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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Australia – Hobart, solidarietà ai fornelli

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, settembre 2020

Per far fronte al Coronavirus, la cucina dello storico Australian Italian Club di Hobart, capitale della Tasmania, si è attivata a metà maggio per assistere le persone più vulnerabili e i senza fissa dimora della città. Su iniziativa del presidente Marti Zucco e di Simon Robustelli, entrambi ristoratori, un gruppo di volontari si è rimboccato le maniche e, per tre mesi, ha cucinato, ogni mercoledì e giovedì, centinaia di pasti caldi destinati a chi ne aveva più bisogno. «L’idea era di fare qualcosa per i lavoratori essenziali, quelli in prima linea durante la pandemia», spiega Zucco. Dopo una breve riflessione, è stato deciso di offrire da mangiare a chi era privo di lavoro e di fonti di sostentamento. Ai fornelli sei esperti, tra cui alcuni chef noti nel panorama gastronomico locale, che hanno sfornato fino a 250 piatti alla settimana, scegliendo con cura ingredienti freschi e genuini. La mamma di Simon, Cathy, ha preparato dei gustosi dessert. I pasti venivano poi consegnati a due enti caritatevoli, Salvation Army e City Mission, che si occupavano della distribuzione. L’iniziativa è stata finanziata da donazioni di privati e di aziende, e ha ricevuto un’ottima accoglienza, al punto che si sta già parlando di riproporla il prossimo inverno. Consigliere comunale della città di Hobart fin dagli anni Novanta, Zucco è sempre stato in prima linea nell’assistenza ai clochard, in parecchi casi ragazzini e giovani che fuggono da abusi e situazioni familiari complicate e, in un momento di criticità come quello derivante dalla pandemia, «c’era il rischio che queste persone venissero dimenticate».

Non c’era quindi modo migliore di sfruttare i locali dell’Australian Italian Club, costretto, a marzo, alla chiusura forzata in base alle disposizioni ministeriali anti-contagio. «Abbiamo chiuso in anticipo rispetto agli altri per proteggere i nostri soci più anziani, che hanno tra i 70 e i 90 anni e frequentano regolarmente la sede», spiega il presidente. Niente commensali e avventori al bar e al ristorante, ma solo la possibilità di acquistare cene in fasce d’orario ridotte e, dopo due mesi di restrizioni, a metà giugno, il Comitato è tornato ad accogliere i soci. Sono gli stessi membri del direttivo, infatti, a garantire il normale funzionamento dell’AIC. Dalla fondazione, nel maggio del 1956, quello attuale è il Comitato più giovane e determinato a fronteggiare al meglio le difficoltà che minacciano il futuro di tutte le associazioni italo-australiane del Paese, come l’invecchiamento dei soci fondatori e la necessità di coinvolgere le nuove generazioni. (Sara Bavato – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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