direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma il Convegno “Il Pd per gli italiani all’estero. Una legislatura feconda”

PARTITI

Organizzato dal gruppo Pd della Camera dei deputati

Gli Interventi di Silvia Finzi (Comites Tunisi), Ettore Rosato (presidente Gruppo Pd Camera), Marina Sereni (vice presidente Camera), Fabio Porta (presidente del Comitato italiani nel mondo), Franco Pittau (ricercatore Idos), Michele Schiavone (segretario generale Cgie) e del sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo Vincenzo Amendola

 

ROMA – La prima giornata dell’incontro “Il Pd per gli italiani all’estero. Una legislatura feconda”, organizzato a Roma dal Gruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, si è aperta con un dibattito dedicato al tema : “Sistema Italia nel mondo”.  La discussione è stata moderata dal presidente del Comites di Tunisi Silvia Finzi, delegata Assemblea Nazionale Pd per l’area Africa, Asia, Oceania, Antartide. La Finzi ha ricordato l’importanza che il Pd dà ai connazionali all’estero, donne e uomini  che spesso mantengono un forte legame con l’Italia. Rilevata inoltre dalla Finzi l’esigenza sia di prestare maggiore attenzione  al futuro dell’area del Mediterraneo, sia di tenere presente la nuova tipologia degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza nel nostro paese e che poi spesso tornano nelle nazioni d’origine. Nuovi italiani che sono portatori di una italianità ancora più complessa. Segnalata anche la necessità di fare sistema per la promozione all’estero della nostra lingua e cultura in modo di avere più forza nei paesi in cui l’italiano interessa non solo gli studenti di origine italiana, ma anche la popolazione autoctona.

Fra gli interventi della mattinata segnaliamo quello di Ettore Rosato, presidente Gruppo Pd Camera dei deputati, che ha approfondito il tema: “Il Pd e gli italiani nel mondo: dall’affermazione del 2006 al referendum costituzionale, un rapporto consolidato”. Rosato ha in primo luogo espresso gratitudine per il lavoro che il partito ha portato avanti durante il referendum all’estero conseguendo degli ottimi risultati. Un lavoro complesso, su una materia difficile come quella costituzionale, che ha permesso di sensibilizzare e avvicinare al Pd  tante persone. Secondo Rosato inoltre se da una parte il rapporto con chi è nato all’estero va costruito  sulle basi del sentimento, dell’affetto e del legame culturale con il nostro paese, dall’altra vi è la possibilità di fare un diverso investimento sui  tanti giovani italiani che oggi si recano all’estero per esperienze o per necessità di lavoro anche per brevi periodi. “Avere tanti ambasciatori italiani in giro per il mondo – ha aggiunto Rosato – è importante anche dal punto di vista economico.  Quando riflettiamo sulle risorse da impegnare per gli italiani  all’estero, dobbiamo pensare anche alle risorse che ci arrivano grazie all’impegno degli italiani nel mondo. Anche per questo abbiamo fatto delle scelte che hanno aiutato le nostre Camere di Commercio all’estero. Impegnare risorse sulla lingua e sugli Istituti Italiani di Cultura all’estero, ad esempio,  è un investimento e non un costo, poiché produce dei risultarti economici e su questo, io credo, che noi abbiamo aperto una strada che va percorsa  con molta più decisione attraverso una strategia comune”.

A seguire è intervenuta la vice presidente Camera dei deputati Marina Sereni che ha illustrato il vasto panorama dell’Italia nel mondo. Una variegata galassia composta dalle grandi imprese italiane del made in Italy, ma anche da medie aziende “le multinazionali tascabili” che sono rimaste presenti nel nostro Paese, pur insediandosi all’estero. Per la Sereni l’Italia nel mondo è rappresentata anche dall’arte e dalla cultura, una cultura millenaria in grado di parlare al mondo,  e da una rete diplomatica che, insieme a quelle delle Camere di Commercio e della Dante Alighieri, si è adattata alle nuove esigenze mondiali .

