ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – Si è svolta presso il Senato la conferenza promossa dal senatore Michele Fina (PD) dedicata alla presentazione del libro di Alessio De Stefano dal titolo ‘Vincent Massari, cronache di un abruzzese d’America’ edito da Radici Edizioni. Il libro propone la storia di emigrazione di Vincent Massari che risale agli inizi del secolo scorso: da un piccolo paese dell’Abruzzo il protagonista conquista il cuore degli USA costruendo una carriera politica importante. È anche una storia di emancipazione: Vincent negli USA comincia a svolgere dapprima il lavoro del padre, ossia il minatore, poi poco alla volta si avvia a una carriera brillante nel giornalismo e nel sindacalismo, quindi nella politica. L’editore Gianluca Salustri ha espresso soddisfazione per questo piccolo sogno realizzato, ossia arrivare con questo libro in Senato. “Questo libro lo meritava anzitutto per la storia di Massari e poi per il lavoro di Alessio”, ha spiegato Salustri rivolgendosi alla platea e anche all’autore del volume. L’editore ha evidenziato come la casa editrice sia abruzzese ma abbia voglia di farsi conoscere anche altrove. “Il materiale che ho raccolto negli anni è stato incredibile e abbondante”, ha spiegato De Stefano ricordando tra vari aneddoti uno in particolare: quello di essere stato attratto da un giornale chiamato ‘Marsica Nuova’ in Colorado, negli USA, e che sarà tra le fonti di ispirazione per cominciare il lavoro di ricerca. L’autore del libro ha raccontato i primi passi di Vincent proprio in Colorado insieme al padre minatore e qui comincia a scrivere per un giornale dedicato proprio ai minatori e chiamato ‘Il Risveglio’. “Si tratta di un’esperienza importante che gli fa scoprire, a soli venti anni, una vena giornalistica. Fonda poi il suo giornale che si chiama ‘Marsica Nuova’: un giornale che serviva a radunare tutta quella comunità di abruzzesi marsicani per fare un’unione che potesse aiutare a rivendicare i diritti al lavoro, alla sanità e all’istruzione. Vincent diventa un giornalista impegnato, battagliero, e sposa immediatamente la causa antifascista”, ha spiegato De Stefano che ha poi parlato di un altro momento importante per Vincent. Quando diventa direttore di un altro giornale, chiamato ‘L’Unione’, ha l’intuizione di pubblicare, a puntate, il romanzo ‘Fontamara’ di Ignazio Silone (pubblicato per la prima volta nel 1933) che circola clandestinamente perché inviso al regime, nonostante il successo di copie vendute e tradotte in diverse lingue. Il libro è destinato a diventare un riferimento per l’antifascismo militante a livello europeo e internazionale. “Massari e Silone erano quasi coetanei, sono tutti e due marsicani ed entrambi stanno facendo cose che stanno cambiando il profilo culturale del nostro Paese. Questo è uno dei momenti più alti”, ha spiegato De Stefano che ha precisato un aspetto centrale del lavoro di Massari: i suoi scritti consentono agli italiani che vivono in Italia durante il fascismo di leggere notizie che altrimenti non potrebbero leggere sulla stampa nazionale. Dopo l’esperienza nel giornalismo, terminata la seconda guerra mondiale, Massari si avvia alla carriera politica diventando parlamentare nello Stato del Colorado. Il suo più grande sogno è quello di avere un’università nella sua città che è Pueblo, nel sud del Colorado, affinché i concittadini non debbano spostarsi per recarsi a Denver. Si tratta di una battaglia lunga e difficile tanto che la penna con cui venne firmata la legge istitutiva dell’università di Pueblo si trova tutt’oggi nel Museo di Storia del Colorado. Ha preso parte all’incontro anche la senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale, che ha definito un privilegio poter parlare di un personaggio come Vincent Massari per chi rappresenta politicamente la comunità italiana in America che conta ad oggi decine di migliaia di iscritti Aire e circa sedici milioni tra oriundi e discendenti. “Quando in Italia si accenna alla storia della nostra diaspora il più delle volte le reazioni sono controverse. Si tende a minimizzare, a raccontare l’emigrazione con stereotipi, specie quella negli Stati Uniti, o semplicemente si sfocia in un vago sentimentalismo folkloristico”, ha rilevato La Marca citando l’editore Salustri. Per La Marca l’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno oggi è il proseguo della solita narrazione stereotipata e nostalgica che vede il migrante con la valigia di cartone. “Cerco di sensibilizzare gli italiani sul territorio nazionale, a partire anche dai miei colleghi, sul fatto che esistono tantissimi connazionali nei quattro angoli del mondo che non corrispondono all’immagine stereotipata dell’emigrato di basso livello culturale costretto a lasciare la patria per motivi economici. Al contrario, moltissimi dei nostri connazionali meritano il nostro riconoscimento per aver ottenuto la stima e il rispetto della società nella quale si sono integrati e così facendo portano in alto il nome dell’Italia nel mondo: uno di questi è Vincent Massari”, ha aggiunto la senatrice ricordando, a proposito delle origini di minatore di Massari, dell’imminente anniversario della tragedia di Marcinelle nella quale perirono 136 emigrati italiani di cui quasi la metà era composta da abruzzesi. “Massari divenne la voce dei minatori sfruttati. Cronista, editore, sindacalista, fervido antifascista si è sempre battuto per quegli italiani che all’inizio del ventesimo secolo cercarono in America la possibilità di riscatto”, ha aggiunto La Marca auspicando che l’Italia possa valorizzare di più i propri emigrati. Chiudendo l’incontro il senatore Fina ha voluto ricordare come il periodo narrato in queste ricostruzioni parli non solo di emigrazione ma anche di una delle pagine più significative per il territorio abruzzese che, agli inizi del ‘900, vede due eventi storici come il prosciugamento del Fucino, che all’epoca era il terzo lago più grande d’Italia, e poi il terremoto. “Vincent Massari se ne va e si porta dietro questa storia unica”, ha rilevato Fina sottolineando come questa visione da una prospettiva oltreoceano abbia contribuito anche a un’analisi diversa rispetto a determinati accadimenti, coltivando le radici e facendo un lavoro di memoria. (Inform)