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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A New York l’Assemblea Generale ONU, l’intervento del Ministro degli Esteri Antonio Tajani: Le Nazioni unite devono avere l’ambizione di immaginare il futuro. La pace non è un’eredità acquisita una volta per tutte: ma è una responsabilità quotidiana

ESTERI

(Fonte foto Farnesina)

NEW YORK – Il Ministro degli esteri Tajani è intervenuto all’Assemblea Generale dell’ONU. Nel suo intervento il Ministro ha segnalato l’alto numero delle guerre in corso nel mondo . “Oggi sono sessantuno: è la nuda verità dei numeri”, ha precisato Tajani menzionando il monito di Papa Leone XIV sul non doversi abituare alla guerra. “Perché ci si abitua prima alle parole, poi alle immagini, infine alle vittime. E quando la guerra diventa un’abitudine, la pace rischia di apparire un miraggio. Noi non ci rassegniamo. Contro la legge del più forte, scegliamo la forza della legge. Contro la politica della forza, scegliamo la forza della politica. Questo è il messaggio che l’Italia porta oggi alle Nazioni Unite”, ha rilevato il Ministro sottolineando che questa è la missione della diplomazia italiana: lavorare per la pace, il benessere e la crescita, perché la crescita genera prosperità e la prosperità consolida la pace. “Ucraina, Medio Oriente, Golfo, Sudan, Sahel non sono crisi separate. Non lo sono le guerre commerciali, la competizione sull’intelligenza artificiale, gli attacchi ibridi e le loro conseguenze economiche e sociali. Non lo è il terrorismo in tutte le sue molteplici forme che continuiamo a combattere ovunque nel mondo. Tutte fronti diverse di un’unica grande trasformazione: l’ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale sta cedendo. Era un ordine imperfetto. Non ha impedito guerre, ingiustizie e sofferenze. Oggi quell’equilibrio è spezzato e la storia, che qualcuno aveva dichiarato finita, ha ripreso a correre”, ha aggiunto Tajani evidenziando che le Nazioni Unite non possono limitarsi a registrare le divisioni del presente. “Devono avere l’ambizione di immaginare il futuro. Devono saper riconoscere i propri limiti, superare le proprie paralisi e riformare i propri strumenti, senza rinunciare alla loro ragion d’essere più profonda: essere il luogo in cui il conflitto lascia spazio al dialogo, la contrapposizione alla diplomazia, la paura alla ricerca di soluzioni condivise”, ha rimarcato il Ministro precisando che l’Italia crede in questa istituzione, ossia nell’ONU, nel suo valore e nella sua centralità. “E crede nella pace, che resta la stella polare della politica estera italiana. Lo è per la nostra storia, per la nostra Costituzione, per la nostra identità. Ma dialogare non è segno di debolezza, e non significa essere neutrali. L’Italia sa bene dove stare: la nostra casa è l’Europa, la nostra alleanza è l’Occidente, i nostri valori sono la libertà, la democrazia e la dignità della persona. Eppure, appartenere all’Occidente non equivale a chiudersi in una fortezza. Impone di usare la forza dei nostri valori per incontrare gli altri, costruire partenariati paritari e ricucire i fili di un sistema internazionale che rischia di precipitare nel caos”, ha proseguito Tajani rivendicando la fierezza di far parte dell’UE, del G7 e più in generale dell’Occidente. Il Ministro ha quindi ricordato, tra gli interventi che vede l’Italia come protagonista, il Piano Mattei che coinvolge 18 Paesi e nasce da un’idea semplice: “non decidere per l’Africa, ma decidere con l’Africa”. Tornando all’Europa, Tajani ha ribadito la condanna della Russia per l’invasione dell’Ucraina Secondo Tajani, la pace richiede apertura ma anche fermezza. “Il dialogo senza verità è debolezza; la fermezza senza dialogo è un vicolo cieco. Lo stesso principio ci ispira verso il Medio Oriente. La pace potrà nascere soltanto dalla soluzione “due popoli, due Stati”, ha rimarcato