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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Da “La Stampa.it”: Italicum, no alle preferenze per 35 voti

RASSEGNA STAMPA

 

Sì a premio e sbarramento: l’intesa tiene

Via libera della Camera ai pilastri del patto tra premier e Cav: il premio al 15%

Renzi ai suoi deputati Pd: «Mantenere gli impegni».Ma il partito è spaccato

 

 

ROMA – Niente “parità di genere per legge” e niente preferenze. Le liste dei candidati al Parlamento resteranno bloccate. Dopo la bocciatura delle “quote rose”, oggi la riforma elettorale è tornata alla Camera dei deputati per la votazione degli ultimi “ritocchi” al testo. Sembra reggere il patto sull’Italicum, ma la maggioranza “politica” che lo sostiene traballa e evita il passo falso per soli 35 parlamentari. 35 sono stati infatti i voti favorevoli all’emendamento sulle preferenze (264 contro i 299 contrari). Rispetto alla parità di genere si contano altre defezioni: i voti “mancanti” alla maggioranza “politica” che sostiene la riforma elettorale aumentano di 6 unità: prima sono stati 101 i voti mancanti all’appello e nell’ultimo voto sulle preferenze sono saliti a 117. E cresce il malumore in caso del Partito democratico. 

RENZI: «AVANTI AL SENATO» 

Questa mattina a tenere unito il partito ci ha provato il premier e segretario Matteo Renzi. «Se qualcuno non vuole votare oggi – ha insistito Renzi – lo deve spiegare bene fuori da qui. Vi chiedo, come Pd, di chiudere oggi o questo ricadrà su di noi», ha ammonito. Entro quindici giorni, ha poi aggiunto «sarà formalizzato un atto parlamentare su Senato e Titolo V». Così il premier Matteo Renzi parlando all’assemblea del Pd delle riforme costituzionali. Renzi annuncia che sarà convocata nei prossimi giorni una Direzione Pd sulla riforma del Titolo V. «Al Senato ne riparleremo, di quote e di altro», ha assicurato. In casa “azzurra”, invece si esulta. «L’accordo Berlusconi-Renzi sulla legge elettorale regge e questa è una buona notizia», dichiara il senatore di Forza Italia Altero Matteoli. 

PASSA LO SBARRAMENTO AL 37% 

Sì dell’Aula della Camera all’emendamento della Commissione alla legge elettorale che contiene il cosiddetto «algoritmo», ovvero la formula matematica che trasforma i voti in seggi, e le soglie di sbarramento. L’emendamento è passato a scrutinio segreto con 315 sì e 237 no. L’emendamento rappresenta il «cuore dell’Italicum. Prevede la soglia di sbarramento al 37% per ottenere il premio di maggioranza; quella del 4,5% di ingresso per i partiti in coalizione; quella dell’8% per i partiti non coalizzati e quella del 12% per le coalizioni. Il premio di maggioranza viene fissato al 15%. L’emendamento introduce, inoltre, il ballottaggio per le due coalizioni che ottengono più voti ma non superano la soglia del 37%.

OK ALLE SOGLIE DI ACCESSO 

L’Aula di Montecitorio ha approvato l’emendamento della commissione Affari costituzionali alla legge elettorale che fissa le soglie di accesso alla Camera. Via libera quindi al premio di maggioranza del 15% alla componente che raggiunge il 37% dei consensi, allo sbarramento del 12% per le coalizioni, del 4,5% su scala nazionale per i partiti in coalizione e dell’8%, sempre nazionale, per le formazioni non coalizzate. Sì anche all’introduzione del ballottaggio tra i due partiti o gli schieramenti che non arrivano al 37 per cento.

AFFOSSATE LE QUOTE ROSA 

Ieri l’Assemblea ha affossato le quote rose, dopo lunghissime riunioni, rinvii e trattative finite nel no di Montecitorio al 40% delle posizioni di capolista per le candidate (e il 60% ai candidati), alla parità di rappresentanza (al 50%) e all’alternanza di genere nella composizione delle liste. La legge elettorale si avvia comunque al primo sì, al governo va la delega per ridisegnare i collegi (non meno di 120) mentre Forza Italia ritira il cosiddetto «Salva Lega». Contrariata per l’esito del voto anche Laura Boldrini: «Come presidente della Camera rispetto il voto dell’Aula sugli emendamenti riguardanti la parità di genere. Ciò nonostante non posso negare la mia profonda amarezza perché una grande opportunità è stata persa, a detrimento di tutto il Paese e della democrazia».   (La Stampa.it, 11 marzo 2014)

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