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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Stati Uniti – Siamo l’orgoglio dell’America

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, dicembre 2021

Il presidente dell’OSDIA rivendica il diritto degli italoamericani di essere trattati come comunità, contro pregiudizi e stereotipi basati su film e serie tv

Il 14 agosto scorso, l’avvocato penalista Robert A. Bianchi ha prestato giuramento come presidente dell’Ordine dei Figli e delle Figlie d’Italia in America, OSDIA, il più antico organismo a supporto dei cittadini americani di discendenza italiana. Bianchi è stato Procuratore della contea di Morris County (New Jersey), e oggi guida lo Studio legale «Bianchi Law Group». Nell’OSDIA è già stato primo vicepresidente nazionale, interagendo con i funzionari della Casa Bianca e i membri del Congresso. Contatti che gli torneranno utili nel corso di un mandato che si annuncia delicato. Negli ultimi anni, la cultura italo-americana è finita sotto assedio per via del «cancel culture».

Quest’anno, oltre 130 città e svariati Stati hanno celebrato la Giornata della Popolazione Indigena in sostituzione o in concomitanza con il Columbus Day. Una coabitazione sancita ufficialmente dal presidente Biden. Un’ingiustizia storica che si somma a pregiudizi e stereotipi. Sfide che non spaventano Robert A. Bianchi, intenzionato a rilanciare l’orgoglio tricolore.

Msa. Presidente, ci racconti la sua storia d’emigrazione.

Bianchi. Sono di origini avellinesi da parte paterna, e abruzzesi da quella materna. Il mio bisnonno paterno era di famiglia benestante. Arrivato negli Stati Uniti, è diventato medico ed è stato il primo italiano eletto al Comune di Newark. La famiglia di mia madre, invece, ha vissuto la tipica esperienza dell’emigrazione italiana, segnata dalla povertà e dalla discriminazione. Da qui il desiderio urgente dell’assimilazione.

Questo era l’unico modo per sfuggire alla discriminazione?

Capisco i miei bisnonni, nonostante fossero orgogliosi delle loro radici. Io stesso sono stato vittima di pregiudizi. Quando sono stato nominato Procuratore, qualcuno ha addirittura detto che da quel momento i criminali avrebbero avuto vita facile. Ancora oggi, i luoghi comuni sugli italo-americani, basati su film e serie tv, sono difficili da estirpare.

Lei, però, è la dimostrazione che gli italiani possono arrivare ai vertici della società.

Invece di lamentarci, ce l’abbiamo sempre messa tutta per distinguerci. Anche se abbiamo avuto un presidente degli Stati Uniti afro-americano prima di uno italo-americano, e questo la dice lunga sul lavoro che c’è ancora da fare. I politici hanno sempre ignorato la nostra voce, mentre hanno ascoltato quella di minoranze più piccole, ma più rumorose.

Cosa vuole fare per difendere il Columbus Day?

Intendo ricordare ai parlamentari che è stato il presidente Roosevelt ad istituire nel 1937 il Columbus Day. Dobbiamo coordinarci e parlare con una sola voce. Il Columbus Day è solo un esempio della scarsa considerazione di cui gode la Comunità italo-americana tra i politici. In parte per colpa nostra: non ci identificano in una Comunità culturale, come gli afro-americani o gli ispanici. Siamo vittime del nostro successo e del nostro orgoglio.

C’è modo di arginare i pregiudizi sugli italoamericani?

Ci sono film celeberrimi che sono una macchina da soldi e gli italo-americani li guardano con orgoglio. Si parla di quello che siamo in senso buono, mescolandolo però a una criminalità romanticizzata. Film come The Godfather (Il padrino) e Casinò, oppure serie tv come The Sopranos, propongono temi attraenti come la famiglia, i valori, le tradizioni; insieme a «eroi» anti-establishment come Al Capone. Gli americani amano questo sentimento anti-sistema.

Il suo mandato dura due anni. Quali sono le sue priorità?

Innanzitutto voglio potenziare i social media. Grazie all’appuntamento settimanale con «OSDIA Interviews LIVE!», sia su Facebook che su Youtube, abbiamo raccolto decine di milioni di dollari poi devoluti in beneficenza. Attraverso la Sons of Italy Foundation, SIF, il nostro braccio filantropico, ogni anno distribuiamo 100 mila dollari in borse di studio. Il mio principale obiettivo è diffondere il più possibile le nostre iniziative. Poi punto a incrementare le entrate, non chiedendo alle imprese di fare donazioni, ma assicurando loro dei ricavi attraverso la pubblicità negli «OSDIA Interviews LIVE !»: in quattro stagioni abbiamo registrato più di mezzo milione di visualizzazioni on line. E il format sta per diventare uno show televisivo che raggiungerà 3,8 milioni di abitazioni, tra New York, New Jersey e Connecticut. Infine, voglio aumentare le iscrizioni tra i giovani a cui offriamo opportunità professionali e impegno nelle cause sociali.

Com’è strutturata l’OSDIA?

Siamo organizzati in logge. La Loggia nazionale si trova a Washington DC. Poi ci sono 16 Grandi Logge, ciascuna con almeno 500 membri, in 16 Stati. Le Grandi Logge, a loro volta, sono costituite dalle Logge locali, circa 400.

Avete aperto una Loggia anche a Roma. Quali sono i rapporti con l’Italia?

Esiste da un anno. Ho stabilito rapporti molto stretti con il fondatore, Carmelo Cutuli. Puntiamo a rafforzare le opportunità di affari e ad aprire altre Logge in Italia.

In un mondo sempre più globalizzato, ha ancora senso preservare le specificità culturali?

La diversità è un arricchimento. Gli Stati Uniti sono fondati proprio su questo principio. Noi italiani siamo molto orgogliosi dei nostri valori. Gli ispanici, però, hanno conservato anche la lingua. Noi non lo abbiamo fatto perché siamo stati discriminati in un tempo in cui i diritti non erano gli stessi per tutti.

L’assimilazione è stato un male necessario, ma l’orgoglio italiano è ancora forte?

Noi abbiamo conquistato il nostro posto in America e chiediamo solo di essere trattati come gli altri. Non pretendiamo risarcimenti, ma il rispetto che meritiamo. (Intervista a cura di Vittorio Giordano – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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