“Abbiamo all’estero – ha aggiunto la Sereni – le organizzazioni sociali, i sindacati, i patronati  e i Comites, ovvero un sistema di rappresentanza sociale e istituzionale che è rimasto anche dopo l’introduzione del voto degli italiani all’estero. Questo ci ha aperto la possibilità di rendere complementari questi due livelli di  rappresentanza. Nel mondo ci sono poi famiglie di antica emigrazione che spesso hanno avuto successo nel campo del lavoro ed hanno contribuito a costruire con le loro discendenze le classi dirigenti dei Paesi di accoglienza. Una integrazione che però non impedisce loro di mantenere forte la loro identità italiana . Ma all’estero vi sono anche connazionali – ha continuato la Sereni – che vivono situazioni di difficoltà, che hanno uno standard di vita modesta ed hanno bisogno di attenzioni e di essere accompagnati sul welfare,  su questo è importante il ruolo delle associazioni e dei  patronati. Negli anni della crisi si è poi prodotta una nuova emigrazione di giovani non tutti laureati che sono andati a lavorare all’estero nelle ristorazione o nelle costruzioni o presso aziende come lavoratori dipendenti. Una nuova emigrazione composta quindi dai ‘cervelli’, che vanno a lavorare nei luoghi di alta qualità nel mondo, e da giovani che partono con uno ‘zainetto più povero’ sulle spalle”. A fronte di questa realtà, secondo la Sereni, l’Italia deve saper fare sistema per aiutare sia i connazionali che sono all’estero, sia il nostro Paese a valorizzare tutte le sue energie nel mondo. “Il Pd – ha concluso la Sereni – è al momento è  l’unica forza politica organizzata all’estero, non disperdiamo questa risorsa, questa rete va estesa e consolidata….. C’è una maggiore apertura alle riforme tra i connazionali che vivono all’estero. Una grande ricchezza che noi dobbiamo cercare di non disperdere e rendere più rappresentativa”.

Ha poi preso la parola Fabio Porta, deputato Pd eletto nella ripartizione America Meridionale e presidente del Comitato italiani nel mondo della Camera dei deputati, che si è soffermato sul tema “Il ruolo degli ‘italici’ nell’internazionalizzazione del Sistema Italia”. Porta ha ricordato come volutamente alla dicitura del Comitato sugli italiani nel mondo della Camera si stata aggiunta la denominazione  “e promozione del sistema paese” al fine di ampliare l’orizzonte di questo Comitato ed includere nella prospettiva di lavoro il tema dell’internazionalizzazione e della presenza delle nostre imprese all’estero, nonché per stabilire una chiara interconnessione fra le comunità degli italiani nell’estero e le politiche di internazionalizzazione del Sistema Italia. Un connubio, quest’ultimo, che per Porta merita di essere  approfondito e lavorato con politiche ad esse dedicate.

“Il tema dell’italiacità – ha poi spiegato Porta –  è qualcosa che va al di là della semplice italianità, non riguarda solo gli italiani e i lori discendenti, ma tutti coloro che a qualche titolo culturale, sociale ed economico hanno un legame con l’Italia. Un patrimonio immenso di cui fanno parte anche gli stessi stranieri che sono in Italia. A questo mondo – ha continuato Porta – noi dobbiamo essere capaci di rivolgerci e dobbiamo essere capaci di portare queste realtà nel Parlamento e nelle istituzioni, naturalmente declinando questa attenzione con tutte le linee programmatiche che sono al centro del nostro lavoro quotidiano, come la diffusione della lingua e cultura, le università, la rete all’estero della Camere di Commercio,  la vecchia e la nuova mobilità. Una delle sfide quindi è quella di riuscire ad essere noi interpreti anche in Parlamento di questo dato che va oltre alla cittadinanza e che con politiche attente e mirate si può tradurre anche in un fattore crescita e di sviluppo per il nostro Paese… Il sistema Italia nel mondo  – ha proseguito Porta – può produrre crescita e quindi si può passare sempre di più da una concezione di comunità all’estero come problema, alla concezione della comunità all’estero come soluzione . Questa è una sfida soprattutto per gli eletti all’estero. …. Noi – ha concluso il deputato Pd dopo aver ricordato i risultati ottenuti nei vari settori di interesse per gli italiani all’estero – abbiamo approvato un  emendamento che trasferisce le risorse degli italiani all’estero per le domande di cittadinanza alla rete dei consolati. Siamo riuscito nell’impresa più ardua sulle percezioni consolari, ma a distanza di dieci mesi quei soldi non li abbiamo ancora visti. Dobbiamo far vedere che quelle risorse ci sono e vanno trasformate in servizi”.

