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Consolato Generale a Francoforte sul Meno: l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia chiude la sua tournée in Germania all’Alte Oper di Francoforte

CULTURA

 

FRANCOFORTE SUL MENO – Tre sono le tappe tedesche che una delle più prestigiose istituzioni sinfoniche europee, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ha in programma in Germania in questi giorni come protagonista di attesissimi concerti che si concluderanno con una esibizione all’Alte Oper Frankfurt, nella Großer Saal, sabato 18 aprile 2026, alle ore 20:00. Dopo la tappa di ieri a Colonia e di domani a Baden Baden, salirà nuovamente sul podio, questa volta della Alte Oper, il direttore musicale Daniel Harding che guiderà l’orchestra – ormai fiore all’occhiello della cultura italiana e di tutto il Paese –  in un programma di grande intensità espressiva, affiancato dal pianista Igor Levit, tra i più acclamati interpreti della scena internazionale, apprezzato per la profondità delle sue interpretazioni e l’impegno artistico e culturale.

Il concerto si aprirà con il Concerto per pianoforte n. 1 in re minore op. 15 di Johannes Brahms, pagina monumentale del repertorio romantico, caratterizzata da una tensione drammatica di rara intensità e da un dialogo serrato tra solista e orchestra.

La nascita del Primo Concerto per pianoforte e orchestra di Brahms fu lunga e tormentata, e avvenne per fasi successive a partire dal 1852, con esibizioni non sempre ben accolte ed anzi bisognerà aspettare il 1861 per la sua definitiva pubblicazione e successive acclamazioni del pubblico.

Frutto di un’ossessione, il concerto è espressione di una ricerca accompagnata da un forte spirito di autocritica. La conseguenza fu una contraddizione risolta con un compromesso: uno schema tradizionale per un modello alternativo.

Non stupisce quindi che il destino del Concerto fosse contrastato e difficile. Molti dei rilievi che gli vennero mossi dai primi ascoltatori (e non bisogna dimenticare che Brahms ebbe fin dall’inizio ascoltatori assai attenti) sono in parte comprensibili. In effetti il Concerto in re minore è lontano dalle convenzioni del concerto per strumento solista, in quanto il pianoforte e l’orchestra sono posti su un piano di assoluta parità: il che lo fece sembrare una Sinfonia con pianoforte. L’evidente ambizione di rifarsi al Beethoven drammatico ed eroico (soprattutto a quello del Terzo Concerto in do minore) si scontra con l’insistenza di passaggi divaganti ed eterei (come un phantasieren romantico alla Schumann) così come con il contenuto eterogeneo, appassionato, malinconico, giocoso, dei temi.

Insomma esso ci appare come un lavoro di sperimentazione che solo a posteriori avrebbe trovato la sua giustificazione e la sua esatta collocazione nella storia del concerto per pianoforte. Sarà il quanto mai rinomato e virtuoso pianista Igor Levit a dare corpo e interpretazione al tessuto musicale da solista e a duettare con l’orchestra.  A seguire verranno eseguite le celebri Variazioni Enigma op. 36 di Edward Elgar, un affascinante ciclo orchestrale che, attraverso una scrittura raffinata e ricca di colori, costruisce una serie di ritratti musicali di sorprendente vividezza.

Eseguite per la prima volta a Londra a st. James Hall nel 1899, queste quattordici Variazioni –  così complesse, ben meditate e mature –  nacquero per puro caso. Una sera dell’ottobre 1898 Elgar improvvisava sul violino alcuni passaggi melodici senza uno scopo. La moglie l’interruppe ammirando la bellezza di una melodia, della quale egli non si era neppure accorto. Sorpreso e affascinato dall’entusiasmo della consorte, Elgar, ritrovata la melodia, la perfezionò, e poi chiese. «Ti fa pensare a qualcuno?», «Certo, a Billy Baker che esce dalla stanza».

In quella serata in famiglia le Variazioni presero vita. Alla moglie Elgar (C.A.E.) dedicò la prima variazione, a Billy Baker, William Meath Baker (W.M.B) la quarta. E da tutte e quattordici ancora ci arriva il calore e l’intesa umana simpatia, di quotidiana familiarità e amicizia, nonchè di umorismo da cui avevano preso le mosse e l’ispirazione. Fu naturale quindi che il compositore Elgar le dedicasse “a tutti gli amici che sono qui ritratti”. Da un secolo non c’è più nessun enigma nelle iniziali dei nomi, perché i dedicatari sono stati identificati tutti. Ma un altro enigma non è stato sciolto e forse non lo sarà mai. Nelle note di programma per la prima esecuzione l’autore dichiarò che «lungo e sopra la costruzione ‘procede’ [goes] un altro tema più ampio che non si suona», e che nessuno ha individuato. Con numerose esecuzioni di successo di queste Variazioni, che si estesero prestissimo in tutta l’Europa, si dovette da allora credere, come aveva sentenziato G. B. Shaw, che anche in Inghilterra si creava musica buona e perfino eccellente.  Fondata nel 1908, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia è tra le più antiche e rinomate compagini sinfoniche italiane, riconosciuta a livello internazionale per l’eccellenza artistica e la versatilità del suo repertorio. Nel corso della sua storia ha collaborato con i più grandi direttori e solisti, affermandosi come ambasciatrice della tradizione musicale italiana nel mondo.Il finale a Francoforte sarà quindi per il pubblico internazionale della città della Banca Centrale Europea un evento di grande rilievo. Un pubblico attento e raffinato che avrà l’opportunità di ascoltare una delle più autorevoli ed acclamate orchestre italiane in un programma dal ricco fascino musicale ed interpretativo. (Michele Santoriello*/Inform)

*Ufficio Affari culturali e comunicazione del Consolato Generale d’Italia a Francoforte sul Meno

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