ITALIANI ALL’ESTERO
Si teme per le condizioni fisiche e il trattamento ricevuto nel carcere di Bata. Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ribadisce la “costante assistenza” della Farnesina per condizioni detentive conformi alla tutela dei diritti umani e per giungere ad una “positiva soluzione della vicenda”
ROMA – Alla Camera dei Deputati una nuova interrogazione rivolta al ministero degli Esteri sul caso di Roberto Berardi, connazionale detenuto nelle carceri della Guinea Equatoriale in seguito all’arresto avvenuto nel luglio 2013 e la successiva condanna a due anni e quattro mesi di reclusione. A formulare l’interrogazione la deputata Marta Grande (M5S), che chiede se “siano state poste in essere azioni mirate alla risoluzione dal caso” e se il Governo in particolare abbia verificato “se il nostro connazionale sia stato oggetto di violenze o torture e se, in tal caso, non pensi di portare la vicenda all’attenzione della comunità internazionale”. Si teme infatti per le condizioni del carcere di Bata, in cui Berardi è detenuto, e per il trattamento cui è sottoposto, segnalato dal connazionale stesso in una missiva ai familiari. Grande evidenzia in particolare i rischi di tortura, pratica diffusa nel Paese secondo quanto riportato da Amnesty International, dato che si aggiunge ai rilievi di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale in merito ad evidenti problematiche legate alla corruzione e alla poca trasparenza.
Per il Mae risponde il nuovo sottosegretario Benedetto Della Vedova, che ripercorre le iniziative messe in atto sino ad oggi per la tutela del connazionale. “Sin dall’inizio della vicenda la Farnesina ha svolto una costante azione di assistenza – assicura Della Vedova, – al fine di assicurare l’incolumità di Berardi” in un Paese in cui – ricorda – “non abbiamo una rappresentanza e per cui è competente la nostra Ambasciata a Yaoundé, in Camerun”. L’impegno è volto a fare in modo che siano garantite condizioni detentive conformi agli standard di tutela dei diritti umani e ad una “tenace azione di sensibilizzazione presso le autorità di quel Paese a tutela dei diritti del connazionale e per giungere ad una soluzione positiva della vicenda”. “Ogni possibile via diplomatica è al vaglio – assicura ancora il sottosegretario – con lo scopo di raggiungere una conclusione positiva all’iter giudiziario in cui è coinvolto il connazionale”.
Richiamata l’azione di assistenza diretta in particolare alla salvaguardia dell’integrità fisica del connazionale da parte dell’Ambasciata italiana a Yaoundé, anche “attraverso persone di riferimento sul posto”, fra cui il console generale spagnolo a Bata, che “hanno mantenuto contatti regolari con Berardi, effettuando diverse visite nel luogo di detenzione”. In particolare Della Vedova sottolinea come in occasione della visita consolare effettuata lo scorso 13 dicembre, il funzionario dell’Ambasciata italiana in Camerun abbia richiesto adeguata assistenza medica per il connazionale e di facilitare il contatto con i suoi familiari. “A questo passo – aggiunge – sono seguite successive richieste formali volte ad assicurare al connazionale un trattamento dignitoso e a tenere costantemente aggiornata la nostra sede sulle sue condizioni di salute, soprattutto a seguito del suo trasferimento in cella di isolamento per detenzione illegale di cellulari nell’istituto di pena”. Di seguito a recarsi sul posto sono stati il corrispondente consolare in pectore, che – non potendo incontrare personalmente Berardi, per via dell’isolamento – ha fatto pervenire cibo, medicine e altri generi di prima necessità, il console generale, lo scorso 8 febbraio, e l’ambasciatore italiano a Yaoundé, una settimana fa. Quest’ultimo ha avuto un colloquio di circa un’ora con il connazionale, in seguito al quale riferisce di averlo trovato in salute, ed incontrato nella capitale “un alto rappresentante del Ministero degli Esteri equato-guineano”, cui ha manifestato “le nostre aspettative – prosegue il sottosegretario, richiamando ancora i numerosi interventi di sensibilizzazione svolti dalla Farnesina per “favorire una soluzione positiva della vicenda”. “Il nostro ambasciatore in Camerun – afferma Della Vedova – ha investito del caso, lo scorso 23 gennaio, il nuovo ambasciatore della Guinea Equatoriale a Yaoundé, chiedendo nuovamente la massima attenzione al rispetto dei diritti umani, auspicando che, una volta scontata una parte rilevante della pena, si possano prevedere una liberazione anticipata, o almeno forme alternative al carcere”. “Desidero far presente – aggiunge – che questo intervento si aggiunge ai molteplici passi compiuti negli scorsi mesi dalla nostra Ambasciata. L’azione ad ampio raggio non ha mancato di coinvolgere, attraverso il nostro ambasciatore in Gabon, la Delegazione dell’Unione Europea in Gabon, competente anche per la Guinea Equatoriale, che ha assicurato un intervento sulle Autorità di Malabo”.
Richiamato anche l’intervento in proposito del vice ministro del Mae Lapo Pistelli, che “nel corso della sua visita ad Addis Abeba per partecipare al Consiglio Esecutivo dell’Unione Africana, il 27 e 28 gennaio 2014, ha sollevato la questione direttamente con il ministro degli Esteri della Guinea Equatoriale”, analogamente a quanto avvenuto il 7 marzo scorso da parte del nostro Rappresentate permanente presso l’Unione Europea nel corso di un incontro con l’Ambasciatore della Guinea Equatoriale a Bruxelles. “Sempre in ambito Unione Europea – aggiunge Della Vedova, – desidero informarvi che anche il Servizio Europeo per l’Azione Esterna è intervenuto nei giorni scorsi, su richiesta italiana, per sensibilizzare le Autorità della Guinea Equatoriale. Richiamati infine i passi compiuti anche in Italia: “un’azione di sensibilizzazione è stata condotta nei confronti dell’ambasciatore della Guinea Equatoriale a Roma, da ultimo il 28 febbraio scorso, e del Rappresentante permanente della Guinea Equatoriale alla FAO, in occasione della Giornata dell’Africa – rileva Della Vedova, assicurando il proseguimento dell’azione del Governo in questo senso.
Marta Grande ringrazia il sottosegretario per la riposta che definisce “esauriente” e ribadisce la costante preoccupazione del Movimento cui appartiene “per tutte quelle situazioni che vedono coinvolti cittadini italiani reclusi in Paesi nei quali può essere a rischio il rispetto dei diritti umani”, situazioni su cui invita il Governo a mantenere viva l’attenzione. (Inform)