martedì, 7 Maggio, 2013 in
NOTIZIE INFORM
ITALIANI ALL’ESTERO
Presentata da Fabio Porta (Pd) e altri – tra cui i deputati eletti all’estero Farina, Fedi, Garavini, La Marca (Pd), Bueno (Usei) e Merlo (Maie)
Una proposta di legge per la cancellazione dei termini di richiesta della cittadinanza italiana
L’iniziativa è rivolta in particolare ai trentini, discendenti di residenti nell’ex impero austro-ungarico, e tesa ad uniformare le situazioni venutesi a creare a seguito di passaggi di Stati e di frontiera
ROMA – Fabio Porta, deputato confermato per il Pd alle ultime elezioni politiche nella ripartizione America meridionale, segnala di aver presentato una proposta di legge volta a cancellare i termini di richiesta della cittadinanza italiana per coloro che l’hanno persa a seguito di passaggi di Stati e di frontiera, uniformando così a livello normativo le situazioni venutesi a creare nel corso del tempo. Porta si riferisce in particolare “ai discendenti dei trentini che abitavano le terre dell’ex impero austro-ungarico e che non hanno potuto esercitare l’opzione prevista dal trattato di San Germano del 1920”. Questi ultimi, segnala l’esponente democratico, “dopo ottant’anni di attesa si sono visti finalmente concedere la possibilità di fare la domanda di cittadinanza italiana da una legge ad hoc, la n. 379 del 2000, i cui termini, pur prorogati, sono scaduti tuttavia a dicembre del 2010. Non c’è una ragione plausibile – sostiene Porta – per cui una legge sostanzialmente riparatrice, come quella per la cittadinanza ai trentini, debba avere sbarramenti temporali. E infatti non li posti la legge successiva approvata per gli abitanti dei territori dell’ex Jugoslavia, che è restata giustamente aperta per dare il tempo di recuperare le situazioni venutesi a creare per vicende storiche dolorose che si sono riversate sulla vita degli individui”. L’esponente democratico giudica dunque la riapertura dei termini per i trentini “un risarcimento dovuto” sia “per il grande danno storico ed umano che hanno subito all’indomani della Prima guerra mondiale”, sia per il ritardo accumulatosi nell’esame delle pratiche “che sono state presentate nei termini e che ancora giacciono al ministero degli Interni” – Porta parla a questo proposito di circa 50mila richieste, di cui “nemmeno la metà – dice – è stata esaminata” e segnala un sua recente interrogazione in proposito a Mae e ministero dell’Interno “per dirimere la matassa che si è aggrovigliata”.
“Il neo ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge, ha riaffermato una cosa che da Napolitano in giù tanti pensano: chi è nato in Italia deve essere considerato italiano. E’ ciò che accade, in situazioni analoghe, in tutti i paesi più civili del mondo – afferma Porta, che teme però le polemiche suscitate dal tema, “viziate da pregiudizi”. I casi riguardanti la concessione e il riacquisto della cittadinanza italiana sono però “diversi tra loro”, e “diverse e specifiche debbono essere le normative per affrontarli – afferma l’esponente democratico, che auspica sulla proposta di legge presentata insieme ai colleghi Mauro Ottobre (Misto), Renata Bueno (Usei – Misto, ripartizione America meridionale), Ricardo Merlo (Maie, ripartizione America meridionale), Gianni Farina (Pd, ripartizione Europa), Marco Fedi (Pd, Africa, Asia, Oceania e Antartide), Laura Garavini (Pd, Europa), Marialuisa Gnecchi (Pd) e Francesca La Marca (Pd, America centrale e settentrionale), una “convergenza dei gruppi maggiori in tempi rapidi” e “risposte non rituali ed evasive sulle pratiche pregresse”. (Inform)



