direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma il convegno “Sulla strada di Tremaglia, italiani nel mondo, diritti e sfide per il futuro”

ITALIANI ALL’ESTERO

Organizzato dal Comitato Tricolore Italiani nel Mondo

Menia (Ctim): “Le tante battaglie di Mirko per gli italiani all’estero nascono da un sentimento famigliare”

Micheloni (Pd) : “Da quando Tramaglia ci ha lasciato non vi è stato più nessuno capace di mantenere al centro dell’attenzione politica la realtà degli italiani all’estero”

Caruso (Des- Cd): “Non c’è un italiano all’estero che non pensi all’Italia. Non è semplice ma è questo il valore da trasmettere”

 

ROMA – “Sulla strada di Tremaglia, italiani nel mondo, diritti e sfide per il futuro” questo il tema del convegno che si è tenuto a Roma mercoledì 23 marzo, nella Sala di Santa Maria in Aquiro, a piazza Capranica, l’ex orfanotrofio dove oggi hanno sede i nuovi uffici del Senato.

A ricordare il ministro per gli Italiani nel Mondo, Roberto Menia, segretario generale del Ctim che ha coordinato gli interventi, Carlo Ciofi membro di nomina governativa del Cgie, Mario Caruso (Des- Cd) , deputato alla Camera, eletto nella ripartizione Europa, Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, Vincenzo Arcobelli, membro del Cgie Nord America, Gianfranco Sangalli, consigliere  del Cgie  eletto in Perù.

Dopo i saluti introduttivi di Carlo Ciofi, che ha dato il benvenuto e ha ringraziato i presenti, ha preso subito la parola  Giacomo Canepa, presidente del Ctim. “Cari amici del Ctim –ha esordito Canepa –  oggi siamo riuniti per onorare la memoria di Mirko Tremaglia. Vorrei ricordare brevemente le diverse fasi della sua vita. La prima, quando da giovanissimo scelse di diventare un ragazzo di Salò; in secondo luogo la sua vita politica legata al Movimento Sociale Italiano seguendo il pensiero di Giorgio Almirante, diventandone molto presto al suo fianco onorevole. Il terzo aspetto, il più importante per noi, il suo amore per gli italiani nel mondo, che oltre alla creazione del nostro Comitato Tricolore lo portò ad impegnare tutta la sua vita parlamentare per questa causa. Infine un pensiero alla sua famiglia con la moglie Italia e l’unico figlio,  Marzio prematuramente scomparso ”. “Forse – ha continuato  Canepa – la sua lotta per ottenere il voto per gli italiani all’estero fu quella che gli diede più soddisfazioni. Ma a quale prezzo. Quante lotte, quante parole, quanti sacrifici, quante delusioni (…) Ma ad ogni sconfitta lui seppe tornare subito in lotta con rinnovata forza e più convincente che mai”. “Per questo – ha concluso Canepa – noi abbiamo l’obbligo di continuare la sua strada rimasta purtroppo interrotta, il sit-in che ho l’onore di presiede vuole ricordare questa strada al di fuori di ogni ideologia”. 

 “Vorrei precisare – ha spiegato Claudio Micheloni – che il mio non è un intervento semplice, sono qui non solo per quello che rappresento, ma anche a titolo personale per tutto quello che Mirko, nonostante appartenessimo a famiglie politiche diametralmente opposte, mi ha insegnato. Mirko ha dato agli italiani all’estero tutto il suo impegno, tutte la sua capacità, tutto il suo affetto, quando nessuno poteva immaginare che un giorno sarebbe diventato ministro per gli Italiano nel mondo”. “Dunque – ha continuato il senatore del Pd – il senso della politica come servizio, il senso della politica ideale, Mirko con la sua vita ci ha dato una lezione magistrale. Qui dobbiamo prendere atto  – ha aggiunto Micheloni – che abbiamo fallito perché da quando ci ha lasciato Mirko non vi è stato più nessuno capace di mantenere al centro dell’attenzione politica la realtà degli italiani all’estero. Non siamo degni eredi del lavoro che lui ha fatto. Questo pericolo lui l’aveva visto, ci diceva ‘chi di voi verrà in Parlamento non dovrà comportarsi come gli altri, voi sarete un’altra cosa”.

 “La legge per il voto degli italiani all’estero – ha ricordato il deputato Mario Caruso – ha permesso a chi come me che vive all’estero di poter partecipare alla vita politica, civile, sociale del paese a cui appartengo e amo. Non c’è un italiano all’estero che non pensi all’Italia. Questo è il valore che dobbiamo trasmettere anche se non è semplice. Ma dobbiamo continuare sui valori portati avanti da Mirko Tremaglia, non dobbiamo demordere”.

