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“Scalo Marittimo”: al Teatro San Ferdinando di Napoli il testo di Raffaele Viviani

MIGRAZIONI

Fino all’8 gennaio

L’atto unico , scritto dal commediografo nel 1918 , è ambientato su una banchina del porto partenopeo nei minuti che precedono la partenza del piroscafo “Washington” per l’Argentina. Un’antica storia d’emigrazione che sarà raccontata da un coro di immigrati africani di seconda o terza generazione

 

NAPOLI –  “Scalo Marittimo”: al Teatro San Ferdinando di Napoli la Compagnia Nest porta in scena fino all’8 gennaio l’atto unico scritto nel 1918 da Raffaele Viviani  (Castellammare di Stabia 1888 – Napoli 1950) e ambientato su una banchina del porto di Napoli nei minuti che precedono la partenza del piroscafo “Washington” verso l’Argentina.

Regia di Giuseppe Miale di Mauro, direzione musicale di Mario Tronco con il coro dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Tra gli interpreti Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Adriano Pantaleo

“Non c’è tempo migliore di questo – spiegano la Compagnia Nest e Mario Tronco – per ripercorrere la storia della migrazione italiana. Non c’è tempo migliore di questo in cui l’Italia è la meta sognata dagli immigrati che decidono di fare il lungo e tortuoso viaggio verso la libertà.

Scalo Marittimo ci permetterà d’indagare sulla genesi del pregiudizio che accompagna da sempre i fenomeni migratori.

Raffaele Viviani ha scritto questo testo nel 1918, più di cento anni fa, ambientando l’atto unico su una banchina del porto di Napoli nei minuti che precedono la partenza del piroscafo “Washington”. Il molo si anima e prende forma grazie al susseguirsi di svariati personaggi: marinai, facchini, venditori ambulanti, truffatori e viaggiatori di varie estrazioni sociali. Un’antica storia d’emigrazione che sarà raccontata da un coro di immigrati africani di seconda o terza generazione, quindi già perfettamente ambientati nel nuovo territorio. La forma musicale sarà appunto quella del coro greco che racconterà lo svolgersi della storia scritta da Viviani presentando i personaggi e le scene attraverso le didascalie del testo, che saranno musicate e cantate. Una sorta di cantastorie, come i griot africani, ma a differenza degli strumenti tradizionali useranno dei laptop per muoversi tra le melodie di Viviani. Come se avessero trovato il manoscritto in una biblioteca e ce lo raccontassero per avvicinare la storia dei loro avi a quella dei nostri antenati costretti a lasciare l’Italia per terre assai lontane.

Gli attori della Compagnia saranno invece chiamati a interpretare i tanti personaggi scritti da Viviani in un gioco teatrale che li vedrà affrontare almeno tre personaggi a testa. Il tutto inserito in un non tempo che si farà passato, presente e futuro. Un modo per analizzare un’inattualità che è straordinariamente attuale. Con l’onore e l’onere di essere tra i primi, se non proprio i primi, a poter trattare la drammaturgia di Viviani senza nessun tipo di vincolo, con la consapevolezza di trovarsi di fronte a un autore universale. Partendo da una presa di posizione precisa sul fenomeno dell’emigrazione che Viviani spiega attraverso le parole del Doganiere quando gli fa dire: «Povera gente! Quante belle energie costrette a disperdersi per il mondo!»” (Inform)

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