GIORNO DEL RICORDO
Riprende il dialogo. Oggi il tavolo tecnico fra i rappresentanti del Governo, della Regione Friuli Venezia Giulia e delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati
Boldrini: “Pregiudiziali ideologiche e calcoli diplomatici hanno impedito che si parlasse delle Foibe e dell’esodo cui furono costrette tante famiglie di italiani”
Giannini (Miur): “Questa ricorrenza non rappresenti solo un tributo alla memoria, ma un momento di conoscenza che deve diventare coscienza condivisa nella nostra società”
Della Vedova (Maeci): “ Un risultato possibile è la realizzazione di una sezione dedicata all’esodo all’interno del museo del Vittoriano”
Ballarin (Anvgd): “Continueremo a chiedere e a impegnarci per quel giusto ed equo indennizzo morale e materiale”
ROMA – Presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio si è svolta, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Senato Pietro Grasso, la celebrazione del “Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmata”.
L’incontro è stato aperto dal presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Antonio Ballarin che ha in primo luogo ricordato come con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915 molta gente di lingua italiana residente nell’impero austro ungarico venne deportata nel lager di internamento oppure arruolata a forza nelle truppe da destinare ai fronti più sanguinosi. Altri invece riuscirono ad arruolarsi come volontari giuliano dalmati nelle forze armate italiane. “70 anni fa – ha continuato Ballarin – aveva termine il devastante secondo conflitto mondiale, dopo la fine di questa guerra e nei decenni successivi nella zona dell’adriatico nord orientale si consumò un dramma a lungo deliberatamente taciuto: la pulizia etnica operata dall’armata di Tito della popolazione autoctona di lingua italiana presente da secoli nella Venezia Giulia, nell’Istria , nel Quarnaro e nella Dalmazia”.
“Le conseguenze di tali violenze – ha aggiunto Ballarin – furono catastrofiche. Migliaia di persone trucidate brutalmente, lo svuotamento del 90% dei territori di storico insediamento e per centinaia di migliaia di profughi la condanna ad una vita di stenti e sacrifici. Vennero semplicemente annullati i diritti umani più elementari per una generazione intera. Per una classe di persone che si sentiva davvero parte di una comunità nazionale, ma che non fu riconosciuta come tale. La questione adriatica si trova dunque al centro degli eventi che segnarono l’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale e la sua sconfitta nella seconda e sempre la questione adriatica ha segnato, giusto 40 anni fa, il recente passato altrettanto nefasto , ovvero la firma del trattato di Osimo nel 1975 imposto al Governo italiano da pressioni straniere , ma che fu interpretato dagli esuli giuliani dalmati e da buona parte dell’opinione pubblica come un’ennesima censura della nostra stessa esistenza”.
“L’articolo 28 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – ha poi affermato Ballarin – sancisce che ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale ed internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciate possano essere pienamente realizzati. Per questo diritto ampiamente proclamato gli esuli ed i lori discendenti ancora oggi intendono fare memoria ed impegnarsi per il pieno rispetto della propria dignità con azioni che vanno dalla richiesta della consegna non ancora avvenuta della Medaglia d’oro al valor militare al gonfalone della città di Zara, il capoluogo di provincia italiano più distrutto durante la seconda guerra mondiale, all’esplicita inclusione dell’argomento ‘trattato di pace e sue conseguenze per l’Italia’ nei programmi ministeriali scolastici di storia, così come riteniamo opportuno che nelle celebrazioni del due giugno sia citata nei discorsi ufficiali celebrativi di quell’evento il sacrificio della popolazione della Venezia Giulia come uno dei fatti significativi della costituzione dell’Italia repubblicana. Infatti – ha concluso Ballarin – gli accordi siglati sulla nostra pelle hanno imposto, con le nostre proprietà private costruite nel corso di generazioni, il pagamento di danni dovuti dall’intero paese all’ex Jugoslavia e per segnare un atto di onestà in questa tormentata storia ancora non conclusa noi continueremo a chiedere ed ad impegnarci per quel giusto ed equo indennizzo morale e materiale, senza il ristorno del quale per una parte della società civile verrebbe ancora una volta di più sfregiata la nozione stessa di giustizia ed umanità”.
Ha poi preso la parola la rappresentante delle associazioni degli esuli e giornalista di “Avvenire” Lucia Bellaspiga che ha ricordato il dramma della sua famiglia e degli altri esuli costretti ad abbandonare la loro terra, anche verso paesi molto lontani come l’Australia, e quasi rassegnati al silenzio per timore di non essere creduti.
