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XVII Foro di dialogo Italia-Spagna: confronto tra i Ministri degli Esteri Luigi Di Maio e Arancha González Laya

ESTERI

ROMA –  Nei giorni scorsi al XVII Foro di dialogo Italia-Spagna, sostenuto da entrambi i Governi, hanno avuto modo di confrontarsi il Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, e la Ministra de Asuntos Exteriores, Arancha González Laya. Il Foro di dialogo Italia-Spagna riunisce, alternativamente in Spagna e in Italia, rappresentanti di alto livello dei settori politico, accademico, imprenditoriale, economico e della comunicazione. Nel corso dell’incontro Luigi Di Maio ha parlato del bacino di oltre 200 imprese italiane in Spagna e degli oltre 40 miliardi di investimenti italiani. Da ciò deriva un’esigenza condivisa per spingere Bruxelles al rilancio dell’economia, alla lotta alla disoccupazione e non ultimo alla gestione condivisa dei flussi migratori: in sostanza quello che ha chiesto Di Maio è “un cambio di rotta verso i Paesi affacciati sul Mediterraneo, ricorrendo quest’anno anche il 25° anniversario del Processo di Barcellona”, riferendosi al partenariato euro-mediterraneo stipulato nel lontano 1995. Tra i temi sul piatto ci sono naturalmente la Brexit, la Next Generation Eu, la pandemia da Covid e l’impatto che tutto ciò determina sulle nostre vite. Particolare attenzione è stata posta sulla crisi sanitaria dove, secondo Di Maio, occorrono “ripartizione delle competenze e coordinamento, capacità di reazione, e valori condivisi”. Dunque occorre anche “sapersi misurare con il sistema delle competenze dell’Unione e con le misure restrittive, senza inficiare sulla libera circolazione di persone, servizi, merci e capitali”, ha aggiunto Di Maio. Next Generation come cambiamento unico nell’emissione di debito pubblico: questo l’elemento fondante che ha visto Italia e Spagna quali primi destinatari delle risorse europee. Tra le questioni da affrontare ci sono anche il cambiamento climatico e la concorrenza globale, che destano preoccupazione. In gioco all’orizzonte c’è però anche il futuro stesso dell’Ue, dove le correnti principali spingono in due direzioni: “c’è chi vuole l’Ue in senso maggiormente federalista o chi propende per una concezione intergovernativa più attenta alle sovranità nazionali: ma non si minino alla base i valori fondanti”, ha ammonito Di Maio evidenziando come l’Italia, Paese fondatore che nel 2017 ha celebrato l’anniversario del Tratto di Roma, abbia accolto con favore il primo rapporto sullo stato di diritto Ue: uno stato di diritto che deve essere “paneuropeo ed inclusivo senza sminuire il ruolo dei parlamenti nazionali”. Di Maio ha infine rilevato lo stallo relativo alla decisione di chi dovrà assumere la presidenza della Conferenza sul futuro dell’Ue.

Arancha González Laya ha parlato di “autonomia strategica europea alla base della quale occorre un progetto chiaro volto a riumanizzare la globalizzazione, renderla più umana e resiliente, senza lasciare indietro le nostre comunità”. Salute, mobilità, catene di valori e tecnologia: queste le parole chiave usate dalla Ministra de Asuntos Exteriores. “Il sistema globale della salute è debole, abbiamo l’OMS che è piena di buona volontà ma senza capacità reali per affrontare la crisi: serve più capacità di azione per gestire al meglio i dati e darci raccomandazioni più precise. L’Europa sia leader nel creare un sistema sanitario forte”, ha auspicato González Laya. Salute a parte il ragionamento è andato ad altri temi quali la necessità di fissare norme tecnologiche per proteggere dati e privacy, nonché una fiscalità giusta: “impensabile che nel secolo ventunesimo una larga parte dell’economia non paghi le tasse perché non è visibile”. La Ministra spagnola ha quindi parlato del bisogno di una spinta alla sostenibilità più ampia possibile nella lotta al cambiamento climatico, nella regolamentazione delle migrazioni e nelle questioni di genere. “Sulle Migrazioni stiamo negoziando un patto europeo perché è una tematica sensibile e importante: l’Europa ha l’obbligo di stabilire un quadro per le migrazioni legali lottando contro le reti criminali e il traffico di esseri umani; serve anche una maggiore cooperazione per i rifugiati ed i richiedenti asilo, collaborando con i Paesi di transito”, ha aggiunto González Laya che ha concluso parlando del gap esistente attualmente tra Italia e Spagna nel rapporto tra investimenti. L’Italia infatti investe in Spagna circa cinque volte in più rispetto a quanto faccia la Spagna nel nostro Paese. Analizzando il fenomeno oltre il mero dato numerico emerge che questo è dovuto in buona parte al fatto che l’emigrazione italiana in Spagna è molto forte, soprattutto nelle principali città come Madrid e Barcellona. (Inform)

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