SENATO DELLA REPUBBLICA
Il richiamo al Governo sulle numerose questioni legate alla tassazione dei lavoratori frontalieri in Svizzera. Primo firmatario il leghista Jonny Crosio
ROMA – Il senatore Jonny Crosio (Lega Nord) è il primo firmatario di una mozione relativa ai lavoratori frontalieri e alle numerose questioni legate al protocollo siglato nello scorso mese di marzo che modifica la Convenzione tra Italia e Confederazione sulla tassazione dei lavoratori frontalieri in Svizzera. Un accordo, quest’ultimo, che risale al 1974 e che riguarda – segnala il senatore – solo i frontalieri italiani, prevedendo per essi una tassazione esclusiva in Svizzera con il ristorno del 40% del gettito dei comuni italiani della zona di confine.
La mozione impegna il Governo in particolare a “perfezionare nel più breve tempo possibile la trattativa per concludere quanto previsto nella road map prevista nel protocollo sottoscritto a febbraio 2015”, road map che delinea il percorso per la revisione dell’accordo del 1974, e a “vigilare affinché i risultati degli ulteriori negoziati non siano lesivi della dignità e degli interessi dei lavoratori, tutelando gli oltre 60.000 frontalieri e le loro famiglie”. Si chiede inoltre all’esecutivo di “prevedere che nel nuovo regime fiscale vengano puntualmente disciplinati i ristorni dei frontalieri verso i comuni di residenza, al fine di salvaguardare i comuni di frontiera” e a “prevedere lo sblocco da parte dell’Inps dei fondi per il finanziamento della legge n. 147 del 1997” riguardante i trattamenti di disoccupazione in favore dei frontalieri italiani in Svizzera, fondo – evidenzia Crosio – “formato con i contributi di disoccupazione pagati dai frontalieri in Svizzera e da questa ristornati all’Italia”. Oltre a ciò l’impegno del Governo dovrebbe “prevedere che, all’interno degli atti a chiusura del protocollo, sia previsto il perfezionamento di accordi di interscambio scolastico e formativo per i giovani delle zone di confine” e l’intervento per sospendere “l’applicazione della norma sulle spese mediche” che costituiscono “un ulteriore aggravio impositivo per i lavoratori” e rappresentano “una disparità di trattamento tra i frontalieri che già lavorano in Ticino” e i nuovi frontalieri, per cui “le cure sanitarie svizzere potrebbero rappresentare un’opzione più interessante”.
Tale norma sulle spese mediche deriva infatti dalla mancata conclusione del processo di revisione della tassazione, nel corso del quale il Ministero della Salute avrebbe inviato una circolare agli enti della fascia di confine che dispone il pagamento delle cure mediche per gli oltre 60 mila frontalieri italiani in Svizzera, cure che prima erano “praticamente gratuite” – si legge nella mozione – e che varierebbero ora da una quota che arriva fino a 1.549 euro l’anno per i redditi sino a 20.658 euro e fino a 2.788 euro per chi guadagna da 51.564 euro in su, con ancora “da chiarire la questione del cambio con il franco svizzero”.
Il nuovo accordo in fase di elaborazione – ricorda la mozione – è impostato su “basi assolutamente innovative” e prevede innanzitutto la reciprocità, dal momento che comprende anche i frontalieri svizzeri che lavorano in Italia. “I lavoratori frontalieri – si rileva – saranno assoggettati ad imposizione sia nello Stato in cui esercitano l’attività, sia nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonterà al massimo al 70% del totale dell’imposta normalmente prelevabile alla fonte. Il Paese di residenza dei lavoratori applicherà l’imposta sul reddito delle persone fisiche, tenendo conto delle imposte già prelevate nell’altro Stato ed eliminando l’eventuale doppia imposizione. Il carico fiscale totale dei frontalieri italiani rimarrà inizialmente invariato e successivamente, con molta gradualità, sarà portato al livello di quello degli altri contribuenti. Non vi sarà più alcuna compensazione finanziaria tra i 2 Stati. Il ristorno ai comuni frontalieri italiani sarà a carico dello Stato, sulla base del principio di invarianza delle risorse”.
Crosio ricorda anche come, in base ai dati dell’Ufficio federale di statistica, anche nel 2014 risulta aumentato il numero dei frontalieri in Svizzera, saliti a 287.100 a livello nazionale (cresciuti di un +29,6% negli ultimi 5 anni); lo stesso trend si registra anche in Ticino, con un numero di lavoratori abitanti in Italia che si attesta a 61.593 (+38,8% negli ultimi 5 anni). (Inform)