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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Unione degli Istriani , a Trieste un convegno per celebrare il 60° anniversario

ESULI

 

Napolitano: “Preservare il ricordo del doloroso passato e  costruire un futuro di sempre più stretta vicinanza e amicizia tra i Paesi della regione”

Serracchiani: “Il Friuli Venezia Giulia ha chiesto al Governo la riapertura del Tavolo di coordinamento  con le Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati”

 

TRIESTE –  Le celebrazioni per il sessantesimo anniversario della costituzione dell’Unione degli Istriani siano “occasione per rinnovare la memoria di uno dei periodi più bui della nostra storia, nonché momento di riflessione sui traguardi raggiunti dal nostro Paese nel superamento di un tragico passato che ha lasciato aperte, per lungo tempo, ferite profonde”.

Queste parole, inviate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio, sono state – sottolineano dalla Regione Friuli Venezia Giulia – uno dei momenti più alti dei lavori del convegno nazionale “Il confine orientale dal Memorandum di Londra all’allargamento dell’Unione Europea: pensieri, azioni ed omissioni nella difesa degli interessi nazionali in Istria”, che si è tenuto sabato 22 novembre a Trieste nel Palazzo della Regione, alla presenza della presidente Debora Serracchiani, promosso nell’ambito delle iniziative per il 60° di fondazione dell’Unione degli Istriani.

“L’Unione degli Istriani – si legge nel messaggio del capo dello Stato – ha avuto un ruolo fondamentale, di cui la costituzione del Museo di Carattere nazionale di Padriciano è una delle più concrete testimonianze. Sono certo che l’Unione degli Istriani saprà continuare a fornire il suo importante contributo per preservare il ricordo di dolorose pagine del nostro passato e per costruire un futuro di sempre più stretta vicinanza e amicizia tra i Paesi della regione”. Anche il presidente del Senato Pietro Grasso ha fatto pervenire la sua “personale e istituzionale adesione a questa cerimonia commemorativa dal così alto valore civile e storico”.

Dopo il saluto della presidente Serracchiani, il significato del convegno è stato illustrato dal presidente Massimiliano Lacota, il quale – riferiscono dalla Regione – dopo aver segnalato “la scarsa conoscenza della storia del movimento associativo giuliano-dalmata, decisamente complesso e variegato”, ha rievocato il momento della costituzione dell’Unione degli Istriani che “provocò la prima grande frattura tra le due organizzazioni di rappresentanza che già esistevano, ovvero il Cln e la Anvgd, e ciò perché rappresentò un movimento nuovo, svincolato dall’egemonia della Democrazia Cristiana, cui invece erano soggetti gli altri due organismi”.  Nonostante il marchio attribuito di “organizzazione reazionaria” del quale ancora oggi non è riuscita a liberarsi del tutto, il presidente Lacota ha sottolineato il “carattere sovrapartitico” dell’Unione degli Istriani che “in realtà venne fondata da elementi lontanissimi dalla Destra, ma una tale falsata connotazione venne brevettata per giustificare l’intransigenza dei suoi dirigenti verso una gestione del problema della ‘Zona B’ da parte dei diversi Governi italiani, allora giudicata inaccettabile e lesiva dei diritti dei profughi”.

Sono quindi seguiti gli interventi programmati, che si sono snodati dall’esame del contesto politico in cui nacque l’Unione degli Istriani, all’analisi del Trattato di Osimo (e l’opposizione alla sua ratifica), passando attraverso gli anni della dissoluzione della Repubblica Jugoslava (“tra politica revisionista e riscatto della memoria”), per rivolgere quindi la sua attenzione ai nuovi rapporti con Slovenia e Croazia.

“La Regione Friuli Venezia Giulia ha chiesto formalmente al Governo che sia riaperto, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Tavolo di Coordinamento governativo con le Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, per riprendere l’esame congiunto delle problematiche aperte e dei possibili progetti futuri”. Ha annunciato la presidente della Regione Debora Serracchiani introducendo il convegno .  Dopo aver ricordato “la responsabilità di conservare il retaggio, l’impegno per l’affermazione dei diritti, lo studio e l’opera di divulgazione della storia e della cultura dell’Esodo, che le associazioni degli esuli continuano a svolgere”, Serracchiani ha indicato che “a fianco delle associazioni sempre di più le istituzioni devono farsi carico di perseguire questi fini, per garantire che lo spirito della legge istitutiva del Giorno del Ricordo non abbia ad affievolirsi e spegnersi con il succedersi delle generazioni”.

“La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che è sorta proprio dall’amputazione postbellica, intende assolvere a questo compito, non solo – ha precisato Serracchiani – in quanto giusto e in linea con le leggi dello Stato, ma anche in segno di riconoscenza verso tutti quegli esuli che, perduta la terra natia, qui decisero di fermarsi a ricostruire i loro focolari, contribuendo con il loro sacrificio e con il loro ingegno al progresso di tutta la nostra comunità”.

Nel suo intervento, Serracchiani si è soffermata anche sul “lungo elenco dei silenzi e delle omissioni dei Governi succedutisi nei decenni, consumati proprio ai danni di coloro su cui ricadde più duramente la colpa di aver perso una guerra sciagurata. Schiacciati tra la Realpolitìk dell’Italia ai Tavoli dei vari trattati e la perdurante influenza della contrapposizione dei blocchi, gli esuli sono divenuti quasi un ‘popolo senza storia’. La loro emersione è stata possibile solo a fronte del dileguarsi delle ideologie e del crollo degli Stati che pretendevano di inverarle: il parallelo concretizzarsi dell’idea di Europa ed il suo benefico contagio hanno compiuto un’opera di salutare ‘normalizzazione’ anche nei confronti dell’approccio ai drammi dell’Italia contemporanea”.

La presidente della Regione ha quindi segnalato “l’errore che si commette più frequentemente e in modo spesso volontario, cioè quello di ingabbiare gli eventi della storia e di traslocarli a parlare nel presente, disponendoli ad essere strumenti di dispute politiche che poco o nulla hanno a che fare con quanto accaduto nel passato, tantomeno con le persone che quel passato vissero, anzi patirono”.

“Non ci nascondiamo che il dolore, e talvolta il comprensibile risentimento degli esuli, – ha continuato Serracchiani – è stato volta a volta blandito o demonizzato, comunque strattonato, troppo spesso ingannato con fini non nobili”. “Ma a chi incarna pro tempore le istituzioni, al di là di qualunque appartenenza politica, tocca l’alto compito di rispettare quel dolore, così come di raccoglierlo e distillarlo in insegnamento di giustizia, trasmettendone la lezione avvenire. E questa lezione sia: nessun oblio, non più odio né rancore”.(Inform)

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