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Diary of a Move (DOAM) – Intervista a Masako Matsushita

ITALIANA

Un dialogo con l’artista italo-giapponese sul progetto che è diventato un documentario per “italiana” portale della Farnesina per la promozione della lingua, della cultura e della creatività italiana nel mondo

 

ROMA – Masako Matsushita, artista del movimento italo-giapponese, nel marzo-aprile 2020, durante il periodo di lockdown ha reso partecipativo il suo processo creativo chiamato Diary of a Move (DOAM), che è diventato un documentario per italiana, con la regia di Matteo Maffesanti, nel contesto di OperaEstate Festival a Bassano del Grappa. Più di 60 cittadini provenienti da diversi Paesi sono diventati autori di diari, registrando i propri movimenti quotidiani. Da questo processo è scaturito un risultato multidisciplinare: un catalogo del patrimonio umano regalato alla città, una performance e una mostra personale al Museo Civico di Bassano del Grappa insieme a tutti i cittadini sul significato di movimento.

Come nasce Diary of a Move? Come attraversa l’esperienza, comune a tutti e così privata per ciascuno di noi, della pandemia?

Diary of a Move è un processo creativo che trova la sua origine nel 2012. Da quel momento sono stati sviluppati 2 capitoli.

Il primo capitolo, dal titolo UK30 (dove UK sta per Regno Unito e il numero 30 corrisponde ai giorni dedicati a Diary of a Move), si è svolto a Londra rimanendo una prima esplorazione personale, per costruirne le basi e determinarne i parametri. Cominciai a tenere un diario nel quale fissare un’azione scelta/selezionata nell’arco di una giornata per la durata di un mese. Mi chiesi al tempo: ‘E’ possibile trovare un’alternativa o affiancamento alla scrittura quotidiana attraverso il movimento? Cosa significa archiviazione del movimento e come posso metterla in atto? Se il diario è un luogo di testimonianza personale, come posso diventarlo anche con il corpo? Se il mio corpo fosse un museo, potrei creare una collezione e diventare tale collezione dentro e attraverso il corpo? Se raccolgo una serie di azioni in un determinato arco di tempo, riesco poi a risvegliarne la memoria di quel giorno a distanza di tempo? Quanti dettagli riesco a risvegliare?

Nel 2016 ebbe inizio il secondo capitolo dal titolo NOR14 | JP15 (dove NOR sta per Norvegia e JP per Giappone, i numeri corrispondono ai giorni dedicati a Diary of a Move nei corrispettivi Paesi). Questo passaggio fu fondamentale per la continuazione del processo poiché ebbi modo di unire i pezzi e valutarne il potenziale. Mi resi conto delle innumerevoli possibilità di registrazione e archiviazione di movimenti e peculiarità di due paesi distanti e dell’importanza di documentare/catturare informazioni. Realizzai una presentazione pubblica per raccontare e condividere il diario sottolineandone l’aspetto culturale, sociale, storico, geografico e di testimonianza collettiva.

Il terzo capitolo è iniziato durante il periodo di lockdown a marzo-aprile 2020 con l’intenzione di espandersi grazie alla partecipazione di uno straordinario gruppo di persone. Insieme abbiamo indagato, ognuno confinato nelle proprie stanze, case, paesi, città, su come ci siamo mossi in un momento storico come questo. Circostanza che ci ha coinvolti a livello globale con il controsenso di confinarci non solo nel nostro Paese ma dentro le nostre mura.

Diary of a Move è un processo creativo che ha costruito una comunità nella distanza accompagnando persone di diverso background culturale e diverse generazioni nell’archiviare da prospettive personali e in modo creativo gesti e movimenti, per condividerli con gli altri e per costruire insieme un archivio di movimenti. Il progetto riunisce cittadini che hanno vissuto l’isolamento sociale di Covid-19 invitandoli a tenere un diario dei movimenti per un periodo di 14 fino a 30 giorni.

