CONSIGLIO ITALIANO PER I RIFUGIATI
Un’iniziativa promossa dal Cir insieme ad oltre 50 organizzazioni della società civile facenti parte della Rete europea sull’apolidia in occasione del 60° anniversario della Convenzione sul tema non ancora ratificata da 4 Paesi dell’Unione
ROMA – Oltre 50 organizzazioni della società civile in Europa, tra cui il Consiglio Italiano per i Rifugiati, riunite nella Rete europea sull’apolidia ENS (European Network on Statelessness), hanno consegnato al Parlamento Europeo una petizione per chiedere la tutela delle persone apolidi in Europa. La consegna avviene in occasione del 60° anniversario della Convenzione sulle persone apolidi, non ancora ratificata – si legge nella nota diffusa dal Cir in proposito – da quattro Paesi membri dell’Unione Europea. L’iniziativa fa parte di una campagna più ampia che riunisce una vasta gamma di attori per spingere l’Unione Europea affinché i Paesi membri tengano fede all’impegno assunto nel 2012 di ratificare la Convenzione entro il 2014.
Per sostenere questa campagna sono stati realizzati vari eventi in molti paesi tra cui Belgio, Ungheria, Irlanda, Italia, Polonia e Slovacchia ed è stato raccolto un nuovo rapporto con alcune testimonianze di apolidi, voci troppo a lungo inascoltate che raccontano in modo potente l’impatto dell’apolidia sulla vita delle persone che risiedono in Europa, senza nazionalità.
“Il significato dell’apolidia? È come morire e non andare né in paradiso né all’inferno – spiega una delle testimonianze raccolte, – bloccato nel mezzo. Immagina come sarebbe la tua vita senza passaporto e senza appartenere a nessun luogo”.
La petizione e la pubblicazione focalizzano l’attenzione su questi “fantasmi legali” ignorati per troppo tempo. “È evidente che i Paesi europei devono agire ora e anche l’Italia deve essere tra questi – afferma il Consiglio Italiano per i Rifugiati. “Le persone apolidi spesso affrontano anni di incertezza, emarginazione e il rischio di detenzione amministrativa. Tuttavia la soluzione, nella sua complessità, può essere semplice – segnala il Cir – e può essere raggiunta attraverso una procedura di riconoscimento dello status di apolide che sia giusta, equa, accessibile ed efficace”.
La petizione è stata consegnata nel corso dell’evento ospitato dal Parlamento europeo intitolato “Proteggere le persone apolidi in Europa”, cui ha partecipato per il Cir il direttore Christopher Hein. (Inform)