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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Su “Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti

 STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
Cittadinanza, Contarci, Indigenti
Primi argomenti venuti fuori dal nostro dibattito
BUENOS AIRES – L’avvio dell’iniziativa che abbiamo preso nei primi di luglio, di aprire un dibattito sul futuro della comunità di origine italiana in Argentina, suggeritoci dall’articolo del collega Dante Ruscica, pubblicato nell’edizione del 3 luglio e per il quale abbiamo ricevuto interessanti contributi alcuni già pubblicati ed altri che faremo conoscere nelle prossimi edizioni della nostra TRIBUNA ITALIANA, ha aperto un ventaglio di temi sui quali parlare, scambiarsi opinioni, punti di vista che possono arricchire questa riflessione sul nostro futuro.
Una prima proposta di temi, ci porta a parlare di tre argomenti: la cittadinanza o, meglio, la doppia cittadinanza, visto che gli interventi finora pubblicati, si sono incentrati sul fatto che certi discendenti di italiani che hanno vista riconosciuta la cittadinanza italiana, senza perdere quella argentina, non dimostrano di apprezzarla e non dimostrano di riconoscere alcun legame con l’Italia, la sua cultura o la sua comunità in Argentina.
Il dibattito però, almeno fino ad oggi, riguarda semplicemente la richiesta di certi passi che gli interessati dovrebbero compiere, certe condizioni da adempiere prima di accedere al passaporto italiano.
Un secondo tema, riguarda la necessità di contarci. Di sapere quanti siamo, al di là dei numeri che custodiscono le sedi consolari o l’AIRE. Dobbiamo contarci, sosteniamo, ma dobbiamo capire bene cosa contare, come contare.
Non si tratta solo del numero dei cittadini italiani, quantità nota come dicevamo, leggendo i dati dei registri ufficiali. Dovremmo capire quanti cittadini italiani potremmo essere. Quante persone pur senza poter accedere alla cittadinanza italiana (o senza volerlo) si sentono parte della comunità di origine italiana perché comunque discedenti di italiani, perché eredi dei loro valori, ecc.
Oppure quante persone, pur se di differente origine, si sentono legate all’Italia, alla cultura italiana, alla sua lingua o alle sue manifestazioni.
Ma dovremmo conoscere anche il numero delle associazioni italiane, degli enti che si occupano di cultura, o di affari in rapporto all’Italia o alla presenza italiana in Argentina. Per fare solo un esempio: quanti ristoranti italiani “veramente italiani”, ci sono in Argentina? Quante ditte che sono di origine italiana o che hanno in Italia i loro partner principali?.
Quante persone fanno cultura italiana al di fuori dei circuiti ufficiali italiani o del giro delle associazioni della nostra comunità?
Una riflessione su cosa e come contarci quindi, si rende necessaria, perché in base alla conoscenza di tali numeri, potremo impostare progetti, proposte e richieste.
Un terzo argomento riguarda un aspetto che ci stiamo lasciando alle spalle, del quale non ci piace parlare, ma che è, purtroppo una dura realtà. Riguarda gli anziani emigrati indigenti, che non sono assistiti dai Consolati. Alcuni, (circa 450) sono assistiti dal Patronato Italiano di Assistenza, benemerita e centenaria istituzione di solidarietà sociale, che si sostiene grazie ai contributi personali di connazionali generosi con spirito solidale.
Ma non è sufficiente. Perché anche in questo caso bisogna contarli e contattarli, dato che spesso non arrivano a presentarsi presso gli uffici di assistenza consolari o dei comitati di assistenza o altre sedi dedite a loro. Ma anche e soprattutto perché, come fa notare Romano Martinelli nel suo articolo che pubblichiamo oggi a pagina 9, i fondi pubblici scarseggiano in una Italia in crisi e in una Argentina in perenne confusione. Per cui si rende necessario l’impegno della comunità e delle sue istituzioni, per cercare gli anziani indigenti o malati e le loro famiglie in stato di necessità e per impegnarci, a cercare o a dare i fondi per sostenerli.
Come scrive Martinelli è un modo di dimostrare che effettivamente siamo una comunità e che siamo eredi di tremila anni di civiltà.
O, come ha detto recentemente Papa Francesco, il grado di sviluppo di un paese – e in questo caso della nostra comunità – si misura nel trattamento dispensato ai suoi anziani e alle persone bisognose. (Marco Basti -Tribuna Italiana /Inform)
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar
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