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Dino Nardi: L’imbarazzo di una doppia militanza

PARTITI

Pd , lettera aperta a Matteo Renzi

 

ZURIGO –Dino Nardi, membro dell’Assemblea nazionale del Pd, ha indirizzato dalla Svizzera  una lettera aperta al segretario nazionale Pd nonché presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi in vista dell’Assemblea nazionale convocata per domenica 14 dicembre a Roma.

Di seguito il testo della lettera.

Caro Matteo,questa è una storia personale ma credo che ci si possano riconoscere molti altri italiani. Da sempre, anche da prima del mio trasferimento in Svizzera per motivi di lavoro, ho vissuto da iscritto e, periodicamente, da dirigente di base, tutte le alterne vicissitudini del partito socialista italiano (Psi) fino alla sua scomparsa a seguito della tangentopoli degli anni ‘90 del secolo scorso. Poi, dopo alcuni anni trascorsi da socialista senza partito, aderii ai Democratici di sinistra (Ds) e quindi, seguendone l’evoluzione, al Partito Democratico sostenendo convintamente la tua candidatura nelle ultime Primarie del Pd riconoscendo nella tua politica quel riformismo socialdemocratico di antica militanza. Una scelta, quest’ultima, che, peraltro, ho ritenuto azzeccata quando, finalmente, proprio tu – e non i tuoi predecessori alla Segreteria nazionale del partito – hai fatto aderire il Pd alla famiglia del socialismo europeo ma, soprattutto per la tua ferma volontà di far finalmente cambiare verso all’Italia. Una necessità che, vista specialmente dalla Svizzera, è da ritenersi assolutamente urgente ma che, forse, vivendo in Italia può essere sottovalutata.

Parallelamente, fin dal mio arrivo in Svizzera, sono sempre stato impegnato anche nel sindacato: sia in quello elvetico Unia che in quello italiano della Uil (entrambi laici e riformisti e quindi molto simili) dove sono stato, e sono tuttora, impegnato in alcune sue strutture di servizio. Una doppia militanza, partito/sindacato, che non mi aveva mai creato problemi di sorta, anzi!

Tuttavia negli ultimi tempi – al di là delle cose buone che hai realizzato e che stai portando avanti con tenacia da quando sei al governo del Paese – questa mia duplice militanza ha cominciato a crearmi un po’ di inquietudine a seguito sia di alcune scelte discutibili del tuo governo che del tuo approccio con il sindacato nel tuo doppio ruolo di segretario del Pd e di capo del governo.

Recentemente poi – con il crescere della tua polemica contro i sindacati e, innanzitutto, in qualche circostanza con la loro irrisione – questa inquietudine è via via cresciuta sino a diventare un vero e proprio imbarazzo. Si, un forte imbarazzo soprattutto nell’apprendere che nel testo della Legge di stabilità predisposta dal governo è stato inserito un notevole taglio al Fondo patronati che finanzia la loro attività gratuita di tutela e di assistenza ai cittadini italiani.

Un taglio che, pur ridotto, porterà certamente alla chiusura di molte sedi di patronato, per lo più all’estero, privando tanti cittadini in Italia e tantissimi nostri emigrati di servizi essenziali costringendoli, in molti casi, a non poter far valere i propri diritti sociali e previdenziali oppure a rivolgersi, a pagamento, a commercialisti e avvocati.

Come può un governo di centrosinistra, guidato da un premier – segretario politico del maggior partito di sinistra del Paese – prendere simili provvedimenti quando, oltretutto, il Fondo patronati non viene neppure alimentato dalla fiscalità generale bensì da una piccolissima parte (lo 0,226%) dei contributi sociali versati dagli stessi lavoratori e dalle imprese all’Inps ed all’Inail? Come può un doppio militante partito/sindacato poter difendere queste scelte del governo italiano di fronte ai lavoratori ed agli emigrati? Altro che imbarazzo! E, per finire, non sarà anche per questo stato di imbarazzo che in molti (troppi?) elettori hanno deciso di disertare le urne nelle ultime elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria? Rifletti Matteo, rifletti e fai riflettere i burocrati dei vari ministeri del tuo governo che, evidentemente, non sempre danno dei buoni consigli e suggeriscono linee di intervento in sintonia con un governo di centrosinistra!

Caro Matteo, ho deciso di scriverti questa mia lettera aperta per esplicitarti quanto avrei detto nel mio intervento – se ne avessi avuto la possibilità – all’Assemblea nazionale di domenica prossima 14 dicembre a Roma. Purtroppo non mi sarà possibile parteciparvi e quindi ho ritenuto di farlo attraverso la via epistolare.

Con la speranza che i lavori dell’Assemblea nazionale siano utili per il futuro del partito e del governo del Paese, ti saluto con cordialità e con i migliori auguri per le prossime festività.(Dino Nardi, membro dell’Assemblea nazionale del Pd)

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