INTERVENTI
Con una lettera al segretario generale e ai colleghi del CGIE
“Il numero dei Comites si è ridotto drasticamente e ci si avvia alla chiusura dei Patronati che rappresentano uffici di frontiera tra la comunità e il Consolato”
TORONTO – Il taglio di circa il 40% previsto dalla legge di stabilità per i fondi ai Patronati mi lascia ancora una volta senza parola per la gravità della misura che si intende adottare e per le conseguenze letali che ricadranno soprattutto sugli italiani nel mondo.
Per mia formazione mentale e per le mie convinzioni ideologiche sono stato sempre contro i cosiddetti poteri forti tra i quali certamente i sindacati, vero obbiettivo che il Governo vuole colpire, possono essere inseriti e con i sindacati anche i patronati.
Ma questa volta non posso non urlare il mio sdegno per la misura che si intende adottare.
Purtroppo i nostri governanti programmano il loro impulso di governo senza guardare al di la della punta del loro naso.
Basti pensare alla legge Fornero, grave iattura per il Paese, ed alle conseguenze che la stessa ha prodotto.
Si è imposta una legge per risparmiare qualche milione sul bilancio delle pensioni ma con conseguenze a dir poco disastrose.
Con questa legge si è stabilito di mantenere in servizio lavoratori oltre il limite di età ragionevole che aveva governato l’età pensionabile per decenni.
Al momento dell’approvazione della legge la disoccupazione giovanile, se non vado errato, ruotava intorno al 20% poco più o poco meno.
A circa due anni dalla approvazione della stessa la disoccupazione giovanile ha superato il 40% e i danni soprattutto sul morale dei cittadini ( i pensionati che devono mantenere i nipoti, i genitori che non riescono a vedere i figli sistemati, i giovani che non hanno prospettive) sono incalcolabili e incidono sulla fiducia e sulla voglia di affrontare il futuro degli italiani.
Con il provvedimento che si intende adottare si sta compiendo lo stesso errore della legge Fornero con conseguenze che ricadranno con maggiore pericolosità sugli italiani che vivono fuori d’Italia.
Con l’approvazione della proposta certamente si risparmierà una manciata di milioni, ma le sedi di Patronato all’estero partendo dalle sigle con minor peso, estendendosi poi il fenomeno a macchia d’olio, chiuderanno gli uffici, anche e soprattutto per riversare le risorse in Italia dove gli interessi sono maggiori.
Cosà succederà per noi italiani all’estero? Si chiudono i Consolati, quelli che rimangono aperti lavorano con personale al di sotto, e di molto, dell’organico previsto. Il numero dei Comites si è ridotto drasticamente e ci si avvia alla chiusura dei Patronati che rappresentano uffici di frontiera tra la comunità e il Consolato.
Quale sarà il caos che regnerà all’estero con i Consolati che non avranno più i Patronati a svolgere quell’importante lavoro preparatorio, e per di più gravati per il lavoro istituzionale dei Patronati (domande di pensione, certificati di esistenza in vita, red, ed altro).
Ma vi è anche un altro aspetto che mi preme sottolineare. Il taglio non avviene su fondi messi a disposizione dal Governo, ma dalle tasche dei lavoratori che contribuiscono al fondo con il pagamento dei loro contributi.
Non credo che sia tanto fuori luogo pensare che ci troviamo di fronte ad un atto illegittimo che il CGIE deve assolutamente tentare di evitare con un intervento duro e fermo della sua massima espressione, il Segretario Generale.
Condivido, infine, e le sottoscrivo, le valutazioni del collega Nardi e il suo invito alla mobilitazione che credo debba essere non solo spontanea ma, per essere maggiormente efficace, con un minimo di coordinamento.
Auguro alle comunità, al CGIE, ai colleghi e a me stesso, che dall’impegno di tutti si possano, in questa vicenda raggiungere risultati concreti e chiudere questa nostra decennale esperienza in modo ancora più positivo. (Carlo Consiglio* – Inform)
* Componente del CGIE, Toronto (Canada)