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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alla Camera il convegno “A 60 anni dagli Accordi bilaterali Italia Germania. Storie di ordinaria integrazione”

 ITALIANI ALL’ESTERO

 

Quando un evento storico precursore della libera circolazione dei lavoratori in Europa diviene esempio per la gestione degli odierni flussi migratori.

Gli interventi dell’ambasciatore tedesco in Italia Susanne Wasum-Rainer, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sandro Gozi, della deputata Laura Gravini (Pd), del docente Vito Francesco Gironda, del ministro aggiunto per gli Affari europei della Germania Michael Roth, del funzionario Alois Streich e del presidente del Gruppo Pd alla Camera Ettore Rosato

 

ROMA – Si è svolto a Roma, presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, il convegno dal titolo “A 60 anni dagli Accordi bilaterali Italia Germania. Storie di ordinaria integrazione”. L’incontro è stato organizzato dal Gruppo del Pd alla Camera dei Deputati. Il dibattito è stato moderato e introdotto da Laura Garavini, deputata eletta nella ripartizione Europa e componente  dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.

“Sono passati sessanta anni da quando partì un primo treno pieno di italiani interessati ad andare in Germania, – ha ricordato la Garavini – connazionali che proprio a seguito degli accordi italo tedeschi siglati nel dicembre del 1955 presero la valigia e le loro cose e si misero in viaggio verso il territorio tedesco. Non fu facile anche perché spesso ad aspettarli c’erano troppi pregiudizi dettati dalla non conoscenza, eppure ce l’hanno fatta… Nei 15 anni successivi alla stipula dell’accordo – ha proseguito la deputata del Pd – partirono due milioni di italiani e dal 1955 ad oggi sono stati circa 4 milioni i connazionali che hanno scelto questa strada. Molti hanno deciso di tornare e oggi il numero degli italiani in Germania si aggira fra le 650.000 e le 700.000 unità . Numeri importanti di persone che sono riuscite ad integrarsi e che con le loro storie sono riuscite a dimostrare  come i processi di emigrazione rappresentino una vera risorsa per i singoli, per il Paese di arrivo e per quello di origine. Questi connazionali-  ha concluso Laura Garavini – sono inoltre stati, con le loro vicende e la loro notevole mobilità, i veri precursori dell’Europa”.

E’ poi intervenuto l’ambasciatore tedesco in Italia Susanne Wasum – Rainer che ha ricordato come uno dei principali obiettivi dell’accordo del 1955 fra Italia e Germania sia stato quello di soddisfare il bisogno crescente di manodopera in territorio tedesco. “I lavoratori italiani – ha spiegato l’ambasciatore – hanno contribuito molto al boom economico della  Germania del dopoguerra, e noi tedeschi abbiamo tutti i motivi di essere riconoscenti all’Italia per questo contributo lavorativo”. Susanne Wasum – Rainer  ha anche segnalato come questo accordo abbia rappresentato una specie di avanguardia per quanto riguarda la mobilità dei lavoratori nel mercato unico europeo e un prezioso contributo al progresso economico e sociale dell’Europa.

L’ambasciatore, dopo aver rilevato che la stabilizzazione e l’integrazione dei nostri connazionali in Germania non era inizialmente prevista dai tedeschi, ha evidenziato come l’accordo, che si prefiggeva di rafforzare i legami di amicizia fra l’Italia e la Germania, sia stato un successo, anche perché la presenza degli italiani ha arricchito la cultura e lo stile di vita tedesco. Partendo da questa positiva esperienza di integrazione e dai risultati conseguiti dall’accordo. Susanne Wasum – Rainer ha sottolineato la necessità di affrontare le odierne problematiche che non riguardano i singoli paesi ma tutta l’Europa,  attraverso la ricerca di soluzioni comuni europee.  

“Questa storia di cui parliamo – ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei Sandro Gozi rispondendo ad una sollecitazione di Laura Garavini sulla possibilità che gli accordi del 1955 possano rappresentare una chiave di lettura anche per una pianificazione legale degli attuali flussi migratori – è stata una storia di straordinario successo che è lì a dimostrare quello che possiamo fare insieme e soprattutto il metodo con cui possiamo gestire anziché subire le grandi questioni come quella dell’immigrazione”.

