ATTIVITA’ PARLAMENTARE
(Fonte immagine Camera dei Deputati)
ROMA – Si è tenuta presso le Commissioni riunite Esteri-Difesa di Camera e Senato l’audizione informale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Giuseppe Cavo Dragone, nell’ambito dell’esame della Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione – riferita all’anno 2023 – anche al fine della relativa proroga per l’anno in corso. Nel suo intervento Dragone ha voluto fornire un quadro d’insieme sulle missioni all’estero dell’Italia. “Dobbiamo guardare alla geopolitica di oggi e a quella di domani con grande realismo. Anche il terrorismo ha rialzato la testa nei giorni scorsi con l’attentato a Mosca: il terrore va condannato sempre, in qualunque circostanza. Lo scenario globale, già fortemente compromesso, rischia di complicarsi ancora di più”, ha esordito Dragone sottolineando come l’impegno per la stabilità internazionale sia destinato ad aumentare. “Un sano esercizio di realismo ci deve portare a considerare la Nato come il solo e vero scudo di cui disponiamo per difendere libertà e democrazia”, ha aggiunto Dragone evidenziando come il fianco est dell’Alleanza sia in questo momento particolarmente delicato parlando di uno scenario più largo rispetto alla sola Ucraina includendo ad esempio anche Georgia e Moldova nel loro percorso di avvicinamento euro-atlantico. Dragone ha posto in evidenza come la guerra in Ucraina sia destinata ad avere ripercussioni a lungo termine e su scala globale anche nel caso in cui il conflitto in se stesso terminasse a breve; un discorso analogo può essere fatto per la crisi in Medio Oriente. C’è poi una fascia di instabilità che percorre più o meno da est a ovest il cosiddetto Mediterraneo allargato passando attraverso buona parte del continente africano: uno scenario che è in grado di condizionare scambi commerciali, approvvigionamenti energetici e flussi migratori. Infine Capo di Stato Maggiore ha rilevato l’importanza di rafforzare i legami di cooperazione con i Paesi partner all’interno dell’area dell’Indo-Pacifico, la cui stabilità è connessa a quella di zone strategiche più vicine. “La complessità dello scenario geopolitico attuale e l’estensione delle minacce alla sicurezza internazionale sono all’origine del dispiegamento delle nostre forze armate all’estero”, ha spiegato Dragone. L’appartenenza al perimetro euro-atlantico comporta per l’Italia la partecipazione a 9 missioni della Nato, 8 dell’Unione Europea, 5 delle Nazioni Unite, 14 iniziative condotte su base bilaterale o in specifiche coalizioni. Ci sono state poi due nuove missioni più recenti: l’operazione Levante e l’operazione Aspides. Dragone ha ricordato come, all’interno delle diverse missioni, l’Italia avrà anche vari compiti di comando. “Le cosiddette geometrie variabili euro-atlantiche sono uno strumento prezioso di cooperazione che deve essere certamente potenziato”, ha aggiunto Dragone. Europa orientale, Balcani occidentali, Medio Oriente e Africa sono pertanto gli scenari rimarcati da Dragone che si è anche soffermato su alcune caratteristiche specifiche dell’operazione Aspides, che ha l’obiettivo di difendere la navigazione nel Mar Rosso. Con riferimento al Mediterraneo allargato e all’Africa, Dragone ha precisato che occorre mantenere un giusto equilibrio tra le rispettive esigenze; reciprocità e condivisione dei risultati possono essere la chiave di volta verso un nuovo modello di cooperazione: a tal proposito è stato menzionato il Piano Mattei. “Il quadro delle operazioni per il 2024 mette in luce uno sforzo importante e un contributo rilevante alla pace, alla stabilità, alla sicurezza e alla prosperità del nostro Paese”, ha sottolineato Dragone che, nel rispondere agli interventi di alcuni parlamentari, ha infine voluto lanciare una riflessione anche su un eventuale nuovo binomio tra Unione Europea e Nato, senza duplicazioni e sovrapposizioni. (Inform)