Diary of a Move genera processi creativi individuali, connette persone che non si sono mai incontrate prima vivendo in contesti diversi, costruisce un senso di appartenenza a un gruppo, sviluppa un senso di responsabilità condivisa, sviluppa il senso di valore nel lavorare e condividere insieme, sviluppa la consapevolezza collettiva nella costruzione di un capitale culturale comune.

Diary of a Move è anche il frutto di una relazione con le istituzioni che promuovono la danza sul territorio, il festival OperaEstate e il Comune di Bassano del Grappa. Come ha funzionato la collaborazione?

La collaborazione con lo staff di Operaestate Festival Veneto e CSC Centro per la Scena Contemporanea Casa della Danza del Comune di Bassano del Grappa è stata formidabile e davvero preziosa. E’ stata assidua e continuativa, fin dall’inizio della progettazione. Ciò che è diventato ora Diary of a Move non è solo il risultato della creatività dell’artista: dietro ad ogni grande lavoro c’è una grande squadra ed ogni figura è essenziale per la sua riuscita. Sono poche le volte in cui ho avuto modo di sentirmi parte di un gruppo di lavoro democraticamente coinvolto ed entusiasta, e questa è una di quelle. Persino membri dell’organizzazione hanno partecipato al processo creativo e questo mi ha riempita di immensa gioia perché vivere l’esperienza in prima persona ti permette di accedere alla comprensione del lavoro. Uno dei risultati evidenti di questa collaborazione è stato riconoscere le singole competenze, da parte di tutti, coinvolgendole fin dall’inizio nel realizzare un lavoro collettivo.

Altra collaborazione importante a sostegno del lavoro è il progetto Europeo Dancing Museums – The Democracy of Beings sostenuto da Creative Europe e partner quali: La Briqueterie – Centre de Développement Chorégraphique du Val-de-Marne (FR), Conseil General du Val-de-Marne – MAC VAL Musée d’art contemporain (FR), Comune di Bassano del Grappa (IT), Arte Sella (IT), Fondazione Fitzcarraldo (IT), Università Ca’ Foscari Venezia (IT), Tanec Praha (CZ), Dance 4 (UK), Stichting Dansateliers (NL), Mercat de les Flors (ES), Bundeskunsthalle (DE).

Come prosegue, ora, l’esperienza innovativa di DOAM? Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Diary of a Move, da cui prende il titolo del documentario DOAM, è come un vulcano: ha al suo interno un magma costantemente in ebollizione e in attesa, pronto all’eruzione di volta in volta. Quando erutta si fa sentire rappresentando l’unione di un’infinità di elementi, strati, spessori, temperature, voci e storie.

Attualmente sono alla ricerca di città che possano accogliere il processo creativo di Diary of a Move. Città disposte a collaborare insieme invitando il progetto e mettendolo a disposizione dei suoi cittadini. Mi piacerebbe poter raggiungere luoghi di identità ed esplorare subculture collocate al margine, al confine, silenziate al fine di raccogliere le loro storie e dargli voce.

Altro prossimo progetto è in collaborazione con Matteo Maffesanti, lo stesso regista di DOAM, con il quale stiamo preparando un video-danza su Diary of a Move con un formato esplorativo e innovativo che debutterà ad ottobre 2021.

Diary of a Move fa parte del programma Dance & Dramaturgy European Network (D&D EU) 2021 che fornisce ai coreografi il supporto di un drammaturgo nel processo creativo per il loro progetto di danza e l’opportunità di beneficiare di una residenza e di un’esposizione in vari luoghi europei. Le quattro sedi partner sono La Bellone Bruxelles (BL), Bora Bora Aarhus (DK), CSC Bassano del Grappa (IT), Théâtre Sévelin 36 Lausanne (CH). In questa occasione verrà realizzato uno spettacolo che racconterà le storie e il patrimonio raccolto fino ad ora.

Diary of a Move riflette sul corpo e sull’identità, singolare e plurale – tua e e di tutti. Anche un altro progetto di italiana, Ritratti di donne, lavora sul tema dell’identità, plurale e aperta, del nostro Paese. Vuoi commentarlo per le nostre lettrici e lettori?

