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A Berlino la proiezione del film “La tregua” di Francesco Rosi, tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi

CINEMA

All’IIC, il 21 gennaio. Introduzione di Silvia Cresti

 

BERLINO – Verrà presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Berlino lunedì 21 gennaio alle ore 19 il film di Francesco Rosi “La tregua” (1997), tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi.

Introdurrà la visione Silvia Cresti. L’introduzione sarà in lingua tedesca, la proiezione in lingua italiana. L’ingresso è libero.

Così parlava del testo di Levi il regista, in un’intervista rilasciata a Repubblica: “Ho amato La tregua, è una storia che intorno al dolore racconta la gioia del ritorno alla vita. Non ho mai pensato ad un film da Se questo è un uomo, tutto chiuso dentro il dolore, non mi sento di raccontare gli orrori dell’ Olocausto – del resto altri registi lo hanno fatto in modo eccellente – ma La treguaesprime proprio la voglia di vivere ogni istante, di godere di ogni frammento dell’esistenza quotidiana. Decisi di fare il film nel 1987, e telefonai a Primo Levi, gli spiegai in una lunga conversazione le motivazioni che mi spingevano a chiedergli di affidarmi il suo libro. Lui fu molto contento. ‘ La sua richiesta è una piccola luce in un momento senza luce’ , mi disse, e io non capii. Lo capii una settimana più tardi, l’ 11 aprile dell’ 87, quando Levi si tolse la vita”.

“La tregua”, uscito nel 1963 da Einaudi, è la seconda opera di Primo Levi. Al termine del libro, che giunge sedici anni dopo la prima edizione di “Se questo è un uomo”, troviamo stampata una cartina. Vi è tracciato un itinerario tortuoso, che parte da Auschwitz e arriva a Torino dopo aver attraversato ben sette Paesi: Polonia, Unione Sovietica (Bielorussia e Ucraina), Romania, Ungheria, Cecoslovacchia, Austria (due volte), Germania. È la traccia del viaggio di ritorno al quale Levi fu costretto dopo la liberazione di Auschwitz. Dopo l’Iliade mortale del Lager, questo libro descrive l’Odissea del ritorno: ed è una storia affollata, rumorosa di personaggi e di voci che si accavallano in tutte le lingue. La tregua è il racconto di una peregrinazione irragionevole, ma carica di energia, attraverso la vita che ricomincia: un racconto corposo, impregnato insieme di ansia e di gioia. Prima di allontanarsi dal Lager, Levi lascia inciso sulla pagina l’emblema più straziante del dolore: Hurbinek, il bambino di tre anni nato ad Auschwitz, che non ha mai visto un albero e che ripete un’unica parola incomprensibile, vittima innocente e testimone assoluto di cui nessuno saprà comprendere il linguaggio. Di qui in poi comincia il viaggio, l’interminabile percorso attraverso l’Europa sconvolta dalla guerra. (Inform)

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