direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Esperti ed esponenti del mondo dell’associazionismo a confronto nel seminario di studi “Percorsi migratori e organizzazioni degli italiani all’estero” promosso ieri dall’Unaie

ITALIANI ALL’ESTERO

Nella seconda parte dei lavori gli interventi di mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, del presidente nazionale delle Acli Gianni Bottalico, il coordinatore nazionale Filef Rodolfo Ricci e Rino Giuliani del Comitato promotore degli Stati generali dell’associazionismo italiano nel mondo

 

ROMA – Con un confronto tra esperti ed esponenti dell’associazionismo si è concluso ieri il seminario di studi “Percorsi migratori e organizzazioni degli italiani all’estero”, organizzato presso il Senato della Repubblica e promosso dall’Unione Nazionale Associazioni Immigrati Emigrati (Unaie) in vista degli Stati generali dell’associazionismo italiano nel mondo.

A evidenziare l’importanza dell’associazionismo in emigrazione mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, che ha rilevato come esso rafforzi il legame con il Paese di origine, creando un ponte tra l’Italia e la sua diaspora, e sia luogo di realizzazione della “cittadinanza globale”, “cittadinanza delocalizzata che deve essere vissuta in termini universalistici e non escludenti”. “Le associazioni – prosegue mons. Perego – sono anche luoghi di promozione culturale, cui non contribuisce esclusivamente la realtà accademica, e di creazione della politica, pensiamo alle tante battaglie in difesa dei diritti degli italiani all’estero, per la loro tutela e l’assistenza dovuta. Importante è il loro contributo poi per evitare lo strabismo della nostra politica, quando non applica i medesimi principi riconosciuti agli emigrati anche a coloro che in Italia vivono e sono immigrati”. Il direttore generale della Fondazione Migrantes ribadisce inoltre il contributo dell’associazionismo allo sviluppo di un’identità non più localistica ma molteplice, costruzione che a suo avviso va sostenuta anche rispetto ad una nuova idea di Europa, evitando “il rischio di impoverimento connesso alle chiusure”. Infine richiama il ruolo di “accoglienza e accompagnamento che le associazioni svolgono sempre più spesso a sostegno dei giovani italiani all’estero, luogo di solidarietà oltre che di sussidiarietà”.

Sottolinea come abbiano vissuto e condiviso vita e storia dell’emigrazione le Acli il presidente nazionale Gianni Bottalico, soffermandosi sulla necessità dell’ascolto delle istanze dei singoli che la politica sembra aver dimenticato e che viene invece costantemente promossa dalle associazioni. “La questione principale da cui oggi dobbiamo partire è l’ingiustizia sociale, dinamica che si ripete in ogni contesto e a cui non si può sfuggire neppure con l’emigrazione. Dobbiamo lavorare per costruire società e istituzioni più inclusive, rappresentando ceti sociali che oggi non hanno voce – afferma Bottalico, parlando di un rilancio della “cultura della solidarietà” e del “valore della fraternità”, specie nel contesto europeo, che “deve essere capace di accogliere i migranti”. Richiama infine il ruolo di promozione della cultura italiana svolto dall’associazionismo, ruolo che va mantenuto ancor di più oggi con “l’arretramento su questo fronte da parte dello Stato”, e il servizio svolto dai patronati a favore dei connazionali all’estero, servizio si cui mostra la disponibilità a ragionare su innovazioni e cambiamenti, a patto che l’obiettivo non sia quello dello smantellamento.

Rodolfo Ricci, coordinatore nazionale Filef, segnala come da circa 20 anni si parli di crisi dell’associazionismo, crisi “legata alla fine di una fase storica e all’avanzare del neoliberismo e dell’individualismo, che sono concezioni diametralmente opposte allo stare insieme, principio da cui muove invece l’associazionismo”. Richiama come anche le più recenti analisi sulla presenza italiana all’estero confermino la valenza non solo economica di questa emigrazione e dei suoi prodotti – richiamato in particolare il modello cooperativo, che con i connazionali è stato esportato in tutto il mondo, – valenza che però viene più spesso riconosciuta dai luoghi di accoglienza che dal Paese di origine. Il rinnovamento del mondo associativo va promosso secondo Ricci proprio in considerazione della distanza che si è aperta tra connazionali, politica e Stato italiano: “dobbiamo prendere atto che il nostro Paese ha fatto anche cose positive rispetto alla sua emigrazione, ma poi si è fermato, sino ad arrivare a mettere in atto azioni destrutturanti – afferma Ricci, citando a questo proprosito le vicende connesse al rinnovo dei Comites. “Le collettività italiane all’estero – aggiunge – si sono progressivamente allontanate perché sempre più integrate nei luoghi di residenza, ma anche dal punto di vista soggettivo, così che oggi preferiscono elaborare strategie di mutuo soccorso e autonome, senza prendere in considerazione lo Stato e le istituzioni italiane – rileva il coordinatore Filef, che si chiede poi, proseguendo su questa strada, cosa ne sarà tra 10 anni del rapporto tra connazionali all’estero e Italia, anche considerando i trend crescenti di flussi in uscita. L’auspicio è che anche attraverso gli Stati generali si possa contribuire a fornire strumenti e conoscenze utili ad arginare il flusso di risorse umane in uscita dal nostro Paese o, almeno, a mantenere con esse un legame fecondo, strumenti e conoscenza che Ricci si augura possano trapelare anche all’esterno di iniziative come quella di questo seminario di studi.

Anche Rino Giuliani, del Comitato promotore degli Stati generali dell’associazionismo italiano nel mondo, segnala il cambiamento di contesto in cui si trova ad operare oggi l’associazionismo, trasformazioni di cui “abbiamo scelto di cogliere le potenzialità positive, proprio attraverso l’organizzazione degli Stati generali”. Giuliani ricorda poi come “la rappresentanza politica non sia esaustiva della democrazia partecipativa”, rilevando l’importanza dei corpi intermedi della società, “di cui l’associazionismo è una specificazione”, a dispetto di una tendenza oggi prevalente di “considerarli di intralcio a fare rapidamente”. L’associazionismo intende quindi ribadire il proprio ruolo, in particolare il contatto diretto con la realtà e le diverse istanze sociali, che istituzioni di vari livelli rischiano di non cogliere nelle loro “cornici interpretative”. Giuliani ribadisce il carattere partecipativo delle associazioni, il loro ruolo di rappresentanza sociale e realtà attraverso cui si attivano relazioni e rapporti solidaristici, sempre animate da una forte sensibilità sui temi del lavoro, oltre che su quelli sociali. Un ripensamento è poi necessario anche alla luce dei nuovi fenomeni associativi connessi ai social network e a internet – ricorda, rilevando poi come i parlamentari eletti all’estero potrebbero innescare una riflessione che coinvolga il mondo associativo d’emigrazione nell’ambito della riforma delle linee guida del terzo settore.

Infine, Giuseppe Colavitti, direttore del Centro Studi del Consiglio Nazionale Forense, si sofferma sul ruolo che la Costituzione italiana riconosce alla formazioni sociali e al lavoro, principi che restano immodificabili anche nell’ambito di una prossima riforma. (Viviana Pansa – Inform)

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