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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

150° anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, intervento del Presidente della Camera Fico

CAMERA DEI DEPUTATI

 

ROMA – Il Presidente della Camera Roberto Fico è intervenuto alla commemorazione del 150° anniversario della morte di Giuseppe Mazzini. Il Presidente ha ringraziato il Comitato nazionale ed in particolare il suo presidente, Paolo Mancarella, per averlo invitato ad aprire le celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario della morte di Mazzini. Nel suo intervento Fico si è associato a queste celebrazioni, anche ricollegandosi idealmente ad un precedente anniversario, il centenario della morte di Mazzini, mezzo secolo fa, che fu commemorato a Montecitorio dal grande scrittore Riccardo Bacchelli. “Maestro, eroe, testimone”: queste furono le parole che scelse per sintetizzare la personalità di Giuseppe Mazzini, richiamando il suo grande ideale dell’unità del genere umano nella fratellanza solidale. Un pensiero che l’emergenza della pandemia e la più recente tragedia dell’Ucraina rendono quanto mai attuale. Oggi più che mai l’ideale mazziniano della fratellanza universale tra i popoli può infatti essere fonte d’ispirazione: nel pensiero e nell’azione. In particolare, l’Europa è stata l’orizzonte ideale a cui Mazzini ha guardato per tutta la sua vita, a partire da quando, appena ventinovenne, fondò a Berna la Giovine Europa, il primo progetto politico per l’unità di tutto il continente. Nella sua ottica l’Europa era la patria della libertà e della democrazia, la frontiera della civiltà e del progresso, a cui ciascuna nazione sarebbe stata chiamata a dare il suo contributo. L’unificazione nazionale era quindi per lui il presupposto perché l’Italia partecipasse a pieno titolo alla più ampia comunità europea. Per Mazzini, il Risorgimento non consisteva soltanto nel compimento dell’unità territoriale dell’Italia, ma avrebbe dovuto formare la coscienza nazionale degli italiani e metterli in condizione di parità con gli altri popoli europei. L’idea mazziniana della nazione configura una formazione storica che affonda le sue radici nella cultura e non si contrappone alle altre nazioni, ma anzi punta al loro affratellamento. Questo insegnamento ha ispirato la vocazione europeista dell’Italia, ponendosi in contrasto con il nazionalismo e il sovranismo. Mazzini contribuì in modo decisivo a costruire le fondamenta dell’Italia moderna costituendo con la Giovine Italia il primo partito politico e con il Patto di Fratellanza il primo sindacato operaio. I valori dell’educazione, della laicità e della socialità devono moltissimo al suo insegnamento. In campo economico, l’organizzazione delle cooperative e la partecipazione dei lavoratori all’azionariato dell’impresa sono state proposte da Mazzini, precorrendo quello che è un virtuoso fenomeno odierno. Furono mazziniane le prime donne che lottarono per la parità e per il diritto di voto, come Anna Maria Mozzoni, a cui la Camera dei deputati ha dedicato un busto nella Sala delle Donne. Quando Mazzini pensava all’Italia “una, indipendente e repubblicana”, raccogliendo l’entusiasmo di tanti giovani suoi coetanei, non aveva in mente una semplice forma di Stato da contrapporre al principio monarchico. La Repubblica era per lui il solo quadro istituzionale che avrebbe consentito in Italia l’instaurazione della democrazia e la realizzazione della giustizia sociale. Molti dei principi della nostra Costituzione si ritrovano nel pensiero di Giuseppe Mazzini. La scelta repubblicana del popolo italiano nel referendum del 2 giugno 1946 ha riannodato il Risorgimento incompiuto della tradizione mazziniana alla Resistenza. E ha gettato le basi per lo sviluppo della democrazia parlamentare, bruscamente interrotto dal regime fascista con l’avallo della monarchia sabauda, e per l’apertura dell’Italia al dialogo tra i popoli ed alla cooperazione internazionale. Nel solco mazziniano, fin dall’immediato dopoguerra l’Italia è stata protagonista del processo di integrazione europea. Un processo che ha vissuto momenti complessi, ma che serve rilanciare giorno dopo giorno. Lo vediamo oggi con le sfide politiche che l’Europa ha davanti: partendo dal drammatico conflitto ucraino, passando per l’esigenza di una risposta compatta su energia e accoglienza dei profughi ucraini. L’esperienza storica mostra che spesso dalle crisi viene la spinta ad un’accelerazione dei processi politici. Credo che debba esserci un’assunzione di responsabilità – a tutti i livelli politici sia dell’Unione europea che dei suoi Stati membri, ma anche di tutti gli altri Stati europei – perché si rafforzi l’integrazione e si rinnovi l’impegno a sostituire la competizione con la cooperazione. L’Europa si costruisce passo dopo passo ampliandone gli spazi di libertà e democrazia, favorendo lo sviluppo dei diritti e allargando il più possibile l’accesso a condizioni di vita prospera e sicura. In una celebre pagina dei “Doveri dell’uomo”, Mazzini dichiara che le ingiustizie e le violazioni dei diritti non riguardano solo quelli che le subiscono, ma colpiscono tutti quanti, a prescindere dal luogo in cui sono perpetrate. Non possiamo dunque estraniarcene voltandoci dall’altra parte, ma dobbiamo invece fare tutto ciò che è in nostro potere per fermarle. Un imperativo morale che, nella vita degli individui come nella vita delle nazioni, può essere facilmente smentita da logiche di convenienza personale o di realpolitik e quindi liquidata come utopistica. Ma all’epoca di Mazzini anche l’Unità d’Italia era un’utopia. Ed ancor più lo era la Repubblica. La pagina mazziniana ci ricorda che abbiamo sempre davanti a noi la scelta sulla parte da cui stare. Mazzini considerava politica e morale inseparabili, in quanto solo la libertà morale poteva fondare la libertà politica. Per tenere fede agli ideali repubblicani e democratici di tutta la sua vita, Mazzini rifiutò nel 1867 l’elezione a deputato che per la terza volta il collegio di Messina gli aveva assegnato, dopo che le due precedenti elezioni erano state annullate dalla Camera monarchica ricorrendo a pretesti procedurali. L’Archivio storico della Camera dei deputati conserva tra i suoi documenti più preziosi la lettera autografa della sua rinuncia al seggio parlamentare. D’altra parte, per Mazzini l’esercizio della democrazia non si esauriva nella tornata elettorale, in quanto è dovere dei cittadini partecipare attivamente alla vita pubblica e vigilare costantemente sull’operato dei rappresentanti da loro eletti. Non si renderebbe perciò giustizia a Mazzini ed al suo pensiero se lo si onorasse unicamente relegandolo nella monumentalità. La sua lezione è invece parte costitutiva del nostro essere oggi italiani ed europei, un patrimonio da cui attingere ispirazione ideale e forza morale, per affrontare le sfide della contemporaneità. (Inform)

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