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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

X Seminario dell’Emigrazione Italiana in Minas Gerais: punti di contatto tra Made in Italy e mondo delle università

ITALIANI ALL’ESTERO

 

 

MINAS GERAIS – Al X Seminario dell’Emigrazione Italiana in MInas Gerais (Brasile) in videoconferenza dal 6 al 10 ottobre si è tenuto un panel specifico riguardante il Made in Italy e lo sviluppo sostenibile delle piccole e medie imprese cui hanno preso parte alcuni accademici. L’incontro è stato moderato da Giulio Mattiozzi, Centro Studi Regionali “Giorgio Lago” – Università di Padova, che ha ricordato come le università abbiano un ruolo straordinario nel processo di sviluppo d’impresa a livello territoriale. Giovanni Luigi Fontana, Professore di Storia economica presso l’Università di Padova, ha trattato di cooperazione universitaria e Made in Italy ossia della sfida delle università per internazionalizzare e sviluppare la cosiddetta “terza missione accademica”. Di cosa si tratta esattamente? Per comprenderlo si è partiti da una breve ricostruzione storica dell’immigrazione italiana e del trasferimento di competenze in Brasile. “Dal 1877 al 1914 oltre un milione di italiani si trasferì in Brasile, principalmente a São Paulo che ricevette oltre 800 mila connazionali: qui già nel 1920 risiedeva quindi oltre il 70% degli italiani in Brasile e molti furono impiegati nelle fazendas di caffè; nelle aree urbane si stabilirono invece operai, artigiani e piccoli commercianti. Gli italiani furono portatori di conoscenze tecniche ed artigianali, come nel caso di Pietro Angelo Biancovilli, pioniere delle arti grafiche in Minas Gerais”, ha ricordato Fontana che è coordinatore della Scuola del CUIA per il trasferimento di conoscenza e lo sviluppo territoriale: dunque il fulcro di quella che è stata definita come una “missione accademica”.

Patrizia Messina, Professoressa di Scienze politiche presso l’Università di Padova, ha parlato delle piccole e medie imprese in Italia e Brasile in chiave di sostenibilità. “La sostenibilità può essere affrontata in molteplici modi anche se facciamo riferimento ai diciassette obiettivi dell’Agenda 2030  che possono essere riassunti in cinque dimensioni: ambientale, sociale, economica, politica e istituzionale. Lo sviluppo sostenibile lo possiamo definire sostanzialmente come uno sviluppo guidato in grado di porre dei vincoli rispetto al libero mercato. E’ uno sviluppo che richiede una forte responsabilizzazione da parte degli attori coinvolti: l’obiettivo da perseguire è politico ed è dato da una scelta di valori orientativi”, ha spiegato Messina ricordando come spesso le imprese più piccole siano a conduzione familiare e quindi diventi ancora più importante il collegamento con le strutture del territorio. Messina ha posto quindi a confronto la figura dello stake-holder con quella del community-holder. “Il primo è orientato a proteggere i propri interessi, il secondo invece utilizza le proprie abilità per l’interesse comune”, viene spiegato in una slide. “L’idea è prendersi cura di un progetto e del suo territorio con una visione ecosistemica integrata e di lungo periodo, attivando processi partecipativi e la cosiddetta intelligenza collettiva”, ha aggiunto Messina.

Domingos Giroletti, Professore alla MPA/FPL/UFMG, ha infine parlato di piccola e media impresa italiana e brasiliana: un destino comune tra differenze e somiglianze. Il suo studio comparativo ha alla base undici aspetti ben delineati: qualifica tecnica e capacità gestionale dei dirigenti d’azienda, base tecnologica, capitale investito, numero di operai a contratto, qualità dei prodotti realizzati, qualità del marketing e del design dei prodotti, sviluppo territoriale e regionale, grandezza e qualità del mercato, innovazione di prodotti e processi, grado di valorizzazione socio-economica, diversità produttiva tra imprese italiane e brasiliane. Dall’analisi di Giroletti il mercato italiano risulta essere maggiormente diversificato e posto su tre livelli: nazionale, europeo ed extraeuropeo; in quello brasiliano predomina invece la dimensione interna, per lo più in ambito regionale considerata una bassa integrazione nazionale. A fare la differenza sarebbe il livello di disuguaglianza sociale, assai più forte in Brasile rispetto al contesto italiano. (Simone Sperduto/Inform)

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