ITALIANI ALL’ESTERO
Davanti alle Commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici
ROMA – Alcuni esponenti del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero sono stati ascoltati in Senato nell’ambito dell’audizione sul decreto legge semplificazioni (dl 76/2020) di fronte alle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Lavori pubblici. Michele Schiavone, Segretario Generale del Cgie, ha parlato del referendum e del rischio di riduzione del numero dei parlamentari italiani. Schiavone ha sollevato problemi organizzativi sulla ristrettezza dei tempi e sull’informazione adeguata ai connazionali ricordando che appena pochi giorni fa, il 28 luglio, scadeva il termine ultimo per consentire l’opzione di voto a tutti i cittadini italiani residenti all’estero. Schiavone che ha inoltre sollevato la questione del “diritto all’informazione diffusa e soprattutto alla partecipazione dei nostri connazionali all’estero”. Questo perché “mentre in Italia il Comitato tecnico-scientifico, insieme al Viminale, sta discutendo per far partecipare circa 20 mila italiani aventi diritto che saranno in quarantena o non effettivamente in condizione di partecipare al voto la questione resta ancora dubbia per oltre 1 milione di connazionali all’estero che vivono in America Latina, Usa, Oceania e Asia”, ha lamentato Schiavone opponendosi al cosiddetto election day. “Si parla di una riduzione da 1556 seggi a 550 cosa che è molto dubbia perché è difficile ridurli di oltre mille: una considerazione che è fuori luogo perché riduce la democrazia e la partecipazione”, ha concluso Schiavone prima di lasciare la parola a Silvana Mangione, Vicesegretario Generale Cgie per i Paesi anglofoni extraeuropei. Mangione ha ricordato che “il decreto semplificazioni attiene al rilancio dell’Italia e quindi nel rilancio dell’Italia i connazionali all’estero possono e devono giocare un ruolo importantissimo”, evidenziando gli oltre 6 milioni di iscritti all’Aire e le diverse decine di milioni di italo-discendenti. Mangione ha sottolineato l’importanza dell’insegnamento dell’italiano all’estero e quindi la necessità di “semplificare l’erogazione dei contributi che sono eternamente in ritardo, mentre per l’internazionalizzazione delle università serve la concessione dei doppi titoli con loro equipollenza, formando i giovani italo-discendenti quali esperti nei rapporti commerciali e finanziari con l’Italia”, ha rilevato Mangione ricordando anche i servizi d’identità digitale: l’accesso alla carta d’identità elettronica, che è stata largamente sponsorizzata dalle istituzioni, è infatti al momento impossibile per chi risiede in Australia, Canada, Usa e Sudafrica. (Inform)