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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Crisi in Afghanistan, gli interventi nell’Aula di Montecitorio dei ministri degli Esteri Di Maio e della Difesa Guerini

CAMERA DEI DEPUTATI

ROMA – In merito alla crisi in Afghanistan sono intervenuti in Aula, sia in Senato che alla Camera, il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “Prima ancora che come parlamentari o membri del Governo, quanto sta accadendo in Afghanistan ci chiama in causa come donne e uomini. Le immagini strazianti dei profughi e le aspettative di pace e sviluppo di un intero popolo ribaltate in pochi giorni non possono lasciarci indifferenti. Non ci lascia certo indifferenti la prospettiva che i progressi faticosamente raggiunti in 20 anni, soprattutto per le donne, possano essere cancellati. Lavoriamo perché ciò non avvenga. Vogliamo rimanere al fianco del popolo afgano”, ha esordito Di Maio nel suo intervento a Montecitorio evidenziando come questa crisi riproponga l’esigenza di un multilateralismo più efficace e inclusivo e, al tempo stesso, la necessità di una forte coesione europea in piena sinergia con i propri partner. “La risposta agli eventi delle ultime settimane in Afghanistan ha richiesto, sin da subito, uno sforzo di coordinamento internazionale senza precedenti. Sicurezza, gestione dei flussi migratori, contrasto al terrorismo e al narcotraffico, assistenza umanitaria, tutela dei diritti universali sono sfide che possono essere affrontate solo con un approccio a più dimensioni. Da settimane siamo in costante contatto con i principali interlocutori internazionali, utilizzando tutti i formati disponibili, dall’Unione Europea al G7, dalla NATO alle Nazioni Unite”, ha aggiunto Di Maio sottolineando come anche a livello bilaterale i contatti siano continui. “Oltre che con i colleghi europei, ho avuto nelle ultime settimane colloqui telefonici e incontri dal vivo anche con i miei omologhi di Stati Uniti, Russia, Cina, Canada e India”, ha aggiunto Di Maio rientrato da poco da una missione in Uzbekistan, Tagikistan, Qatar e Pakistan. “Con i vari interlocutori ho discusso di stabilità regionale, contrasto al terrorismo e lotta al traffico di droga. Abbiamo deciso di sviluppare una collaborazione su due fronti: maggiore sinergia tra le nostre intelligence e assistenza umanitaria ai rifugiati, con l’obiettivo di costruire un percorso comune per proteggere la popolazione civile e i soggetti più vulnerabili. Nei prossimi giorni avvieremo sul piano bilaterale i necessari contatti operativi”, ha precisato Di Maio che crede nella necessità di coinvolgere tutti gli attori internazionali per definire una strategia sostenibile nei confronti dell’Afghanistan. “Come Presidenza di turno, abbiamo proposto la piattaforma del G20, più ampia e inclusiva, per affrontare le principali sfide del dossier afgano. Stiamo verificando condizioni, modalità e tempistiche per un vertice straordinario dedicato all’Afghanistan che potrebbe essere preceduto da riunioni preparatorie dei Ministri degli Esteri”, ha aggiunto Di Maio puntualizzando come in pochi giorni siano state messe in salvo e trasferite in Italia 5.011 persone, di cui 4.890 afgani, più della metà donne e bambini. Il ponte aereo ininterrotto, realizzato grazie alla sinergia fra tutti gli alleati, ha consentito di far uscire dall’Afghanistan complessivamente oltre 120.000 persone, compresi interi nuclei familiari. “L’Italia, tra i Paesi europei, ha evacuato il maggior numero di cittadini afgani. Ringrazio il Ministro Guerini per lo straordinario lavoro svolto”, ha commentato Di Maio sottolineando come oltre al tema delle evacuazioni, il confronto multilaterale proceda su base quotidiana su altri fondamentali profili: contrasto al terrorismo e al narcotraffico, rispetto dei diritti umani e della libertà dei media, istituzione di un Governo inclusivo e rappresentativo. “Abbiamo contrastato il terrorismo in Afghanistan per vent’anni e siamo riusciti a raggiungere importanti risultati, anche al costo della vita di 54 militari italiani, a cui vanno il nostro ricordo e la nostra gratitudine”, ha concluso Di Maio evidenziando come, su sua proposta, il Consiglio dei Ministri abbia destinato 120 milioni di euro a iniziative di resilienza a favore della popolazione afgana, all’assistenza ai rifugiati nei Paesi limitrofi nonché alla partecipazione italiana all’attuazione di programmi internazionali di risposta alla crisi in Afghanistan. Nel frattempo si continuerà a lavorare anche nell’ambito del programma COVAX, perché prosegua con sempre maggiore efficacia l’azione di risposta alla pandemia in Afghanistan, dove sono già state consegnate 2,5 milioni di dosi.  La Farnesina assicurerà massima collaborazione anche nella predisposizione di percorsi per il diritto allo studio come strumento di accoglienza e integrazione, mettendo a frutto quanto sperimentato con successo negli ultimi anni. Infine c’è l’agenda “Donne, Pace e Sicurezza” delle Nazioni Unite, che dovrà includere iniziative per l’Afghanistan. In ambito NATO, Di Maio ha ribadito inoltre la necessità di condurre un’analisi onesta e approfondita sulle lezioni apprese con la conclusione della missione ‘Resolute Support’, possibilmente con una riflessione di ampio raggio chiamata ‘NATO 2030’, che include una revisione strategica.