Tajani ricordando il programma Food for Gaza e l’aiuto dato alla popolazione civile con l’assistenza sanitaria ai minori. Anche in Libano si gioca una partita che riguarda l’intera regione. “L’Accordo di Washington del 26 giugno ha aperto una porta. L’Italia è orgogliosa di continuare ad ospitare a Roma le sessioni negoziali che hanno contribuito a mantenerla aperta. Per decenni i militari italiani hanno servito la pace nel Sud del Libano con UNIFIL e hanno contribuito alla formazione delle Forze Armate libanesi. Recentemente abbiamo inoltre approvato nuovi progetti per lo sviluppo di quell’area e continueremo a fare la nostra parte anche dopo che si sarà concluso il mandato della missione”, ha aggiunto Tajani tornando al numero di conflitti nel mondo, ribadendo che “sessantuno conflitti attivi significano che la guerra avanza anche lontano dalle telecamere” e insistendo sulla centralità del  diritto umanitario, della libertà e della sicurezza della navigazione. “Difendere la libertà di navigazione – ha proseguito il Ministro – significa difendere commerci, lavoro, crescita e dialogo. Lo Stretto di Hormuz deve riaprire. Nel Golfo bisogna rilanciare il dialogo e chiedere all’Iran di abbandonare ogni minaccia nucleare e ogni politica aggressiva verso gli altri Paesi della regione. Devono cessare gli attacchi alla navigazione nel Mar Rosso, così come devono finire nel Mar Nero gli attacchi russi all’esportazione del grano ucraino verso l’Africa. Crisi lontane, in apparenza, ma che entrano nelle case di tutti: fanno aumentare il prezzo dell’energia, dei cereali, del pane, dei fertilizzanti. Colpiscono le imprese, l’agricoltura e le famiglie. La sicurezza alimentare riguarda tutti e richiede risposte comuni”. “Su questa sfida lavoriamo fianco a fianco con il Polo delle Nazioni Unite di Roma, mettendo a disposizione le eccellenze italiane: dall’agroalimentare alle tecnologie satellitari, che consentono di ridurre il consumo di suolo, acqua e pesticidi. Sicurezza alimentare e sicurezza idrica sono la stessa battaglia. Non esiste raccolto senza acqua. Non esiste stabilità senza raccolto. Dove l’acqua scompare, avanzano fame, conflitti e migrazioni”, ha continuato Tajani arrivando infine alla questione dell’intelligenza artificiale. “L’intelligenza artificiale può spalancare possibilità che oggi sono inimmaginabili: nella medicina, nella ricerca, nell’istruzione, nella produzione, nella tutela dell’ambiente. Ogni grande progresso tecnologico ha creato timori, ma anche opportunità e, nel tempo, maggiore benessere. Tornare indietro non è possibile e non sarebbe desiderabile. Ma non possiamo neppure consegnare il futuro a una tecnologia senza regole. Non servono gabbie burocratiche che soltanto alcuni rispetterebbero. Serve invece un equilibrio tra trasparenza, controllo, sicurezza e tutela della proprietà intellettuale. Serve condividere i benefici dell’innovazione e costruire strumenti di controllo reciproco”, ha precisato il Ministro parlando poi di un’altra questione che vede da sempre l’Italia impegnata in prima linea: arrivare a una moratoria universale sulla pena di morte. “Una battaglia di civiltà, per la vita e la dignità della persona, che conduciamo da anni proprio qui, in questo Palazzo di vetro. Siamo in prima linea anche per la libertà personale, per i diritti delle donne e contro, fra l’altro, la pratica atroce delle mutilazioni genitali femminili. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: troppo spesso questa Organizzazione appare impotente. Da troppo tempo la sua riforma è bloccata da interessi contrapposti. L’Italia vuole un Consiglio di Sicurezza più legittimo, rappresentativo e responsabile davanti a tutti gli Stati membri”, ha concluso Tajani sottolineando poi che “la pace non è un’eredità acquisita una volta per tutte: ma è una responsabilità quotidiana”. (Inform)

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