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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Salvatore Albelice (Fi): C’è uno status degli italiani all’estero e c’è un problema degli italiani all’estero

OPINIONI

 

BRUXELLES – “Lo status dell’italiano all’estero, parliamo del Belgio, ma ci si può riferire anche ad altri Paesi europei, è quello di una persona sola, isolata e distaccata dalle stesse istituzioni rappresentative dello Stato italiano: consolato, ambasciata, istituto di cultura, camera di commercio, e via dicendo. E’ la situazione di colui che spesso fa affidamento solo sulle sue capacità, che sono anche capacità di adattamento e di predisposizione al sacrificio; che è aperto e pronto a mille espedienti atti a capovolgere una esperienza vissuta a suo proprio favore, ovvero fargli attingere soluzioni del ‘vivere alla giornata’ o del ‘tiramm a campà in questo prototipo non è riconducibile ovviamente il funzionario o agente che fa capo alle istituzioni diplomatico-consolari , alla Nato, all’UE, a società e banche private italiane. Per costoro vale un altro discorso’. Il tutto condito da quell’ambrosia dolce/amara che è la nostalgia e l’amore per la terra natìa”. Inizia così la riflessione di Salvatore Albelice, coordinatore Forza Italia Belgio-Albania-Kosovo e supervisore Area Balcanica.

 “Da questo status – prosegue Albelice – emerge il problema ‘italiano-all’estero’,problema la cui metafora è una panca in un parco con sopra un mazzo di fiori che si sfilacciano al vento; qualcuno deve raccogliere e ricomporre questo bouquet.  Sin dai tempi passati, l’italiano all’estero ha sempre atteso da parte del Governo italiano un senso di protezione, un interesse per il suo operato, una guida e organizzazione delle energie; insomma una legislazione protettrice e garantista, che non lo facesse sentire completamente isolato e avulso dallo Stato italiano. E ciò vale ancora oggi nella società delle nuove tecnologie avanzate. I problemi che lo coinvolgono sono problemi che attengono alla realizzazione dignitosa della propria persona, alla sua integrazione nella comunità ospite – da cui chiede rispetto dei propri valori e della propria dignità- all’aspirazione al proprio benessere e alla propria felicità, senza arrivare a fare di essa aspirazione un principio costituzionale, come nella Carta americana”.

Per Albelice dunque quella dell’emigrato italiano è per lo più la storia dell’abbandono da parte dello Stato italiano dei propri cittadini all’estero e della estraneità delle istituzioni consolari o diplomatiche, che gli emigrati hanno sempre e per lo più percepito come “guardiani del governo italiano” che si manifestano soprattutto in occasione operazioni di diversa natura, senza pensare che è il Consolato deve essere a disposizione del cittadino italiano e non viceversa.

Da Albelice viene inoltre sottolineato come la legge sul voto degli italiani all’estero sia stata benvenuta, ma non abbia da sola risolto i problemi degli italiani all’estero che orami si sono “solidificati in espressioni di delusione e frustrazione, di senso di abbandono, disagio e umiliazione nel vissuto comunitario, nelle relazioni intra-sociali e inter-sociali”. Un senso di estraneità che , per Albelice, viene alimentato anche dalla non efficacia della pletora di associazioni e spesse volte dal non consono operato dei patronati.  

Secondo Albelice infine la stessa “legge Tremaglia sul voto degli italiani all’estero, operazione politica oltremodo positiva lungimirante e non di parte, viene tuttavia recepita come un diritto/dovere ma anche come un’altra delle astrazioni giuridico-legislativo-sociale, avulsa appunto dalla soluzione dei loro problemi pratici, immediati o di lunga durata, e dal recupero delle originarie radici dell’italianità”. (Inform)

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