Il sottosegretario, dopo aver evidenziato come già al tempo dell’intesa del 1955 le due giovani democrazie italiana e tedesca avessero compreso la possibilità di ottenere dalla cooperazione reciproca e dall’integrazione europea nuove opportunità, ha segnalato la presenza nel preambolo dello storico accordo di obiettivi importanti, come i temi della solidarietà europea, della piena occupazione e del progresso economico e sociale, che anche oggi vengono perseguiti dai governi italiano e tedesco. Gozi ha poi posto in evidenza sia il contributo dato dall’accordo al successo della libera circolazione dei cittadini in Europa, sia la necessità di difendere a tutti costi in Europa il trattato di Schengen, espressione di valori di libertà, rinunciando all’obsoleto accordo di Dublino. “Oggi comincia ad essere al governo dei paesi europei una generazione Erasmus – ha aggiunto Gozi – che conosce i vantaggi che l’Europa ci porta, Sappiamo cosa vuol dire essere o non essere in Europa e credo che i nostri interessi e valori siano tutelati meglio in una Unione Europea, anche se imperfetta, piuttosto che in assenza di tale struttura. Lavoriamo dunque per accelerare il rilancio politico dell’Europa che passa innanzitutto dall’affrontare in maniera molto più convinta la grande sfida dell’immigrazione”.

Il sottosegretario ha poi sottolineato la necessità di non rinunciare e di insistere con pazienza sull’accordo faticosamente raggiunto dall’Ue sull’immigrazione, un’intesa che prevede il controllo delle frontiere, la redistribuzione dei migranti, più politica di cooperazione allo sviluppo e la cogestione dei flussi migratori con i paesi d’origine, Una gestione dell’immigrazione che, secondo Gozi, deve avvenire nel pieno rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali della persona. Valori, quest’ultimi, che, al fine di rilanciare il processo politico di integrazione europea, vanno portati avanti insieme al completamento della costruzione economica e sociale dell’Europa.

Ha poi preso la parola Vito Francesco Gironda, docente di Storia della Società all’Università di Bielefeld ,  che ha segnalato come in realtà l’88% degli italiani arrivati in Germania siano ritornati in Italia. Gironda ha inoltre evidenziato come il grado di integrazione dei nostri connazionali si possa evincere dal livello di partecipazione degli emigrati italiani a sistemi di funzione centrale, come l’economia, la politica, l’educazione.  Per Gironda si può quindi parlare di un’inclusione ordinaria della nostra collettività con storie di successo relativo, visto il persistere fra gli emigrati italiani di una struttura occupazionale che ha una composizione professionale con un livello medio  basso. A fronte di questo limite del processo di integrazione, i cui effetti sono evidenti nel tasso di disoccupazione degli italiani in Germania che oggi  è cinque punti più alto rispetto alla media nazionale tedesca, secondo Gironda l’inclusione sociale dei nostri connazionali  appare però sicuramente notevole con un alto numero di matrimoni con donne tedesche e la significativa partecipazione attiva degli italiani alla società civile e al mondo associativo tedesco.

Gironda ha infine rilevato come i nuovi emigranti italiani presenti in Germania potrebbero sia essere soggetti a una dequalificazione professionale, con un inserimento nel mercato di lavoro tedesco non necessariamente corrispondente  al titolo di studio acquisito in Italia, sia portatori di aspettative di partecipazione politiche nuove rispetto a quelle tradizionali che oggi si individuano nella rappresentanza sindacale,  nel diritto di voto amministrativo e europeo e nel voto degli italiani all’estero. “La  grande sfida futura per le istituzioni e la politica – ha concluso Gironda – è quella di comprendere in che misura le aspettative europeiste delle nuove emigrazione e di quelle future andranno ad incidere sui livelli tradizionali di partecipazione politica”.

Dal canto suo Alois Streich, responsabile Ufficio del Lavoro tedesco in Italia 1970-1974, ha ricordato come oltre all’accordo di reclutamento di lavoratori con l’Italia la Germania, a causa della buona congiuntura economica, stipulò altri accordi per l’acquisizione di manodopera con diversi paesi del Mediterraneo. Streich ha inoltre illustrato la complessa procedura burocratica che accompagnava il lavoratore italiano fino al suo arrivo sul suolo tedesco. Un iter caratterizzato da visite mediche, controlli di idoneità professionali e percorsi preventivi di sei mesi per l’insegnamento della lingua tedesca  che si prefiggevano di far arrivare il lavoratori in Germania già formati.. Streich ha anche segnalato come, nonostante queste forme di reclutamento ufficiali molti italiani scelsero la via individuale per emigrare in Germania, evitando così le complesse procedure burocratiche, rilevando infine come questo sistema di reclutamento e preparazione per le qualifiche professionali – il collocamento fu chiuso dalla Germania nel 1973  a causa della crisi petrolifera – potrebbe dare utili contributi anche alla soluzione degli odierni problemi con gli immigrati e per la ricerca di emigrazione qualificata.   