La parola è poi passata a due testimoni del mondo giornalistico, il primo Massimo Magliaro, già direttore di Rai International, che ha precisato  “io direi non sulla strada, ma sulle strade di Mirko Tremaglia perché ne ha percorse tante di strade. Ogni volta che tornava dai suoi viaggi ci raccontava le tante realtà degli italiani in giro per il mondo. La legge per gli italiani all’estero l’aveva cominciata a concepire e ad elaborare già quando era semplicemente un deputato, mettendola su articolo per articolo. Lui ha cominciato da solo”.  A seguire la giornalista Tiziana Grassi, direttrice del progetto editoriale “Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo” che ha alle spalle un’esperienza decennale presso Rai International. “Con il programma ‘Sportello Italia’ – ha ricordato la Grassi – ho avuto modo di ascoltare tutti i giorni, dal vivo, le istanze dei nostri connazionali, e non solo delle prime generazioni, ma anche delle nuove generazioni”.

Dopo l’intervento dell’ex Ambasciatore Paolo Casardi, che è stato capo di gabinetto di Mirko Tremaglia e che ha ricordato come del “messaggio di Mirko rimanga qualcosa di vitale per l’Italia”, ha preso la parola Vincenzo Arcobelli.

“Mirko mi manca, – ha affermato Arcobelli – e manca soprattutto agli italiani nel mondo e a questa nostra Patria”. Per Arcobelli quando si parla di questo uomo, che ha dedicato  tutta la sua vita alla causa degli italiani nel mondo, bisogna parlare “non solo del voto per gli italiani all’estero, ma andare oltre, guardare a quelli che erano gli ideali.. Mirko diceva, ovunque ci sia un italiano, lì c’è il tricolore d’Italia. I veri ambasciatori degli italiani sono i connazionali nel mondo, a prescindere dalle professioni. Qualsiasi cosa venga rappresentata con il nome di Made in Italy risulta molto attraente perché alle spalle c’è tutto un discorso non solo culturale ma anche economico e commerciale, è importante perché lì c’è un pezzo di Italia. Mirko – ricorda ancora Arcobelli – non smetteva mai di sognare e diceva vai, vai, vai, anche se non sempre eravamo d’accordo. Ma dobbiamo continuare su quella strada amici, altrimenti c’è il rischio, visto che c’è una mancanza di sensibilità assoluta, tranne qualche esempio, verso il nostro popolo di italiani all’estero. Un popolo, quello dei connazionali nel mondo,  che crede nei valori della Patria, e nei valori fondamentali che esistono”.

Carlo Ciofi, dopo aver ricordato le tante iniziative portate a termine da Tremaglia, come ad esempio il convegno dei missionari italiani nel mondo, ha detto : “Mirko Tremaglia era veramente un uomo che credeva in quello che faceva, era un vulcano, era una cosa che ci dovevi stare dietro. La sua famiglia erano gli italiani all’estero. La strada di Tremaglia ancora oggi è quanto mai attuale”.

“Anch’io – ha affermato il consigliere del Cgie Gianfranco Sangalli – vorrei essere annoverato tra i risultati ottenuti da Tremaglia. Perché io sono un italiano di seconda generazione, e se ho potuto sviluppare e accrescere questo amore per l‘Italia, di cui non ho fatto naturalmente parte essendo nato all’estero, lo devo a Mirko Tremaglia il cui nome ho sentito per la prima volta a 22 anni, adesso ne ho 54. Quindi una qualche strada l’ho fatta, grazie al suo insegnamento che mi ha permesso di capire fino in fondo e di abbracciare con passione e spirito di sevizio la strada in rappresentanza degli italiani all’estero”.

Le conclusioni sono state affidate a Roberto Menia che, dopo aver rilevato la profondità e non banalità di questo evento,  ha ricordato un episodio particolare legato al figlio di Tremaglia, di cui era amico e che una volta gli disse ‘mio padre è partito per la guerra a 17 anni e non è mai più tornato’.  Menia spiega – Mirko era così, le tante battaglie per gli italiani all’estero nascono proprio in seno ad un sentimento famigliare. Lui si innamorò degli italiani all’estero quando nel 1963 andò  nel cimitero di Asmara per trovare la tomba del padre morto in Africa e vide i fiori sulle tombe degli italiani. Erano due garofani rossi e una felce verde, i colori del tricolore. Un episodio che Mirko tenne presente quando al momento del giuramento da Ministro disse una frase emblematica ‘Ho scoperto che chi è lontano dalle madre Patria immerso, per ragioni più varie, in altre culture sente più profondamente il bisogno di definire la propria identità ed è per questo che i nostri connazionali all’estero hanno esaltato i valori e simboli quali la Patria, l’inno e il tricolore, anche quando l’Italia ufficiale e politica sembrava esserne dimenticata’. Una frase drammaticamente vera”. (Nicoletta Di Benedetto – Inform)

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