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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Brexit, l’Ambasciatrice UK in Italia Jill Morris in audizione alle Commissioni Esteri e Politiche Ue della Camera

CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

ROMA – Presso le Commissioni riunite Esteri e Politiche Ue della Camera si è svolta l’audizione  dell’Ambasciatore del Regno Unito in Italia, Jill Morris, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui negoziati relativi alla Brexit e sul relativo impatto per l’Italia. Come ricordato dal Presidente della Commissione Esteri, Piero Fassino, è stato raggiunto in extremis l’accordo di scambio tra UK e Ue: entro marzo 2021 sarà dato seguito all’accordo che non prevede la ratifica dei singoli Stati membri. L’accordo si basa su tre pilastri: libero scambio, partenariato per la sicurezza dei cittadini nel contrasto a crimine e terrorismo, visione orizzontale di governance al fine di non creare disparità tra i partner.

Dal 1 gennaio 2021 non è previsto alcun quadro concordato per la sicurezza comune e la politica estera ‘europea’ nei riguardi di Paesi terzi. “Le relazioni tra UK e resto d’Europa non sono né ovvie né scontate se si considera che dalla Guerra dei Cent’Anni in poi la Gran Bretagna ha cercato fortuna altrove, pensando di non avere futuro in Europa e diventando poi una potenza mondiale. La Brexit rischia di rappresentare un’altra lacerazione dopo il riavvicinamento del Regno Unito all’Europa attraverso l’Ue”, ha spiegato Fassino dando una chiave di lettura storica ai rapporti non sempre facili tra questi due mondi politici all’interno dello stesso continente culturale e geografico. Per l’Ambasciatrice Jill Morris l’accordo raggiunto tra UK e Ue, a ridosso della fine del periodo transitorio, è comunque “una buona notizia”: le principali tensioni si erano, soprattutto nelle ultime settimane, concentrate proprio sul fronte commerciale per il transito delle merci e la pesca nel Canale della Manica, fonte di contenzioso politico in particolare tra Inghilterra e Francia. “Il Regno Unito sarà sempre parte dell’Europa benché al di fuori dell’Ue, quindi sarà un amico e alleato: sarà legato alla Ue non solo per ragioni culturali ma anche perché 4 milioni di cittadini europei continuano a vivere e lavorare in UK dando un contributo prezioso alla nostra società ed economia”, ha precisato Morris parlando dunque di un accordo di libero scambio che “suggella gli interessi delle aziende, dei lavoratori e dei cittadini su entrambi i fronti della Manica: un accordo giusto e bilanciato che rispetta l’indipendenza di Regno Unito e Ue, con la pacifica convivenza delle due Irlande”. L’accordo fornirebbe anche la base per rimodulare le relazioni alla luce dei cambiamenti derivanti dall’uscita dal mercato unico europeo da parte dell’UK: non ci saranno dazi – bensì controlli doganali e regole ben precise per il trasporto merci – mentre invece ci saranno misure di supporto per il commercio. Dallo scorso settembre l’UK sta informando le aziende europee su come prepararsi ad affrontare le misure doganali. “Nel 2020 l’Italia è stato il decimo partner del Regno Unito ed i flussi commerciali bilaterali hanno visto una crescita continua negli ultimi anni toccando i 40 miliardi di sterline: abbigliamento ed agroalimentare sono i settori principali”, ha spiegato Morris sottolineando il calo registratosi nel 2020 per via delle conseguenze della pandemia. Anche l’Ambasciata del Regno Unito è da tempo a lavoro con le istituzioni italiane per far fronte alle regole commerciali. Su cittadini, studenti e mobilità in generale, la fine della libera circolazione è uno degli aspetti più visibili del periodo di transizione. Fatto salvo dunque, in termini di diritti già acquisiti dai cittadini comunitari, quanto stabilito tra le parti per il periodo transitorio, le nuove e più restrittive regole di soggiorno non si applicheranno a quanti si recheranno nel Regno Unito per turismo o per partecipare ad eventi lavorativi soggiornandovi per un massimo di tre mesi. Diversa è la situazione di chi volesse trasferirvisi o fosse alla ricerca di un’occupazione: in tal caso servirà un visto. Diverse agevolazioni sull’emissione dei visti sono previste per ricercatori o dottorandi o studenti: per quanto concerne gli scambi studenteschi, l’UK si tirerà fuori dal programma Erasmus creando un programma proprio, mentre ci saranno visti semplificati per soggiorni linguistici. Una parte consistente dell’accordo riguarda la sicurezza e il contrasto al terrorismo, così come la tutela della salute e dei diritti dei consumatori, ma anche la lotta ai cambiamenti climatici.

