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UnicarTourism: governance pubblica del turismo delle radici, ruolo Maeci e diplomazia estera

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ROMA – Anche la diplomazia giocherà un ruolo determinante nel turismo delle radici e nella sua governance pubblica: questo è il messaggio emerso nel corso del primo UnicarTourism, webinar dell’Università della Calabria e dell’International Academic Research Center in collaborazione con la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci e con il Ministero della Cultura dell’Albania. Spesso ci si concentra sui grandi numeri della presenza italiana in Paesi del Sudamerica o nel resto dell’Europa a noi più vicina, pensando alle grandi capitali europee; tuttavia c’è presenza di connazionali anche in luoghi esteri meno noti alle cronache. Roberto Galanti (Console Onorario della Repubblica della Moldova) ha ricordato per esempio la presenza sostanziosa di italiani in un piccolo Stato come la Moldova. “Il turista delle radici è una sorta di investitore benché non necessariamente di natura economica: egli è un ambasciatore dei territori. Non dobbiamo essere gelosi ma anzi felici di uno scambio di bellezze e tradizioni: alcune di queste sono anche simili tra Italia e Moldova. Dobbiamo intercettare quindi una quota sempre maggiore di turisti anche da Stati come quello moldavo”, ha spiegato Galanti. Riccardo Milici (Ambasciatore della Repubblica della Liberia in Italia) ha parlato di quelle che sono le prospettive turistiche di un Paese situato in Africa Occidentale come la Liberia, quindi anch’esso teoricamente fuori dagli schemi del mainstream turistico o delle cronache. “In Liberia c’è un turismo incentrato sul paesaggio marino e c’è una percezione di sicurezza buona con una sorta di sacralità intorno alla figura del turista”, ha commentato Milici andando su un discorso dove il turismo classico può trovare punti di incontro con quello di ritorno. Giovanni Maria De Vita (Capo Ufficio I della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci) ha spiegato che, quando si parla di turismo delle radici, “in realtà parliamo di un turismo particolare, ossia non della promozione tout court di un territorio o soltanto di chi ha lasciato per varie ragioni quel territorio; bensì parliamo di chi vive all’estero ma ha mantenuto un legame con l’Italia, costruito attraverso le testimonianze o le abitudini tramandate per esempio in ambito familiare”, questa è la definizione offerta da De Vita riguardo al temine di ‘turismo delle radici’ che altrimenti rischierebbe di essere troppo ampio o vago. “E’ un segmento del turismo che ha una valenza speciale perché si rivolge alle nuove generazioni di italiani all’estero e agli oriundi o italo-discendenti di vecchia emigrazione calcolati in circa 80 milioni di individui. Questa forma di turismo presenta importanti vantaggi per i territori italiani: anzitutto la promozione di attività lavorative fuori dal circuito mainstream e che può riguardare per esempio i piccoli borghi con bassi tassi di crescita economica e con un forte spopolamento; il secondo vantaggio è nella ricerca di un turismo sostenibile quindi nel rispetto del patrimonio artistico, immobiliare e culturale”, ha continuato De Vita sottolineando come si tratti generalmente di territori che hanno sofferto l’emigrazione e che sono stati nel tempo abbandonati dai propri abitanti. Emblematico è stato l’esempio offerto dal Comune di Matera, approfittando dell’anno in cui è stato Capitale della Cultura, per offrire una promozione dei celebri ‘sassi’ in tal senso.  Perché proprio il Maeci? “Il Maeci ha una struttura principalmente rivolta all’estero ed è in contatto con le comunità italiane anche attraverso il mondo dell’associazionismo e non solo attraverso la rete diplomatica. Il Maeci, percependo questa realtà in sviluppo, ha deciso di convocare nel 2018 un primo tavolo tecnico con enti locali e regionali nonché con operatori di settore per promuovere lo scambio di informazioni e buone pratiche per creare un coordinamento sul turismo delle radici”, ha aggiunto De Vita che ha messo in risalto l’importanza dell’individuazione di iniziative specifiche utili anche ad operatori ed istituzioni per strutturare un’offerta definita e consolidata dedicata ai turisti delle radici. E’ stata ricordata a tal proposito la realizzazione di una serie di pubblicazioni sostenute dal Maeci: ad esempio la Guida al turismo delle radici realizzata con Raìz Italiana e giunta quest’anno alla seconda edizione con dei focus su singole Regioni. “Occorre anche la promozione di attività formative per creare figure specializzate intorno al turista delle radici che è interessato a scoprire dettagli come i documenti riguardanti gli antenati ed è quindi necessaria un’azione di coordinamento per preparare questi operatori ad accogliere in modo adeguato questa tipologia di turista”, ha sottolineato De Vita menzionando il lavoro svolto dall’Associazione AsSud che sta conducendo una ricerca su scala mondiale attraverso un questionario online multilingua per capire meglio l’identikit del turista delle radici. “Oggi c’è una gestione decentralizzata del turismo in genere e occorre avere una visione più omogenea e di promozione integrata”, ha precisato il Consigliere del Maeci che ha infine menzionato una prima presenza, embrionale rispetto alla mole di lavoro da fare per il futuro: è la presenza sul territorio italiano di strutture in grado di rivolgersi in maniera specifica ai connazionali emigrati: per esempio i musei dell’emigrazione come quello di Genova. (Simone Sperduto/Inform)

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