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Eredità e successioni a causa di morte. Accettazione o rinuncia ?

ASSOCIAZIONI

Da La notizia di Ginevra, organo della SAIG, Società delle associazioni italiane di Ginevra

GINEVRA – L’argomento della successione a causa di morte è uno di quei soggetti che suscita sempre dubbi che devono essere di volta in volta chiariti. Per questo ho deciso di affrontare l’argomento  che, sono certa, interessa a molti.

Anzitutto va detto che esiste una successione legale ed una successione testamentaria a seconda che la persona deceduta abbia o meno redatto un testamento. La successione legale, dunque, segue quanto viene stabilito dal nostro codice civile in assenza di un testamento (pubblico o olografo che sia). La nostra legislazione prevede una categoria di persone che devono succedere in ogni caso, chiamate eredi legittimi, che sono, in ordine (ex art. 536 c.c.): il coniuge, I figli, gli ascendenti. A costoro la legge riserva una quota di eredità che non può essere legittimamente ereditata da qualcun altro. Gli eredi legittimi hanno a loro disposizione delle azioni giudiziarie atte a ripristinare la quota loro spettante in caso di « lesione » della stessa.

In caso di testamento, il testatore può decidere, invece, di lasciare una quota, detta “disponibile”, a chiunque egli voglia. Ciò significa che, nel rispetto delle quote di legittima, egli può decidere di lasciare la quota residua a chi vuole, anche ad uno tra i suoi figli oppure a un ente o a una terza persona.

E veniamo all’accettazione o rinuncia all’eredità. Moltissime persone sono convinte che, in caso di esistenza di debiti accumulati dalla persona deceduta, che superino l’attivo, la scelta migliore sia rinunciare all’eredità. Ebbene non è proprio così che stanno le cose. Se l’erede rinuncia all’eredità tale diritto si trasmette “per rappresentazione” a coloro che sono i suoi discendenti per legge. Se muore mio padre e lascia un patrimonio ma anche molti debiti ed io accetto l’eredità, il mio patrimonio si “confonderà” (cioè diventerà un unico patrimonio sommato al mio personale) ed io sarò, quindi, anche debitore, al posto di mio padre, dei debiti che egli avrà accumulato, rispondendo con tutto il patrimonio (quello del de cuius sommato al mio personale). Se decido di rinunciare ma ho dei figli, il diritto a succedere passerà ai miei figli e così via…. Che fare, dunque ? Bisognerà accettare con il beneficio di inventario (art. 484 c.c.), istituto che pochi conoscono e che vado a spiegare brevemente.

Questo tipo di accettazione (che in Italia può essere fatta sia con un notaio, sia presso il Tribunale di ultima residenza della persona deceduta e a Ginevra presso l’ufficio del Giudice di pace entro un mese dalla morte), permette di chiedere di avvalersi della possibilità di scrivere un “inventario” che individua esattamente tutti i beni che vengono lasciati in eredità. In questo modo il patrimonio del deceduto non si “confonderà” con il patrimonio dell’erede (rimarranno, cioè, separati e distinti) e gli eventuali creditori potranno rivalersi soltanto nei limiti dei beni individuati nell’inventario e non anche sul patrimonio personale dell’erede.

Ad esempio : se il defunto lascia 100 di debiti e 40 di attivo, in caso di accettazione con il beneficio di inventario, i creditori potranno recuperare soltanto 40 e non potranno chiedere gli ulteriori 60 dal patrimonio personale dell’erede. Se il defunto non lascia bene alcuno, i creditori non potranno recuperare nulla.

La scelta migliore, dunque, resta questo tipo di accettazione piuttosto che la rinuncia. (Avv. Alessandra Testaguzza – La notizia di Ginevra / Inform)

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