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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Convegno alla Farnesina “La gestione sostenibile del territorio, ridurre le minacce globali, proteggere le risorse locali”

 

FARNESINA

Convegno promosso dalla Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo

 

Sono intervenuti Monique Barbut (Unccd) Giampaolo Cantini (Ministero Esteri), Francesco La Camera ( Ministero Ambiente)

 

ROMA – Il degrado dei suoli non rappresenta solo una ferita per l’ecosistema, ma è causa di povertà, insicurezza e fughe verso destini migliori, per questo il recupero dei territori può contribuire a combattere i cambiamenti climatici, a preservare la fertilità e le opportunità tradizionali di reddito e quindi a stabilizzare le società fragili. È questo il messaggio lanciato dal Segretario esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite per Combattere la Desertificazione (Unccd), Monique Barbut, intervenendo al convegno “La gestione sostenibile del territorio, ridurre le minacce globali, proteggere le risorse locali”, promosso oggi alla Farnesina dalla Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo.

All’evento sono intervenuti anche il Direttore Generale della Cooperazione italiana allo Sviluppo, Giampaolo Cantini, e il Direttore generale per lo Sviluppo sostenibile, il danno ambientale e i rapporti con l’Unione europea e gli organismi internazionali del Ministero dell’Ambiente, Francesco La Camera. Nel mondo, ha ricordato Barbut nel suo intervento, 1,9 miliardi di ettari e 1,5 miliardi di persone sono colpite dal degrado dei terreni e ogni anno 12 milioni di ettari di terreno vanno persi, mentre il 50 per cento terreni agricoli sono oggetto di degrado. ”Questo ha un forte impatto sulla sicurezza alimentare di milioni di persone”, ha aggiunto il Segretario esecutivo Unccd, sottolineando che il degrado dei terreni e i cambiamenti climatici sono due elementi strettamente correlati.

La scarsità di generi alimentari e di acqua, ha poi aggiunto la Barbut, ”genera un aumento della concorrenza”, il che porta milioni di persone ad emigrare. “Le migrazioni forzate nei prossimi decenni raggiungeranno livelli senza precedenti: si stima che nel 2020 circa 60 milioni di persone avranno lasciato le aree di degrado in Africa sub-sahariana e che 3,4 miliardi di persone vivranno in zone a rischio nel 2025. Se le migrazioni non sono un’opzione, non lo sono neppure gli estremismi e i conflitti”, ha spiegato la Barbut, ricordando che le radici degli estremismi vanno identificate in parte nel degrado delle terre e nella siccità, come nel caso delle aree del Lago Ciad, del Sahel, del Corno d’Africa e di alcune aree del Medio Oriente.

“Si calcola che il 60 per cento dei conflitti scaturisca dalla scarsità di risorse naturali”, ha sottolineato la rappresentante dell’Unccd. Per invertire la tendenza, ha concluso la Barbut, ”assicurare la salute e la produttività della terra è una valida via d’uscita”: ciò potrà avvenire lungo tre direttrici principali: porre fine alla perdita della produttività e al degrado del suolo; promuovere la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici; rafforzare la sicurezza alimentare e idrica a livello nazionale, investendo nella gestione sostenibile dei suoli.

Come ricordato dal Direttore Generale Cantini, ”non può esserci agricoltura sostenibile senza un saggio uso dei suoli e senza la gestione del territorio; allo stesso modo, non si può mantenere una equa disponibilità delle risorse idriche e preservare la biodiversità senza una lungimirante politica di gestione dei territori”. Lo stesso problema dei cambiamenti climatici deriva spesso da ”un uso non pianificato dei suoli e della loro capacità di generare beni e servizi essenziali per l’umanità. In questa prospettiva – ha spiegato Cantini – i suoli possono valere come contesto su cui pianificare un saggio ma complesso mix di politiche di sostenibilità e di scelte di sviluppo”.

Allo stesso tempo, ha proseguito il Dg, la Cooperazione italiana ha una particolare sensibilità alla tematica migrazioni e sviluppo, ”che consideriamo un’importante opportunità”, dal momento che gli strumenti delle rimesse e il ruolo diaspore possono essere un ”fattore decisivo” per lo sviluppo. ”Su questo abbiamo costruito un importante consenso, essendo state approvate in sede di Consiglio Sviluppo le Conclusioni significative nel dicembre scorso, e questo esercizio sta confluendo nella più generale elaborazione, coordinata dal Commissario europeo Avramopoulos, di un’agenda per le migrazioni che verrà elaborata nei prossimi mesi”, ha concluso Cantini. (www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it /Inform)

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