Dal canto suo Franco Pittau, ricercatore Idos  (Istituto di Studi Politici San Pio V) ha evidenziato come si sia compiuto un grosso sbaglio nel ritenere superato il nostro movimento migratorio verso l’estero a seguito della forte crescita dell’immigrazione estera in Italia. Pittau ha spiegato come attualmente i due fenomeni, che non vengono ma inquadrati insieme  si equivalgano: sono infatti poco più di 5 milioni i cittadini stranieri in Italia (5.047.026) rispetto a altrettanti connazionali al di fuori dell’Italia. Gli italiani all’estero, secondo l’Aire, sono infatti 4.973.942, mentre il dato delle Anagrafi consolari si attesta a quota  5.383.199.  Pittau ha poi rilevato come i flussi migratori in uscita dall’Italia oggi siano diventati cosi cospicui, nel 2016 secondo l’Istat 114.000 connazionali hanno lasciato il nostro Paese (ma le stime sugli arrivi in Germania e Gran Bretagna fanno presumere cifre almeno doppie)  , da essere equiparabili a quelli  nell’immediato dopoguerra, quando a giusto titolo l’Italia è stata definita un grande paese di emigrazione (fra gli anni 50 e 60 circa 300.000 italiani espatriavano all’anno). Per quanto poi riguarda i livelli di studio degli italiani che in questi ultimi anni si stanno trasferendo all’estero Pittau ha sottolineato come l’Istat stimi che nel 2016 siano emigrati 99.000 diplomati (34,8%) e 87.000 laureati (30,6%; nel 2000 erano appena 1 su 10). “Preoccupate da questo esodo, – ha spiegato  Pittau – molte regioni hanno varato dei programmi che prevedono degli incentivi per il rientro dei cosiddetti ‘cervelli’. Nella ricerca condotta da Idos con l’Istituto ‘S. Pio V’ non viene sottovalutato il significato di questi interventi, e tuttavia, fatto salvo il loro alto valore simbolico, va aggiunto che è il mercato occupazionale stesso a doversi mostrare in grado di attrarre lavoratori qualificati e operatori della ricerca. Questa attrattività manca, non solo per la carenza di investimenti (nell’Ue 2,30% del Pil, in Italia solo 1,29%) ma anche per la scarsa propensione alla meritocrazia che spinge i giovani a lasciare l’Italia”. . Secondo Pittau inoltre rappresenta un grave errore quello, spesso enfatizzato dai giornali,  di mettere gli emigrati contro gli immigrati e viceversa. “Spostarsi per cogliere migliori opportunità è positivo, – ha affermato il ricercatore – a condizione che anche l’Italia sappia attrarre altro personale qualificato dall’estero, come riesce alla Germania, alla Gran Bretagna e ad altri paesi. Il vero pericolo è solo la mancanza di circolazione di questo personale, che invece è notevole nei paesi citati”. Pittau si è poi detto perplesso per la scarsa pubblicità  data all’ultima direttiva Ue sull’importante l’istituto giuridico della libera circolazione dei lavoratori, uno dei più avanzati finora realizzati. Il ricercatore, nel ricordare la presentazione a fine ottobre del Dossier Statistico Immigrazione 2017,  ha infine espresso apprezzamento  per quanti si occupano della vita, della tutela e dell’associazionismo degli italiani all’estero ed ha invitato i politici, gli amministratori, i ricercatori e gli operatori a non concepire l’emigrazione italiana come una realtà contrapposta all’immigrazione estera in Italia.

E’ stata poi la volta del segretario generale Cgie Michele Schiavone che ha ricordato come molti dei cinque milioni di italiani all’estero, che rappresentano una ricchezza per l’Italia, facciano parte della muova emigrazione, causata della crisi che ha colpito l’Italia negli ultimi anni e che ora il nostro paese sta cominciando a superare.  Schiavone ha anche rilevato come gli italiani nel mondo svolgano oggi un importante ruolo nel campo della cooperazione solidale, dell’economia e per la pacificazione dei paesi in situazioni conflittuali. Il segretario generale ha poi evidenziato l’importanza sia delle nostre comunità da secoli presenti nel mondo, che attraverso il loro agire hanno innovato e portato anche aspetti di democrazia in vari paesi , sia dei Comites e del Cgie che rappresentano tali collettività agendo anche su territori dove non sempre la politica o la diplomazia riescono ad interagire  “Nelle comunità dove ci sono i  Comites , – ha affermato Schiavone – c’è una partecipazione alle decisioni e si crea un senso di comunità che passa attraverso l’identità e  la rappresentanza. Un legame forte che fa degli italiani e degli oriundi una forza tale capace di avvicinare alcuni Paesi al sistema Italia. Il Comites e il Cgie sono diventati da circa un trentennio protagonisti, soggetti capaci di incidere, tanto è che si sta pensando di riformarli per renderli ancora più competitivi e rappresentativi.  L’intenzione – ha precisato Schiavone – è quella di dare alle comunità strumenti  efficaci e soprattutto attuali. perché nel momento in cui bisogna cimentarsi con la globalizzazione, non solo quella dei mercati ma anche quella degli interessi e dei diritti, questi nostri organi  di rappresentanza possono adempiere ad un ruolo sostitutivo negli ambiti dove la politica non riesce ad arrivare. Bisogna però ricordare che i Comites e il Cgie non sono strumenti politici perché il loro scopo è quello di avere una visione più ampia possibile sulla presenza nei territori delle nostre comunità”. “Il nostro partito – ha concluso Schiavone – prenda in considerazione il valore aggiunto che le nostre comunità realizzano e rappresentano in giro per il mondo, dando loro più opportunità ed occasioni affinché, anche attraverso la rappresentanza, si possano avere delle proposte e delle risposte nell’immediato. Oggi infatti la politica viene vissuta in maniera differente rispetto agli anni passati, con una comunicazione dall’impatto più immediato e dal linguaggio moderno a cui bisogna adeguare i nostri progetti”.