Non mi ritengo una critica e nemmeno una scrittrice. È sempre stata dura per me dare voce e comunicare in parole ciò che elaboro e che genero. Approccio la stesura delle parole come se fosse una performance. Provo a commentare “Ritratti di donne” andando ad intuito ed elaborando frasi spontanee affidandomi a ciò che la lettura e la visione dei materiali presenti nella pagina dedicata mi ha ispirato.

“Ritratti di donne” suscita in me la curiosità di immergermi e lasciarmi trasportare da voci di donne coraggiose e determinate. Esplorando le biografie e i relativi video brevi, mi nutro di relazioni e conoscenza, di forza e ambizione, determinazione e complessità. Rifletto sul fatto che ascoltare la storia di una donna è come dar voce a quella di tantissime altre.

Bisognerebbe parlarne di più della nostra figura e ascoltare ciò che ha da dire, ciò che rappresenta lasciandole spazio in tutti i sensi. Rispettarne il suo corpo, la sua anima, i suoi silenzi e le sue passioni, le sue fragilità e potenzialità immensamente curatrici e generatrici di vita.

Mi chiedo: quando inizia la parola ‘donna’? È necessario oltrepassare una linea d’età predefinita o è l’esperienza a far emergere la parola? Come sarebbe poter mettere a confronto più generazioni?

Chi è Masako Matsushita?

Masako Matsushita si occupa di analisi del movimento attraverso processi di ricerca, progetti coreografici, installazioni performative ed esperimenti sociali. Crea strutture e ambienti per esplorare la presenza del corpo nel tempo e nello spazio attivando percezioni sensoriali, attraverso memoria e trasmissione, indagando modalità di archiviazione, collegando culture ed estetica, identità e tradizione.

È stata artista residente in Europa e all’estero, tra cui: Residency Unlimited (NY), Visual Arts Center Pescheria Pesaro (IT), Erkki Hirvela Atelier Jämsä, PimOff Milano, CSC Garage Nardini, Teatro sperimentale Pesaro, Teatro Petrella Longiano tra gli altri. Masako presenta le sue opere e lavora in collaborazione con altri artisti in festival tra cui CivitanovaDanza 2.0 IT, Revnedans e Sånafest (NO), Drodesera35 ° Motherlode (IT), 16 ° Quadriennale d’arte a Roma (IT), The Erotic Cloth (UK), Swallowsfeet (UK), Neu / Now (NL), ITS (NL), Festival Mutiny (IT), B-motion (IT), Haut Festival (DK), Prospettiva Danza (IT).

In collaborazione con l’artista norvegese Ingvild Isaksen formando il duo A MasIng Productions realizzando tra i vari lavori LAND SKAP vol.1 / vol.2 prodotto da Sånafest Festival con il supporto della sessione DE.MO./Movin’UP II 2016 e promosso dal Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo e GAI – Associazione per la tournée di giovani artisti.

Vincitrice del Premio Prospettiva Danza 2018. È stata selezionata per la New Italian Dance Platform 2019 e per Aerowaves Twenty20. Il lavoro UN/DRESS ha ricevuto interesse accademico. Barbara Brownie ne parla in Acts of Undressing Politics, Erotism and Discarded Clothing (2016), e Lesley Millar e Alice Kettle in The Erotic Cloth: Seduction and Fetishism in Textile (2018), entrambi libri pubblicati da Bloomsbury.

Masako collabora ai progetti europei quali: Dancing Museum – The Democracy of Being (2019/2021) con il supporto tra i partner italiani di CSC Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa con Arte Sella, Fondazione Fitzcarraldo, Università CA ‘Foscari, Vibes una performance audio-coreografica collettiva come promoter del progetto troviamo Orbe e le organizzazioni della danza CSC of Bassano del Grappa, Dansmakers ICK Amsterdam, C-DaRE and Ircam, e Dance & Dramaturgy European Network con partner quali Théâtre Sévelin 36 Losanna, La Bellone Bruxelles, CSC Bassano di Grappa e Bora Bora Aarhus.

Masako è uno dei fondatori di 4bid Gallery Amsterdam. (Inform)

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