“Che ruolo hanno – si è poi domandata Bellaspiga – i figli e i nipoti dell’esodo in questo mondo che cambia ma che non deve dimenticare? Tocca a noi, dopo il secolo della barbarie, tenere alta memoria, non per recriminazioni o vendette , ma perché ciò che è stato non avvenga mai più . Se il perdono infatti è sempre un auspicio, la memoria è un dovere, è la via imprescindibile per la riconciliazione”. “I nati dopo l’esodo sulle due sponde dell’Adriatico hanno due ruoli. – ha proseguito Bellaspiga dopo aver sottolineato la necessità di far conoscere nelle scuole italiane il sacrificio dei giuliano dalmati anche per quanto riguarda il pagamento dei danni di guerra – Il primo è difendere una verità ancora non del tutto condivisa. Ma in questa opera di civiltà riusciremo solo con il sostegno forte ed incondizionato delle istituzioni. Il secondo ruolo è quello di vegliare perché il Giorno del Ricordo non diventi con il tempo un retorico appuntamento celebrato per dovere”.
Dal canto suo il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ha evidenziato come dopo decenni di silenzio sul dramma della popolazione autoctona italiana della costa orientale dell’adriatico, la legge approvata undici anni or sono, che istituiva il Giorno del Ricordo, abbia “aperto la strada per affrontare una delle pagine più tristi della storia europea e nazionale del dopo guerra”. “Le atrocità – ha aggiunto Della Vedova – le cui vittime sono stati innocenti italiane ed italiani, bambini ed anziani, impongono innanzitutto un doveroso saluto alle persone presenti in questa aula che direttamente o in quanto discendenti hanno sofferto sistematiche violazioni dei diritti umani… Pochi mesi fa ho visitato a Trieste il magazzino 18 luogo simbolico dell’esodo dei 350.000 che dovettero lasciare le loro case per sfuggire al terrore, alle violenze e alle minacce, semplicemente per lasciare un paese in cui il rispetto dei diritti della minoranza autoctona italiana, dall’istruzione al lavoro, era nella sostanza negata”. “Quella – ha ricordato il sottosegretario – era l’Europa della Cortina di Ferro, e forse quando ora dibattiamo su cosa sia oggi il vecchio continente, e quali sfide, prospettive di unità, libertà e crescita lo investono, dovremmo aver sempre chiaro nella mente che il primo movente dello storico processo di integrazione europea intrapreso negli anni 50 dello scorso secolo, era ed è ancora la pace e la convivenza reciproca di tutti i popoli europei. La visita del magazzino 18 – ha continuato Della Vedova – ha evocato in me anche il silenzio insopportabile calato per decenni su questa tragedia umana e nazionale e credo che il richiamo a quello che la scuola possa fare su questo tema sarà sempre più ascoltato”.
Per Della Vedova inoltre il Giorno del Ricordo rappresenta “la riscoperta di questi episodi storici non più in chiave di contrapposizione fra ideologie che hanno diviso l’Europa per decenni, ma nell’ottica di un recupero della storia e della complessità delle vicende del confine orientale, affinché anche con l’avvicendarsi delle generazioni tali sofferenze non si ripetano più sul suolo europeo”. Il sottosegretario ha anche annunciato il rilancio del dialogo con il mondo dell’esodo attraverso la convocazione per la giornata di oggi, presso la presidenza del Consiglio dei ministri, di un incontro a livello tecnico tra il governo, la Regione Friuli Venezia Giulia e le associazioni degli esuli istriani, fiumani e dal dalmati. “Un’altro risultato che sarà possibile conseguire – ha specificato Della Vedova – è quello della realizzazione di una sezione dedicata all’esodo all’interno del museo del Vittoriano. Attraverso questo importante tributo alla memoria di quelle sofferenze si darebbe la giusta dignità ad una tragedia nazionale consumatasi non con una guerra, ma attraverso quella che è stata una delle più gravi sofferenze patite da una minoranza autoctona in Europa nel dopoguerra”.
Oggi – ha detto infine Della Vedova – abbiamo il dovere di non dimenticare, di preservare la memoria attraverso questa ricorrenza e le altre iniziative per proteggere e rafforzare i valori di pace e di rispetto dei diritti umani che rappresentano la costituzione sostanziale dell’Europa. Preservare in modo onesto e partecipe la memoria di quella ferita, che una lunga rimozione ha lasciato non rimarginata, rappresenta oggi anche il modo migliore per rispondere ai risorgenti nazionalismi che attorno e dentro i confini europei minacciano la pacifica stabilità”.