Il dibattito si è concluso con l’intervento il sottosegretario agli Esteri con delega agli Italiani nel Mondo Vincenzo Amendola che sottolineato l’esigenza di non leggere la storica emigrazione italiana, fatta da realtà stratificate, e la nuova emigrazione attraverso “un’unica lente”, dando, ad esempio, un solo sistema di protezione e di servizio . “Come proteggiamo questa comunità in maniera diversificata, oggi che questa diversificazione aumenta? – si è domandato Amendola  – I dati della mobilità , – ha aggiunto – 250.000 espatriati negli ultimi due anni, più 60% gli iscritti all’Aire negli ultimi 10 anni,  significano tante cose. E anche la mobilità giovanile di chi va nelle grandi capitali europee , – ha continuato  il sottosegretario –  racchiude tanti aspetti differenti: c’è il ricercatore, il grande imprenditore , ragazzi che riescono a costruirsi una carriere, ma ci sono anche tanti che in questa idea di mobilità europea provano a fare un’esperienza. Spesso – ha proseguito  Amendola – i dati sull’Aire sono contradditori. In una realtà come Londra , ad esempio, abbiamo tanti ragazzi che non si iscrivono all’anagrafe perché rimangono in loco solo qualche mese” .  Alla luce di questa complessa situazione appare opportuna, secondo il sottosegretario, una lettura stratificata di questo mondo che ci consenta di rendere il nostro sistema di protezione per gli italiani nel mondo più efficiente attraverso l’innovazione e la semplificazione”.

Dopo aver ricordato il voto compatto in favore della riforma costituzionale dato dagli italiani all’estero nell’ultimo referendum , Amendola,  si è soffermato sulla necessità di mettere a sistema, per quanto riguarda il lavoro dei nostri connazionali all’estero , un meccanismo volto a proteggere le fasce più anziane, già in età pensionistica. Per il sottosegretario bisogna inoltre lavorare molto sull’inserimento nel mercato del lavoro, coinvolgendo i Comites nella istruzione dei rapporti con la nuova generazione che in numerose realtà hanno problemi di conoscenza del mercato del lavoro. “Questa grande mobilità, che tocca anche le fasce fra i quaranta e i cinquanta anni, – ha precisato Amendola – deve vedere un meccanismo  di presenza, di dialogo e di interlocuzione, per far si che i sistemi del mercato del lavoro, dell’assistenza, del welfare e della sanità vengano conosciuti”.

Per quanto riguarda la promozione all’estero della lingua e cultura italiana il sottosegretario ha poi ricordato come con l’istituzione del Fondo Cultura sia stato messo a regime un finanziamento stabile per allargare l’impatto degli Istituti Italiani di Cultura degli Enti gestori e delle Scuole italiane verso i vari mercati che cercano un approfondimento. Amendola, dopo aver rilevato che l’allineamento fra i dati dell’Aire e dell’Anagrafe consolare è ormai arrivato al 92 % , ha sottolineato la positività dell’introduzione nella rete consolare del funzionario itinerante per l’acquisizione dei dati biometrici del passaporto, un’innovazione che ha consentito di portare un diritto direttamente agli italiani all’estero. Il sottosegretario ha anche segnalato alcune emergenze, come la Brexit, dove è in gioco il valore europeo della libera circolazione delle persone , e il dramma del Venezuela,    dove vivono più di 120.000 connazionali iscritti all’Aire e tanti oriundi. Un problema che va affrontato con  stanziamenti di emergenza e l’invio di nuovo personale.

Per quanto riguarda la prossima legge di bilancio Amendola ha evidenziato l’esigenza di insistere sia sulla innovazione, attraverso il Fondo per la Cultura, sia sull’iniziativa volta a far rimanere parte delle percezioni consolari per la cittadinanza ai consolati, un diritto che va allargato e messo a regime. “ Il voto per corrispondenza degli italiani all’estero – ha poi affermato  Amendola – non è sostituibile, sono però necessari  aggiustamenti tecnici nella normativa per evitare il gran numero di schede nulle che abbiamo avuto all’ultimo referendum”  Sul diritto di acquisizione della cittadinanza italiana Amendola invitato i deputati eletto all’estero a compiere una riflessione su eventuali limiti della garanzia da porre a tale diritto, ad esempio introducendo, attraverso una modifica legislativa,  la conoscenza della lingua italiana, in modo da proteggere anche la nostra l’identità e cultura . Il sottosegretario si è infine detto favorevole alla riforma e ad un aumento delle risorse dei Comites e del Cgie, purché però una parte dei fondi vengano destinati all’approfondimento di tematiche concrete come il lavoro e nuova emigrazione. (G.M.-Inform)

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