Emanuela Rossini, Vicepresidente della Commissione Politiche Ue, ha chiesto chiarimenti sul settore dell’energia quale punto rimasto in sospeso nell’accordo di fine anno e sul settore culturale: in particolare se le tre sedi del British Council – Milano, Roma e Napoli – resteranno aperte e quali saranno i costi per le attività e le certificazioni linguistiche. Marina Berlinghieri (PD) ha chiesto all’Ambasciatrice come intenda procedere il Regno Unito sugli aspetti che non sono rientrati nell’accordo: di volta in volta tramite accordi bilaterali o tramite risoluzione multilaterale con le istituzioni europee? C’è poi la questione del programma studentesco britannico che potrebbe fare concorrenza all’Erasmus. Alessandro Giglio Vigna (Lega) ha espresso i suoi complimenti al Regno Unito per aver portato a termine la scelta della Brexit e, restando sulla stretta attualità, per essere stato più veloce dell’Ue nell’inizio delle vaccinazioni, anche se solo per pochi giorni. Il deputato leghista ha quindi chiesto chiarimenti sulla posizione di quei cittadini italiani che lavorano nell’UK con ‘partita Iva’ britannica. Massimo Ungaro (IV), eletto nella ripartizione Europa, ha espresso un parere favorevole per lo scampato pericolo ‘no deal’ e quindi per il raggiungimento di “un accordo che continui a garantire all’Italia l’accesso al suo secondo mercato al mondo per saldi attivi”. Il deputato di Italia Viva ha però espresso anche rammarico: per il ritiro dell’UK dal programma Erasmus e per il fatto che il nuovo regime migratorio non consentirà più a tanti giovani italiani di andare nel Regno Unito a imparare la lingua facendo al contempo lavori saltuari per mantenersi gli studi. Infine un ultimo quesito ha riguardato la possibilità di ricorrere ad accordi bilaterali tra Stati per il riconoscimento dei titoli professionali. “In virtù della Cop26 sarà un anno molto importante sul fronte della lotta al cambiamento climatico”, ha concluso Ungaro. Guido Pettarin (FI) riguardo alla Brexit ha parlato di tentativi di edulcorare una scelta che in realtà equivale ad una ‘pillola amara’. “Non mi piace sentir dire che l’UK è sempre Europa benché al di fuori dell’Ue e spero che questo non piaccia a nessun europeo; l’accordo di libero scambio tra UK e Turchia mi è piaciuto ancor meno, così come invece mi piace l’idea che Cina e Ue si siano avvicinate: cosa farà l’UK rispetto alla Cina ed ai Balcani?”, ha chiesto Pettarin. Francesca Galizia (M5S) è intervenuta sulla questione delle quote di pesca nel Canale della Manica: la deputata dei Cinque Stelle ha inoltre chiesto quali misure adotterà l’UK per la salvaguardia della riproduzione marina. Simone Billi (Lega), eletto nella ripartizione Europa , ha chiesto cosa cambia per il ‘settlement scheme’ e se sarà ancora possibile richiederlo fino a giugno 2021; il deputato leghista ha inoltre chiesto se è vero che non sarà più possibile l’iscrizione a ‘solicitor’ utilizzando la vigente normativa comunitaria sul riconoscimento delle professioni. Un’altra preoccupazione sollevata da Billi è sul futuro della partecipazione del Regno Unito al Tribunale unitario dei brevetti. Angela Schirò (PD), eletta nella ripartizione Europa, ha espresso preoccupazione per le ripercussioni che questo accordo potrà avere sulla mobilità e sui diritti delle persone, dal punto di vista socio-previdenziale, nonché sule tutele sanitarie dei connazionali che vivono o intendano vivere nell’UK. Come ricordato da Schirò infatti i regolamenti europei sulla tutela sanitaria e sulle tutele socio-assistenziali dopo il periodo transitorio non sono più applicabili con un potenziale vuoto normativo. Non sarebbe del tutto chiaro il rapporto tra i regolamenti comunitari sulla tutela socio-sanitaria, di fatto non più vigenti, e il nuovo protocollo sulla sicurezza sociale in vigore dal 1 gennaio 2021 a seguito dell’accordo tra UK e Ue: il dubbio maggiore è sul mantenimento o meno dei precedenti diritti. Davide Zanichelli (M5S) si è detto preoccupato per il futuro tra Borsa Italiana e London Stock Exchange dopo tredici anni di collaborazione. Andrea Orsini (FI) si è detto rammaricato nella misura in cui “senza Regno Unito, pur a fronte di una legittima e sovrana scelta, l’Europa è un continente più povero e privo di una parte importante di un’identità”.