Fra gli altri interventi segnaliamo quello del ministro aggiunto per gli Affari europei della Germania Michael Roth che ha in primo luogo evidenziato la necessità di valutare l’esistenza dell’Europa come comunità di solidarietà. “Io sono un ottimista incrollabile e credo nella forza dell’Europa, – ha affermato Roth – ma noi dobbiamo migliorarci e quindi il convegno di oggi rappresenta un piccolo segnale del fatto che le cose possono andare meglio, perché quello che sta dietro di noi era tutt’altro che facile”. Dopo aver ricordato che la vicinanza fra italiani e tedeschi ha portato al superamento di stereotipi e di enormi differenze culturali, linguistiche e religiose, Roth ha evidenziato come anche in questi giorni, di fronte all’emergenza immigrazione, siano cresciute, nonostante le paure e lo scetticismo, le motivazioni dello stare insieme in Europa. “ Naturalmente – ha precisato Roth – gli immigrati che oggi giungono in Europa non vengono in primo luogo alla cerca di lavoro, ma perché fuggono dalla guerra,  esperienze terribili che la mia generazione non ha dovuto vivere, ma anche questo ha molto a che fare con un Europa intesa come progetto di pace”. “L’integrazione degli italiani in Germania – ha proseguito Roth – è oggi una storia di successo e potremmo riuscire in questo anche con i rifugiati della Siria, dell’Eritrea, della Somalia e dell’Afghanistan… Non dobbiamo creare – ha concluso –  una fortezza Europa, le nostre frontiere e i nostri popoli vanno protetti dal  terrorismo, ma la situazione dei  rifugiati dobbiamo affrontarla insieme, con risposte europee comuni, è importante anche difendere i principi dell’Europa , come la libera circolazione delle persone”. 

Ha infine preso la parola il presidente del Gruppo Pd alla Camera dei deputati Ettore Rosato che ha sottolineato come grazie all’accordo del 1955 “milioni di italiani abbiano potuto trovare uno sbocco lavorativo, un’occasione di arricchimento personale e di vita per le loro famiglie, contribuendo con le loro rimesse dall’estero ad aiutare il nostro paese in una fase difficile. Una manodopera più o meno qualificata, quella italiana, che ha anche contribuito alla crescita economica della Germania e all’affermazione di importanti industrie che oggi sono nel panorama internazionale con tutta l’eccellenza che l’economia tedesca sa dimostrare” .  Rosato, dopo aver ricordato che la comunità italiana in Germania è una delle più importanti e vivaci al mondo, ha segnalato  “l’utilità degli eletti della circoscrizione Estero che rappresentano questo forte legame che c’è fra il nostro paese e i suoi connazionali nel mondo”. Rosato ha poi evidenziato come per l’Italia la Germania rappresenti il primo partner commerciale con uno interscambio di 102 miliardi di euro nel 2013. “L’Italia e la Germania – ha continuato Rosato – sono accumunate anche dalla scelta di un Europa forte che sappia essere anche luogo dei popoli e di dialogo Di fronte ai sentimenti antieuropei che riescono a entrare nell’animo degli elettorati e che si riproducono con scelte politiche dobbiamo dare una risposta all’altezza della sfida che dimostri l’utilità dell’Europa anche nella vita quotidiana”

“Un’Europa che davanti alle gravi crisi internazionali sappia parlare con una sola voce – ha concluso Rosato. – Anche di fronte ai temi dell’immigrazione noi abbiamo bisogno di un’Europa che si basi sui diritti e sui doveri, costruendo ad esempio il diritto di asilo europeo. Non possiamo consentire che sul territorio europeo ci siano politiche disomogenee su questa materia. Tenendo conto del fatto che il nostro continente avrà sempre più bisogno di immigrazione, su questo terreno comune dobbiamo lavorare insieme per politiche comuni di integrazione, di rimpatrio, di accoglienza e di identificazione”. (Goffredo Morgia – Inform)

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