deputati. Per approfondire le tematiche connesse a questi passaggi parlamentari, di sicura importanza per il futuro della rappresentanza delle nostre comunità, abbiamo rivolto, al margine dell’incontro che la Festa dell’Unità di Bologna ha dedicato alle politiche per i connazionali all’estero, alcune domande ad Eugenio Mario, responsabile Pd per gli italiani nel mondo.
Se i tempi parlamentari saranno rispettati gli italiani all’estero potranno votare per il rinnovo dei Comites entro la metà di dicembre. Un risultato importante che però ha destato alcune perplessità soprattutto per quanto riguarda la scarsità del tempo a disposizione dei nostri connazionali all’estero per la preventiva iscrizione nelle liste di coloro che riceveranno il plico elettorale. Cosa ci può dire in proposito?
I tempi per le elezioni dei Comites sono indubbiamente stretti, ma questa tempistica non è dovuta alla politica del nostro partito o del nostro Governo. Siamo infatti di fronte ad un problema che l’attuale esecutivo ha dovuto affrontare e risolvere, ma che è stato ereditato dai precedenti governi che per tre volte hanno rinviato queste elezioni facendo logorare i nostri connazionali all’estero che gratuitamente lavorano da dieci anni in questi organi di rappresentanza e per dì più senza risorse. La legge prevedeva il termine del 2014 per l’indizione delle elezioni e per l’utilizzo delle relative risorse. Il Governo, la maggioranza e il Parlamento hanno lavorato con grandissimo sacrificio per raggiungere questo obiettivo, restituendo agli italiani all’estero la democrazia e quindi dignità di rappresentanza. Si sta cercando di fare tutto questo nel migliore modo possibile, anche portando avanti un minimo di riforma per dare una risposta ai problemi che sono connessi al voto all’estero, come ad esempio la dispersione delle schede che a volte finiscono in mani sbagliate. Ora è chiaro che questa novità dell’iscrizione preventiva dei connazionali alla lista elettorale comporterà delle difficoltà e probabilmente provocherà un abbassamento della percentuale delle persone che andranno al voto, ma sono tutti rischi che abbiamo calcolato. In ogni caso queste elezioni non possono essere considerate come una cartina di tornasole della volontà degli italiani all’estero di partecipare al voto , perché stiamo parlando di una realtà, quella all’estero, che non è raggiunta dai media nazionali e a cui è difficile comunicare e far arrivare nuove informazioni rispetto ad un sistema elettorale che cambia e che per anni è stato utilizzato in un altro modo. Quindi è chiaro che nessuno può pensare che se si abbassa il livello di partecipazione al rinnovo dei Comites vuol dire che non c’è un interesse degli italiani all’estero a votare. Sappiamo inoltre che una possibile riduzione dei votanti potrebbe essere connessa al clima di disaffezione creato negli anni passati dal continuo rinvio del voto. Questo Governo sta comunque affrontando la questione perché vuole dare il senso del cambiamento e poi quelli che oggi saranno gli elettori dei Comites, andranno ad aumentare con il passare del tempo.
Nell’ambito del dibattito alla Camera sul decreto Missioni potranno essere introdotti ulteriori miglioramenti atti a facilitare l’ampia partecipazione dei nostri connazionali all’estero alle elezioni dei Comites?
Non è poi detto che non si trovino altre soluzioni, come ha ad esempio ricordato il senatore Tonini nelle sue conclusioni alla tavola rotonda della Festa dell’Unità che si è appena conclusa. Nei giorni in cui il provvedimento è in discussione nell’aula della Camera, cercheremo infatti di individuare quale possa essere la condizione migliore per garantire la partecipazione dei nostri connazionali alle elezioni dei Comites. Si potrebbe ad esempio prevedere, al fine di completare con più calma le liste dei votanti, uno slittamento di qualche mese delle elezioni , dopo però aver stabilito una nuova data certa per queste votazioni. Ma se risorse messe a disposizione dal Governo per le elezioni andranno spese obbligatoriamente entro il 2014 questa ipotesi di slittamento non potrà esservi.
Durante l’incontro alla Festa dell’Unità di Bologna il senatore del Pd Tonini ha ventilato l’ipotesi di un possibile recupero, nell’ambito della seconda lettura alla Camera della riforma costituzionale, della rappresentanza degli italiani all’estero anche al Senato. Si tratta di un semplice auspicio o vi sono reali possibilità?
E’ un auspicio e una possibilità perché questo argomento, che è stato oggetto di una discussione seria, non è stato in realtà mai cassato. Durante la fase di consultazione che avemmo con il ministro per le Riforme Boschi chiedemmo infatti alla rappresentante del Governo di prevedere una presenza degli italiani all’estero anche al Senato, e non è che qualcuno escluse in maniera ideologica o aprioristica questa possibilità. Si è sempre ragionato sulla forma del nuovo Senato e sulle sue competenze. Se nel proseguo dell’iter parlamentare il Senato resterà, come è emerso dal primo passaggio della riforma a Palazzo Madama, la Camera delle istituzioni territoriali che legiferano per il territorio è chiaro che la rappresentanza degli italiani all’estero in questo nuovo Senato non potrà essere una presenza di competenza, perché non abbiamo delle istituzioni all’estero che legiferano su quel territorio. In questo caso resterà solo la rappresentanza dei nostri connazionali alla Camera. In un Senato non elettivo diventa infatti difficile trovare all’estero una formula di secondo livello di rappresentanza. Se invece nel passaggio alla Camera della riforma costituzionale cambieranno, rispetto alla discussione generale, alcune competenze del Senato e si introdurranno novità, in quel caso si potrà ragionare anche sulla presenza di rappresentanti degli italiani all’estero. Ma ripeto non è una esclusione a livello ideologico, riguarda le competenze che il nuovo Senato ha rispetto ai territori. (Goffredo Morgia /Inform)