L’Ambasciatrice Morris ha infine risposto ai quesiti posti. Sull’accordo di libero scambio con la Turchia Morris ha evidenziato come si tratti di una continuazione dei rapporti commerciali che il Regno Unito già aveva appunto con la Turchia come “partner importante” per il tramite degli stessi accordi Ue. Sui rapporti con la Cina, l’Ambasciatrice ha da un lato ricordato il ruolo strategico del Paese asiatico per l’Europa ma allo stesso tempo ha evidenziato come d’altro canto ci siano fattori, come il rispetto dei diritti umani, che non possono essere ignorati. Un monito arriva anche per il comportamento, più recente, di Pechino nei confronti di Hong Kong. Sul settore energetico e sul tema della transizione energetica, l’Ambasciatrice ha sottolineato come tutto questo sia al centro del programma condiviso in vista della Cop26. “L’idea è quella di creare una piattaforma per le imprese che offrono i servizi ed i prodotti essenziali per realizzare questa transizione energetica”, ha spiegato Morris. Per quanto concerne l’aspetto culturale, è stata confermata la permanenza del British Council in Italia. Sulla possibilità di accordi bilaterali tra Stati in presenza di vuoti in quello principale tra UK e Ue, l’Ambasciatrice non ha escluso questa via per completare le lacune normative. “Siamo felici che quasi 400 mila italiani si siano registrati al sistema di ‘settlement scheme’, che è la maniera per proteggere i loro diritti nel Regno Unito in base all’accordo di recesso ed è possibile farlo fino al giugno 2021”, ha spiegato Morris evidenziando la flessibilità messa in atto da parte del proprio Governo; per quanto riguarda le tasse e le iscrizioni universitarie per studenti stranieri, questo è invece un aspetto di competenza delle stesse università e eventuali cambiamenti ci saranno solo a partire dal prossimo anno accademico, ossia da settembre 2021: l’anno accademico 2021-2022 vedrà ancora la partecipazione dell’UK al programma Erasmus onorando gli impegni presi nel precedente quadro di finanziamento europeo. Successivamente Erasmus sarà sostituito dal programma ‘Alan Turing’. Per quanto riguarda i pur difficili negoziati sulla pesca e soprattutto il rispetto delle risorse marine, Morris ha ricordato come su quest’ultimo punto l’UK abbia lanciato un programma globale che sarà portato all’interno della Cop26 e negli impegni Onu. (Simone Sperduto/Inform)

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