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L’Aula di Palazzo Madama ha approvato all’unanimità il disegno di legge volto a dichiarare monumento nazionale la piazza Caduti di Marcinelle e la Cappella delle Vittime di Marcinelle a Manoppello (Pescara)

SENATO DELLA REPUBBLICA

Il provvedimento passa all’esame della Camera

ROMA – L’Aula del Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge  Sigismondi ed altri  “Dichiarazione di monumento nazionale della piazza Caduti di Marcinelle e della cappella delle Vittime di Marcinelle a Manoppello, in provincia di Pescara”. Nel suo intervento il relatore Paolo Marcheschi (FdI) ha ricordato che il provvedimento individua due spazi distinti che costituiscono il fulcro della memoria collettiva della comunità abruzzese e nazionale: il primo è la Piazza Caduti di Marcinelle, che, come si legge nella relazione illustrativa, ospita lapidi commemorative e un monumento-fontana, opera dello scultore Pietro Cascella. La piazza è arricchita da un carrello di carbone, simbolo del legame storico e lavorativo fra le miniere locali della Majella e quelle belghe. Il secondo è la Cappella della Memoria, eretta nel 1957 presso il cimitero comunale, che accoglie le spoglie di ben 22 minatori manoppellesi. “Il sito rappresenta il tributo di sangue versato dall’emigrazione italiana e il dolore di un intero territorio”, ha spiegato Marcheschi sottolineando come la tragedia di Marcinelle sia assurta a “simbolo del sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo, tanto da essere celebrata annualmente l’8 agosto come Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Nell’ambito delle dichiarazioni di voto è intervenuto il senatore Enrico Borghi (IV) che ricordato come  Marcinelle non sia stato l’unico dramma dell’emigrazione italiana. “Pensiamo anche a quello che accadde a Mattmark poco più di cinquant’anni fa: anche in quel caso gli emigranti arrivavano tutti da quelle parti d’Italia che maggiormente soffrivano la contraddizione, la complessità e la sperequazione di uno sviluppo che nel nostro Paese aveva favorito alcuni e colpito altri. Quindi, da questo punto di vista, dobbiamo avere la consapevolezza che il ricordo di quelle vittime, di quei caduti deve anche essere il monito per costruire le condizioni affinché nessuno si senta più in bisogno di abbandonare il proprio Paese, la propria contrada, la propria terra, per trovare, attraverso il lavoro, la propria legittimazione, il proprio diritto e la propria dignità”, ha evidenziato Borghi. Ha poi preso la parola la Michaela Biancofiore (Udc – Noi Moderati ) che ha sottolineato come sia doveroso per l’Italia, “tutelare la memoria anche attraverso lo strumento della legge”. Biancofiore ha invocato una memoria condivisa e sottolineato che , “quando la memoria non ci sarà più, ci saranno per fortuna le leggi a ricordare un fatto tragico della storia”. Dal canto suo il senatore Tino Magni (AVS) ha evidenziato la necessità di ricordare quei minatori, quelle persone che pure sono state costrette a lasciare il proprio Paese, la propria terra, per cercare un futuro migliore pagando un prezzo elevatissimo. “Il nostro è un Paese di emigranti, che hanno girato tutto il mondo. Il problema è che questo fatto ci interroga sul perché ancora oggi molte persone siano costrette a emigrare dal proprio Paese. Sono costrette a emigrare anche perché ci sono le guerre e quindi credo che dovremmo fare una politica di pace, dato che la guerra molto spesso porta con sé povertà, morte e anche emigrazione”, ha aggiunto Magni. Ha poi preso la parola Mario Occhiuto (FI) spiegando che “la memoria di Marcinelle appartiene all’Italia” ed è per questo che “la Piazza e la Cappella di Manoppello, che oggi dichiariamo monumento nazionale, sono i luoghi nel quale quella memoria continua a vivere”. Occhiuto ha anche sottolineato il concetto di “lavoro” che va oltre l’idea del semplice stipendio o mantenimento ma diventa “il modo con cui una persona cerca il proprio posto nel mondo”. Dopo l’intervento di Gabriella Di Girolamo (M5S), che ha rilevato come “questo provvedimento voglia  valorizzare uno spaccato della storia italiana e in particolare uno spaccato della storia dell’emigrazione italiana negli altri Paesi europei”, ha preso la parola Marco Dreosto (Lega). Il sentore ha spiegato che “quella tragedia nacque da un errore di manovra, da un impianto che non resse, da controlli di sicurezza che allora semplicemente non esistevano nella forma in cui oggi, fortunatamente, li conosciamo”.  E’ stata poi la volta della senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale, che ha rilevato come quella di Marcinelle rappresenti la prima e più grande tragedia che abbia colpito l0emigrazione italiana in Europa e, pur essendo la terza per numero di vittime tra le tragedie che hanno coinvolto gli emigrati italiani all’estero (dopo Monongah e Dawson negli Stati Uniti), è quella che più di ogni altra è rimasta impressa nell’immaginario collettivo, come simbolo del sacrificio di un’intera generazione che ha lasciato il proprio Paese nella speranza di costruire una vita migliore per sé e per la propria famiglia. “Uomini, donne, spesso giovanissimi, che hanno conosciuto il dolore della partenza, la distanza dagli affetti, la fatica dell’integrazione, spesso affrontando, com’è stato sottolineato, lavori durissimi, in condizioni difficili e prive di adeguate tutele. Persone che, nonostante le tante, difficoltà, hanno contribuito con il proprio impegno e sacrificio alla crescita dei Paesi che li hanno accolti, senza mai interrompere il legame con la propria terra di origine”, ha sottolineato La Marca.  E’ infine intervenuto Etelwardo Sigismondi (FDI) che ha rilevato come “dietro ciascuna di quelle vite spezzate ci siano storie, sogni infranti e famiglie dilaniate dal dolore; ci sono giovani mogli rimaste sole e figli che non hanno mai potuto crescere con l’affetto e la guida dei loro padri”. Sigismondi ha spiegato come questo disegno di legge, che porta la sua firma, parli di uomini che lasciavano l’Italia insieme alle loro giovani mogli e ai loro piccoli figli. “Erano pronti a separarsi dai propri paesi, dagli affetti più cari e dalle proprie radici, portando con sé valigie spesso di cartone contenenti pochi abiti e pochi oggetti personali, ma colme di speranze; la speranza di un lavoro, di un futuro migliore, di poter offrire ai propri figli una vita più dignitosa e opportunità che loro non avevano mai avuto”, ha evidenziato Sigismondi che ha aggiunto come questa tragedia imponga non solo un dovere di memoria storica ma anche il dover garantire oggi la sicurezza nei luoghi di lavoro. (Inform)

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