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Cgie, conferenza stampa sui pareri di Avvocatura dello Stato e Maeci in merito alla richiesta di svolgimento di un’ultima plenaria in presenza

CGIE

 

 

ROMA – Si è tenuta una conferenza stampa del Cgie sulla questione dell’impossibilità a svolgere un’Assemblea Plenaria in presenza da parte del Consiglio Generale uscente per questo finale di mandato. Il Segretario Generale Michele Schiavone in apertura ha sottolineato  come “gli uffici giuridici della Farnesina abbiano dato parere sfavorevole sulle attività in presenza richieste dal Cgie” per queste ultime settimane di fine mandato, che separano l’attuale consiliatura dalle elezioni di aprile per il rinnovo del Consiglio Generale degli italiani all’estero. Nella conferenza stampa è stata illustrata anche la risposta dell’Avvocatura dello Stato in merito al parere richiesto dallo stesso Consiglio Generale sull’operatività del Cgie fino alla scadenza del mandato. “Abbiamo sollecitato l’amministrazione a verificare eventuali soluzioni da quando abbiamo saputo di questa decisione. Tutto questo ci porta ad affermare che il futuro Cgie, per evitare il ripetersi di questo precedente, dovrebbe assumere l’impegno a rimediare a questa decisione”. Secondo Schiavone in questo contesto non bisogna confondere i ruoli di Comites e Cgie: “E’ importante che, nella prossima consiliatura, queste interpretazioni vengano risolte. Da parte nostra, continuiamo a svolgere le nostre funzioni fino a scadenza”, ha aggiunto  il Segretario Generale ricordando tra i vari impegni anche quelli profusi dal Cgie in azioni di sostegno e solidarietà per quanti stanno subendo le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina. Tornando alla mancata possibilità di svolgere un’ultima plenaria in presenza, Schiavone ha espresso dissenso verso quest’occasione mancata che “avrebbe consentito di mostrare il lavoro svolto dai colleghi che in questi sei anni hanno lavorato tantissimo con proposte di legge articolate”. Fabrizio Benvignati (CGIE/ACLI) si è chiesto se il Cgie sia in regime di prorogatio oppure no. “Abbiamo pareri che sono orientativi ma senza nessuna decisione giurisdizionale che ci dica quale applicare: spetterà al nuovo Cgie chiarire tali interpretazioni per ottenere delle decisioni valide”, ha commentato Benvignati andando al nodo cruciale della questione ossia: in regime di prorogatio si possono espletare solamente gli atti definiti come indifferibili o anche la gestione corrente e ordinaria, che pure necessita di poter utilizzare dei fondi? Proprio sulla questione dell’uso dei fondi si incentra il punto che ruota attorno al dilemma: la plenaria in presenza sarebbe fattibile oppure no in termini di spesa? “La convocazione di un’assemblea plenaria, avente per oggetto la chiusura della consiliatura, non mi pare che sia un atto di indirizzo e quindi non ci sarebbe alcuna alterazione”, ha esposto Benvignati.

Silvana Mangione (Vicesegretario Generale del CGIE per i Paesi anglofoni extraeuropei) ha ricordato come i membri del Cgie restino in carica per la stessa durata dei membri del Comites. “E’ errato però parlare di membri per parlare degli organismi”, ha spiegato Mangione che ha voluto ricordare due episodi che, di fatto, rappresenterebbero un precedente interpretativo della norma diverso da quello attuale. Nel 1996 il Cgie avrebbe dovuto rinnovarsi ma ciò avvenne con discreto ritardo, prorogandone i tempi, perché si stava discutendo una modifica della legge istitutiva: Sottosegretario agli Esteri era Piero Fassino che convocò una seduta straordinaria plenaria quindici giorni prima delle assemblee territoriali per il rinnovo del Cgie. “L’uscente è in carica finché non si insedia il subentrante”, ha sottolineato Mangione andando al secondo esempio avvenuto nel 2015: stavolta con riunione del comitato di presidenza in un arco temporale dilatatosi per questioni relative alle nomine governative e quindi con il nuovo Cgie che si insedia a fine marzo 2016. Andrea Mantione (CGIE/Paesi Bassi) ha a sua volta rilevato: “Il comitato di presidenza dovrebbe decidere se serve fare un ricorso: ma non per noi quanto per l’istituzione stessa del Cgie”.

Franco Dotolo (CGIE/Migrantes) ha chiesto cosa debba intendersi per “ordinaria amministrazione quando un rendiconto da lasciare agli altri è un atto dovuto”. Dotolo ha anche evidenziato problemi derivanti dalla burocrazia.

L’avvocato Francesco Rossi – che ha assistito il Cgie in questa problematica –  si è soffermato sulle indicazioni dell’ufficio giuridico del Ministero riguardo l’attività che il Cgie avrebbe potuto porre in essere in attesa del suo rinnovo. “Nel parere dell’ufficio giuridico venivano poste questioni che potevano limitare l’azione del Cgie”, ha affernato Rossi sottolineando l’aspetto della tendenziale sovrapposizione tra Comites e Cgie basata sul concetto di durata dei mandati, di coordinazione tra i due organi rappresentativi e in ultimo sulla composizione delle stesse assemblee Paese di cui fanno parte anche i membri del Comites: quindi secondo l’avvocato l’assunto da cui sarebbero partiti i pareri – sui quali ha basato la propria obiezione il Cgie  – sarebbe che vita e sussistenza del Consiglio Generale siano in qualche misura direttamente connesse a quelle dei Comites. Rossi ha invece rilevato come vi sia una diversa natura tra Cgie e Comites lì dove l’integrazione tra le due tipologie sia volta solamente a rendere la rappresentanza degli italiani all’estero più congrua e dinamica. Stando all’analisi dell’avvocato, il Cgie non sarebbe un mero ente esponenziale dei Comites: lo si dimostrerebbe già solo tutta la storia che c’è dietro la creazione rispettivamente di Cgie e Comites. “Abbiamo anche evidenziato che non è un requisito essenziale essere membro dei Comites ai fini di essere eletto nel Cgie”, ha aggiunto Rossi domandandosi quindi per quale ragione l’attuale disciplina coordini in modo così forte i due organi che, pur interagendo molto, sono allo stesso tempo però diversi tra loro. L’avvocato si è poi soffermato sul concetto di prorogatio rilevando come questo nacque a seguito di una sentenza della Corte costituzionale che ebbe ad evidenziare come il principio non poteva essere quello di una durata senza limiti di un organo non rinnovato e impose la previsione della norma generale di prorogatio, da affidare al legislatore che doveva prevedere una cessata vigenza: la norma generale prevede una prorogatio di 45 giorni. Quindi il Cgie è in prorogatio?. Secondo l’Avvocatura il Cgie attualmente lo sarebbe, con tutte le limitazioni del caso,  mentre per l’avvocato Rossi il Consiglio Generale sarebbe ancora nel  pieno del suo mandato e quindi in grado di convocare una riunione in presenza. Una Plenaria che, come ricordato da Schiavone, in ogni caso, per mancanza di tempi tecnici, non potrebbe più essere convocata. (Inform)

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