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Riforme, trovata l’intesa sul Senato

RASSEGNA STAMPA

Da “La Stampa.it”

Da lunedì il testo approda in Aula

Prima le polemiche poi l’ok all’emendamento della Finocchiaro: 95 senatori rappresentativi degli enti territoriali, più 5 scelti dal Colle. Calderoli (Lega): «Presenterò mia proposta ai colleghi». Boschi: «Sono molto soddisfatta»

 

 

ROMA – La commissione Affari Costituzionali del Senato, dopo una giornata di tensioni e polemiche, ha dato il via libera al testo del disegno di legge con le riforme istituzionali. Da lunedì l’esame si sposta in Aula. Per il senatore di Forza Italia, Donato Bruno, il mandato al relatore è stato approvato «a larga maggioranza».

In particolare la Commissione ha dato il disco verde a un emendamento, firmato dal relatore Anna Finocchiaro (e non da Roberto Calderoli che si riserva di presentarne uno proprio in Aula), che modifica l’articolo 57 della Costituzione relativo alla composizione e alla modalità di elezione del Senato. Viene quindi confermata la composizione di Palazzo Madama con 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali più 5 senatori nominati dal presidente della Repubblica. I Consigli regionali «eleggono con metodo proporzionale -si legge nell’emendamento- i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori». È saltata, quindi, la norma secondo cui era necessario tenere conto della composizione di ciascun Consiglio regionale.

L’EMENDAMENTO FINOCCHIARO 

In base all’emendamento approvato la ripartizione dei seggi fra le Regioni si effettua in proporzione alla loro popolazione e la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti. Sarà una legge approvata da entrambe le Camere a regolare le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato nonchè quelle per la loro sostituzione in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. Inoltre viene precisato che i seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio. (La Stampa.it, 10 luglio 2014)

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