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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Si parla di cittadinanza italiana nel podcast “Voci dalla Farnesina”, con Maria Clelia Pagliaro, capo dell’Ufficio Cittadinanza del Maeci

FARNESINA

Realizzato dal Maeci in collaborazione con l’agenzia Ansa

 

Nella puntata “Gli italiani di ritorno: dai nonni emigrati ai nuovi cittadini che vengono da lontano” una riflessione sulla cittadinanza e sulle modalità del suo conferimento

 

ROMA – Si parla di cittadinanza italiana nel podcast “Voci dalla Farnesina”, realizzato dal Maeci in collaborazione con l’agenzia Ansa. Ospite dalla puntata “Gli italiani di ritorno: dai nonni emigrati ai nuovi cittadini che vengono da lontano”, Maria Clelia Pagliaro, capo dell’Ufficio Cittadinanza alla Farnesina, spiega nell’intervista a Salvatore Lussu leggi e procedure in materia.

“La cittadinanza – spiega Pagliaro – è un concetto storico e giuridico che risale alla nascita dello stato nazionale ed individua un legame indissolubile tra lo Stato, la nazione e il popolo. Possiamo quindi definire la cittadinanza come l’appartenenza di un individuo ad una comunità statuale; in ragione di questa appartenenza l’individuo acquisisce diritti di natura politica, sociale ed economica, ma anche doveri o semplici facoltà”.

“Ad oggi il dibattito sulla cittadinanza, in particolare sulle modalità del suo conferimento, si sviluppa anche in relazione al processo migratorio che ha investito il nostro Paese negli ultimi anni. Questo perché – spiega Pagliaro – il conferimento della cittadinanza dovrebbe costituire l’atto finale di un lungo percorso di integrazione e di inserimento di cittadini stranieri che intendono acquisire anche lo status di cittadini della nostra repubblica”.

Vengono poi richiamate le norme in materia, a partire dalla legge n. 555 del 1912, disciplina organica che è rimasta in vigore fino alla promulgazione della legge del 5 febbraio 1992, n. 91, tutt’ora vigente. “In base all’articolo 1 di quest’ultima legge, è cittadino per nascita il figlio di padre o di madre cittadini. Già con la legge del 1912 poteva verificarsi il caso di figlio di cittadino italiano emigrato all’estero che conserva la cittadinanza italiana per discendenza, salvo sua espressa rinuncia. Questa disposizione era determinata da quel particolare periodo storico, segnato – ricorda Pagliaro – dai grandi flussi migratori di nostri cittadini verso i Paesi dell’America latina. In questo senso, attraverso il mantenimento della cittadinanza italiana viene garantita la conservazione del legame dei nostri emigrati con il Paese di origine, anche nel caso di attribuzione di cittadinanza iure soli da parte dello Stato di accoglienza. Ad oggi il riconoscimento della cittadinanza si basa sulla dimostrazione della discendenza in linea retta del soggetto originariamente cittadino emigrato fuori dall’Italia e, dall’altro, sull’assenza di interruzioni della linea di trasmissione della cittadinanza, cioè deve essere provata la mancanza di dichiarazione di rinuncia alla cittadinanza italiana da parte di discendenti”.

“Le istanze di riconoscimento per discendenza iure sanguinis devono essere indirizzate o al sindaco del comune in cui il richiedente risiede oppure al console italiano della circoscrizione consolare in cui risiede l’istante straniero discendente italiano, se residente all’estero. Il procedimento in realtà – rileva Pagliaro – è molto lungo. Si tratta di termini che prevedono 730 giorni dalla presentazione dell’istanza e presenta aspetti di particolare complessità perché si deve procedere alla ricostruzione della linea di ascendenza dei richiedenti e dà luogo ad attività istruttoria in merito a fatti e atti dagli esiti non immediati, perché riguardano fatti risalenti nel tempo o molto lontani”.

“Il diritto alla cittadinanza racchiude un universo di significati simbolici molto forti e la richiesta di conferimento rivela il desiderio di mantenere saldi i legami con la propria terra di origine. Sono certa – aggiunge Pagliaro – che una felice contaminazione tra le nostre comunità possa avere effetti del tutto positivi e questo perché le nuove generazioni di italiani all’estero desiderano accreditarsi come gli eredi della cultura dei propri avi, in nome di un sentimento di curiosità e di attaccamento nei confronti della memoria e di un passato che evidentemente è ancora presente”.

Rispetto infine al significativo numero di richieste di riconoscimento presentate da discendenti di connazionali in Sud America, Pagliaro spiega come “l’Italia viene vista ancora oggi come la madre patria a cui fare riferimento, specie in circostanze di particolari difficoltà e non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale e politico”. “Chiaramente – rileva – una contingenza negativa come quella attuale non fa altro che accendere ancora di più il desiderio di trovare un porto sicuro”. (Inform)

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