Il Ministro della Difesa Guerini ha esordito ringraziando le Forze Armate italiane per l’impegno profuso in Afghanistan. “L’operazione ‘Aquila Omnia’ ha portato in Italia 5.011 persone, comprensive del personale della nostra ambasciata e altri cittadini italiani, di cui 4.890 afgani. Siamo di fronte ad un numero decisamente superiore a quello dei collaboratori diretti dei nostri contingenti e della nostra missione diplomatica e dei loro familiari dal momento che le attività di trasporto hanno riguardato anche attivisti dei diritti umani e dei diritti delle donne, giornalisti, membri delle istituzioni e collaboratori delle organizzazioni non governative italiane presenti sul territorio in questi anni, individuati con criteri analoghi e condivisi con gli altri Paesi alleati. Un’operazione prettamente militare che ha comportato un notevole sforzo organizzativo ed operativo sotto la guida del Comando operativo di vertice interforze, in uno scenario difficile e a tratti non permissivo”, ha spiegato Guerini parlando di “impresa straordinaria, merito innanzitutto delle donne e degli uomini in divisa, che hanno operato con dedizione e professionalità” e ricordando “le immagini drammatiche dell’aeroporto di Kabul che sono ancora davanti ai nostri occhi”. Guerini ha evidenziato come l’evoluzione della situazione in Afghanistan abbia colto di sorpresa l’intera comunità internazionale per la rapidità con cui è mutato il contesto politico-militare e per i conseguenti drammatici risvolti umanitari. “Esisteva la consapevolezza comune del rischio di una offensiva talebana nella fase immediatamente successiva al ritiro; allo stesso tempo, la NATO e la maggior parte degli analisti stimavano che l’efficacia delle forze di sicurezza afgane sarebbe stata perlomeno sufficiente a contenerla: una stima basata sulla larga superiorità numerica della forza afgana, sulla disponibilità adeguata di equipaggiamenti e sulle valutazioni positive in merito all’operato e alla preparazione dei militari locali, che negli anni più recenti avevano dimostrato una capacità operativa autonoma, frutto soprattutto dell’impegno nelle attività di addestramento svolte dalle forze NATO, anche in situazioni complesse. È tuttavia evidente come le cose non siano andate secondo le attese. I talebani si sono mossi per acquisire rapidamente obiettivi di elevata valenza operativa e tattica, quali i varchi di confine, i principali centri abitati e le vie di comunicazione verso la capitale: un risultato che è stato decisamente agevolato dalla quasi inesistente resistenza delle forze di difesa e sicurezza afgane”, ha lamentato Guerini invitando tutti a riflettere su cosa sia successo e su cosa non abbia funzionato. “La decisione della conclusione della missione ‘Resolute Support’ è stata condivisa in ambito NATO. Abbiamo sempre ritenuto che il dialogo intra-afgano e il mantenimento delle istituzioni repubblicane fossero le condizioni indispensabili per il futuro del Paese, ribadendo il nostro orientamento, condiviso anche da altri Paesi europei, circa l’esigenza di correlare le decisioni sulla conclusione definitiva della missione e la sua tempistica a progressi tangibili di queste condizioni”, ha precisato Guerini invitando a non dimenticare l’impegno nazionale di questi 20 anni nella più grande operazione militare che il nostro Paese ha conosciuto dal termine della Seconda guerra mondiale. “Naturalmente, siamo ben consapevoli che i fatti accaduti hanno reso palesi alcuni significativi punti critici, ma non possiamo avviare alcuna riflessione su quanto avvenuto senza ricordare le ragioni della missione e i risultati conseguiti. All’indomani del tragico attacco alle Torri Gemelle nel 2001, a seguito dell’invocazione del Trattato Nord Atlantico, siamo intervenuti con i nostri alleati per combattere il terrorismo globale, che aveva trovato, proprio in Afghanistan, un rifugio sicuro. La presenza di Al Qaeda nel Paese è stata resa inefficace; di questo dobbiamo riconoscere il merito, senza alcun dubbio, alla NATO e ai nostri 50 mila militari, che si sono avvicendati in questi 20 anni”, ha aggiunto Guerini sottolineando però la necessità di mantenere alta la guardia affinché non si corra il rischio di un deterioramento del quadro di sicurezza anche in altre regioni di elevato interesse strategico nazionale, come il Sahel e l’Iraq. “L’epilogo afgano ha rilanciato la discussione in merito al ruolo della NATO e dell’Unione europea nello scenario globale. La NATO è stata e resta l’organizzazione di riferimento per la nostra sicurezza, che garantisce protezione e deterrenza rispetto all’evoluzione del quadro geostrategico mondiale e che, prima di essere alleanza militare, è innanzitutto alleanza di valori. Le democrazie liberali e il loro patrimonio di valori e diritti sono un modello da difendere, che, pur a valle dell’indispensabile processo di riflessione ed analisi sugli esiti dell’esperienza afgana, dovrà continuare ad essere l’archetipo di riferimento del nostro peculiare apporto allo scenario di cooperazione e insieme di competizione del nuovo contesto globale. Il processo di revisione strategica ‘NATO 2030’ attualmente in corso dovrà tenere in assoluta considerazione quanto è avvenuto dal 2001 ad oggi nello sviluppare il nuovo concetto strategico di una NATO bilanciata, ma soprattutto l’idea di alleanza del futuro e delle sue relazioni con le altre grandi organizzazioni internazionali, prima tra tutte, l’Unione europea”, ha concluso Guerini. (Inform)

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