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Tra le dichiarazioni di voto favorevoli al Governo presieduto da Mario Draghi quella di Raffaele Fantetti, eletto nella ripartizione Europa e presidente del nuovo gruppo Europeisti-Maie-Centro Democratico

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Il sì motivato dall’ispirazione europeista del nuovo esecutivo: “L’Europa per noi non è una scelta emozionale o fideistica, bensì l’opzione più razionale e opportuna che sia la nostra geografia, sia la nostra storia ci dettano”

 

ROMA – Nel corso delle dichiarazioni di voto per la fiducia al nuovo Governo guidato da Mario Draghi è intervenuto al Senato, in qualità di presidente del neonato gruppo Europeisti-Maie-Centro Democratico, Raffaele Fantetti, eletto nella ripartizione Europa, che ha annunciato il suo voto favorevole al nuovo esecutivo.

Le ragioni del sì si basano – ha spiegato – sull’ispirazione europeista del Governo Draghi: Fantetti ricorda infatti la sua convinta adesione prima alle attività del Movimento federalista di Altiero Spinelli, come le iniziative tese ad allargare la partecipazione politica alle istituzioni europee, e l’europeismo, spesso anche “critico”, professato nella sua carriera imprenditoriale e poi politica.

“Ancora qualche settimana fa, in questa Aula – ricorda Fantetti, – intervenivamo spiegando a numerosi colleghi intellettualmente scettici sul tema che – tanto per fare un esempio – senza la Bce non ci sarebbero stati né i decreti ristori, né il reddito di cittadinanza, né la sostanziale tenuta dei conti dello Stato italiano. Ecco perché, di fronte al cittadino italiano che ha così magistralmente diretto quella istituzione, quella componente della costruzione federalista europea, e ha salvato il valore e la denominazione della moneta che i cittadini dell’eurozona hanno in tasca, non possiamo che ribadire la nostra gratitudine e fiducia, pur non senza denunciare e condividere pubblicamente alcune delle difficili sfide che la attendono”.

“L’Europa per noi – ribadisce Fantetti – non è una scelta emozionale o fideistica, bensì l’opzione più razionale e opportuna che sia la nostra geografia, sia la nostra storia ci dettano. Basta un semplice ripasso, anche della sola storia contemporanea, per capirlo”.

Fantetti ricorda che “nell’Unione europea il nostro Paese trova l’orizzonte politico e l’alveo istituzionale e normativo che ne garantiscono l’ancoraggio ai valori della pace, della democrazia, dello Stato di diritto, delle libertà fondamentali nonché un protagonismo internazionale più incisivo”, e sottolinea l’urgenza che alla svolta storica determinata dalla pandemia “corrisponda il nostro impegno politico chiaro a favore del progetto europeo”. “Siamo convinti – aggiunge – che le dinamiche tra la dimensione statuale e quella sovranazionale europea siano un argomento di cui la politica si deve riappropriare. Al posto di un europeismo facile, vogliamo dare sostanza politica a un modello che passi per la consapevolezza che nulla in Europa viene fatto senza l’impegno e anche le rinunce di ogni Stato membro”.

Egli richiama poi alcuni dei nodi del “discorso comune” europeo, che auspica possano essere rafforzati, come la “provvista comune sui mercati di capitali”; “il rispetto della ripartizione democratica dei poteri dello Stato”; il “riconoscimento dei diritti dei migranti, condiviso da tutti gli europei della sponda Sud del Mediterraneo, con la quale bisogna rilanciare la cooperazione”; “l’imposizione di un’equa tassazione delle imprese”; il “controllo effettivo dei beni che entrano nello spazio doganale comune”, la lotta all’evasione e il contrasto “delle truffe sui finanziamenti europei in Italia”.

L’auspicio è anche quello che le forze politiche “che si riconoscono nei principi ispiratori di un’Europa più integrata e vicina ai cittadini” “siano sincere e in futuro coerenti con questo approccio, perché riteniamo che l’europeismo debba diventare una bussola per orientare le azioni di Governo” “per compiere le scelte cruciali per il futuro del nostro Paese”.

“Con il nuovo quadro finanziario pluriennale e con il Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza, l’Unione Europea ha puntato 1.800 miliardi sulla ripresa, a cui si sommano i fondi Sure e Bei, per un totale di oltre 2.400 miliardi di stimolo; una manovra eccezionale – sottolinea Fantetti – nella quale moltissimo è stato puntato proprio sull’Italia. Pensiamo e dobbiamo quindi affermare che mai come ora il successo o il fallimento di un Paese è così fondamentale per il successo del progetto europeo”, successo che il senatore ritiene collegato alla realizzazione di una vera unione fiscale e politica dell’Ue.

L’invito è dunque di “uscire dalla dimensione declaratoria” dell’Europa, attraverso “chiarezza di analisi” e “visione di insieme e, soprattutto, risposte univoche su come gestire i problemi, permettendo agli individui e alle imprese di anticipare tali scelte adottando i comportamenti più opportuni in relazione alle proprie esigenze”. “Noi vogliamo un cambio di passo organizzativo per vincere la pandemia e al riguardo siamo molto confortati dal programma che lei ha esposto – afferma Fantetti, che associa a tale svolta anche la realizzazione di “riforme difficili, ma necessarie nella pubblica amministrazione, nel fisco, nella giustizia e nella transizione digitale per far ripartire il Paese”, raggiungendo una crescita annua del Pil di “almeno il 2,5 per cento, cioè superiore al costo medio del debito per consentire di ridurlo”.

Fantetti annuncia infine l’organizzazione a breve, da parte del Gruppo degli Europeisti, di una prima conferenza sulla Nuova Europa, per la quale auspica il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo e il passaggio dall’attuale voto di unanimità a quello di maggioranza semplice in seno al Consiglio. (Inform)

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