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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Silvana Mangione: “Cronaca di una sconfitta annunciata”

PARTITI

Qui New York, da “Pd/Cittadini nel mondo”, notiziario del Partito Democratico per gli italiani all’estero, novembre 2014

 

… che si è trasformata in una vera e propria disfatta. Il partito democratico americano, gravato dal minimo storico di gradimenti verso Obama, ha perso la maggioranza anche in Senato insieme ad un ulteriore numero di seggi alla Camera, che non guidava più sin dalle elezioni di medio termine nel primo mandato del Presidente. Una vittoria schiacciante, quella dei repubblicani, che l’hanno preparata con perseveranza, stizza, e una strategia a lungo termine e in tre fasi, studiata scientificamente e applicata senza misericordia, a partire dal giorno dopo la proclamazione del primo presidente afro-americano nella storia degli Stati Uniti. Come prima cosa hanno lottato per eleggere il maggior numero possibile di Governatori e garantirsi maggioranze sicure a livello di parlamenti statali, quindi hanno implementato una pesante campagna di redistricting, ridefinizione dei distretti elettorali, che ha favorito l’elezione di beniamini della parte più conservatrice, infine hanno lanciato una massiccia raccolta di fondi con conferimento di capitali da parte dei più grandi agglomerati economici USA.

Si è sentita quasi una vena di vendetta in tutto questo, un rigurgito degli stereotipi più pericolosi di una destra bigotta, populistica, dagli occhi vicini e le labbra sottili, perennemente chiuse in una smorfia di disapprovazione. Perfino i commentari televisivi hanno dato l’impressione di una spugna buttata sul ring senza attendere i risultati finali. Per tradizione, iniziata dall’avvento della televisione a colori, al partito repubblicano è attribuito il rosso, al democratico l’azzurro: la mappa degli Stati che abbiamo visto proiettare la notte fatidica del primo martedì di novembre era un vero e proprio tappeto rosso, ma non da festa per gli Oscar. Quasi a rafforzare questo senso di ineluttabilità nel sorpasso non era stato presentato in blu lo Stato di New York, rimasto grigio malgrado Andrew Cuomo abbia facilmente vinto un secondo mandato e sia stato fra i primissimi Governatori a rilasciare la sua dichiarazione di successo. Obama, da sempre amato più in Italia e in Europa che negli Stati Uniti, finisce il suo secondo mandato da lame duck, anatra zoppa, in un sistema bicamerale perfetto nel quale il muro contro muro e la paralisi legislativa è cominciata già quattro anni fa.

Ѐ successo anche a Bill Clinton, che alla fine della sua presidenza ha rischiato perfino l’impeachment per fatti che da noi avrebbero fatto sorridere tutti quelli che proprio non volevano ignorarli.

L’impeachment contro Obama è già stato invocato a gran voce dai conservatori per il peccato di tradimento della patria che, secondo loro, consiste nell’essere riuscito a far approvare una riforma sanitaria, basata sull’obbligo di acquistare assicurazioni private calmierate da parte di precise fasce della popolazione! Peccato che si sappia che nel 2015 i costi di tali assicurazioni saliranno vertiginosamente.

I leader di maggioranza hanno già promesso che il loro primo atto legislativo consisterà nel ripudio di questa riforma, fedeli al vecchio detto che conosciamo bene: “fare e disfare è tutto un lavorare”.

Il Presidente, a caldo, ha offerto formalmente piena collaborazione al nuovo Congresso, provocando una reazione non soltanto negativa, ma quasi irridente. Poi se n’è andato in Cina a concludere un accordo sulla diminuzione delle emissioni di gas tossici, che entrerà in vigore fra un tale numero di anni e con percentuali talmente basse da essere, questo sì, davvero risibile.

Poi, è stato costretto a pensare i modi migliori per riconquistare una platea di elettori perduta, in vista delle presidenziali del 2016. E ha lanciato un executive order , un decreto del capo dello stato, sull’immigrazione, in base al quale quasi cinque milioni di componenti delle decine di milioni di illegali che vivono e lavorano in USA potranno, al termine di una complicata e costosa procedura, conquistarsi il diritto di rimanere nel Paese, forse soltanto per un tempo predeterminato, con documenti validi e l’obbligo di pagare le tasse. La reazione repubblicana è stata immediata: l’ordine, abbaiano loro, è anticostituzionale e lo spettro dell’impeachment, senza fondamento alcuno, ricomincia a prendere corpo. Credo che nei prossimi due anni sarà molto più interessante seguire le azioni del gruppo di purosangue (e non) che si presenterà ai cancelli di partenza per la corsa alla Casa Bianca. I repubblicani di New York sono già terrorizzati all’idea che possa presentarsi Bill De Blasio, il gigante italo-americano con la famiglia perfetta e la capacità di trascinare le folle.

Speriamo di sì e auguriamoci che la sua marcia di conquista non sia ostacolata proprio da altri italoamericani. Staremo a vedere. (Silvana Mangione -Pd Cittadini nel mondo del 25 novembre 2014 /Inform)

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