E’ poi intervenuta la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini che ha sottolineato come queste ricorrenze consentano di proteggere la memoria di questi crimini contro l’umanità dal rischio dell’oblio e della dimenticanza. La Giannini, dopo aver ricordato che l’orrore delle Foibe ha avuto luogo proprio alla vigilia della realizzazione del sogno di un’Europa di pace, laica e pluralista che oggi per i nostri giovani è normalità, ha evidenziato come questa ricorrenza non rappresenti solo un tributo doveroso alla memoria, ma anche un momento di conoscenza che deve diventare coscienza condivisa nella nostra società. “Le scuole, le università e il mondo della ricerca – ha aggiunto la ministra – sono presenti per liberare una generazione da un negazionismo che è tanto sottile quanto insidioso poiché tende a diffondere la falsa credenza che quei massacri continuino ad essere una vicenda tragica che riguarda solo il confine orientale del Paese. Io non credo che sia così. La scuola, l’università e la ricerca sono dunque in prima linea per insegnare che le tragedie del Paese sono tragedie condivise e di cui tutti portiamo una responsabilità fatta di conoscenza, memoria e solidarietà”. La Giannini si è poi soffermata sul concorso nazionale , promosso presso le scuole dal Miur in collaborazione con le associazioni, le istituzioni e i liberi comuni, sul tema “La Grande Guerra e le terre irredente dell’Adriatico orientale nella memoria degli italiani”. “Questo concorso – ha spiegato la ministra – ha incoraggiato i ragazzi di tutta Italia a riflettere anche su di un fatto molto importante del 1915 e cioè sulle settimane che hanno trasformato un paese neutrale come l’Italia in interventista e sul significato di quella che per tutti noi è la grande guerra da cui poi sono scaturiti due lunghi periodi devastati per la storia europea. Quello che è durato trenta anni e che ha portato al nostro attuale paese, uno stato fiero e libero, e quello durato 75 anni che ha permesso all’Europa dell’Est di riunirsi alla grande famiglia europea”.
Dopo la premiazione degli alunni delle scuole vincitrici del concorso nazionale ha infine preso la parola la Presidente della Camera Laura Boldrini che ha rivolto un ringraziamento particolare a tutte le associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati. “L’Italia – ha detto la Boldrini – vi deve molto perché con il vostro instancabile impegno avete impedito che venisse cancellata definitivamente la memoria dell’orrore del quale rimasero vittime migliaia di uomini, donne e bambini. Perché un Paese che nasconde la verità non può mai essere un Paese libero e democratico”.
“Quando nel marzo del 2004 prima la Camera e poi il Senato approvarono a larghissima maggioranza la legge 92 che istituiva la ‘Giornata del ricordo’, – ha poi aggiunto la Presidente della Camera – il Parlamento realizzava uno dei suoi atti più elevati e significativi , colmando, finalmente, un debito di riconoscenza verso la memoria delle migliaia di italiani che rimasero vittime di una violenza cieca e brutale… Il Novecento – ha proseguito la Boldrini – non è stato soltanto lutti e tragedie. E’ stato anche il secolo in cui tanti popoli si sono liberati dal colonialismo, in cui si sono affermati e diffusi diritti sociali e civili, in cui hanno fatto irruzione in tutto il mondo da protagonisti i movimenti delle donne e giovanili. Ma hanno pesato come un macigno sulla vita di milioni di persone le due guerre mondiali, la ferocia delle dittature, le contrapposizioni ideologiche della guerra fredda. A pagare per tutto questo, insieme a milioni di esseri umani, ci sono stati anche i principi di verità e di giustizia. Sulle foibe, in particolare, è calato un muro di silenzio . Si è voluto nascondere e si è preferito non parlare. … Pregiudiziali ideologiche insieme a calcoli diplomatici. Ecco che cosa ha impedito che si parlasse delle Foibe e dell’esodo cui furono costrette tante famiglie di italiani”.
La Boldrini ha poi ricordato sia il contributo dato dagli esuli alla crescita economica e culturale dell’Italia, sia la drammatica guerra dei Balcani che nel 1992 ha insanguinato i territori dell’ex Jugoslavia provocando circa duecentomila morti e oltre due milioni di persone tra sfollati e rifugiati. Per la Boldrini inoltre la tragedia delle foibe ci insegna “che le dittature hanno dentro di sé il germe avvelenato della violenza e della sopraffazione. E questo vale, nel caso degli eventi che stiamo ricordando oggi, sia per la dittatura fascista che per la dittatura comunista jugoslava. La libertà e la democrazia – ha puntualizzato la Presidente della Camera – sono dunque un bene prezioso che non è dato per scontato una volta per tutte, ma va difeso e rinnovato ogni giorno. Ci insegna che le prime e le più numerose vittime delle guerre sono le popolazioni civili, sono le persone innocenti e non belligeranti”.
“Il 10 Febbraio – ha concluso la Boldrini dopo aver ricordato che oggi i giovani italiani, sloveni e croati possono condividere la stessa identità europea e i suoi valori di libertà e di democrazia – è dunque una giornata di ricordo, ma è soprattutto un monito, per il presente e per il futuro. Un monito contro l’intolleranza, contro tutte le guerre, contro le dittature e contro ogni tentativo di nascondere la verità”. (G. M./Inform)